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Una direttiva UE sull'assistenza
sanitaria transfrontaliera, la cui entrata in vigore è
prevista per il prossimo anno, dovrebbe aiutare a favorire la
mobilità dei pazienti e una maggiore cooperazione tra
gli stati membri per assistere le persone che non possono ottenere
un trattamento tempestivo vicino a casa. Heather Clarke,
responsabile EPDA per gli affari politici, ci spiega l'impatto
positivo che un tale sviluppo potrebbe avere sulle persone con
Parkinson.
Votando a favore della Direttiva
UE sui Diritti dei Pazienti nell'Assistenza Sanitaria Transfrontaliera
nell'aprile 2011, il Parlamento Europeo ha fornito un aiuto potenziale
a molte persone con Parkinson (PCP) e alle loro famiglie in tutta
Europa.
Una direttiva è un atto legislativo dell'UE che richiede
agli Stati Membri di raggiungere un determinato risultato finale
senza specificare in che modo essi debbano farlo. Tenuto conto
di ciò, la direttiva in questione chiarisce le regole
per l'accesso dei pazienti affetti da qualsiasi malattia all'assistenza
sanitaria all'estero ed è particolarmente importante per
le persone che non possono trovare una diagnosi nella loro area
o che necessitano di accedere ad un centro di competenza situato
in un altro paese. L'EPDA e molte altre organizzazioni di pazienti
danno il benvenuto al chiarimento e alla semplificazione delle
regole e delle procedure per ottenere i rimborsi.
Secondo la Commissione Europea, "lo scopo di questa direttiva
è ridurre le ineguaglianze, rivendicare il diritto ad
essere curati in un altro Stato membro ed essere rimborsati per
questo". Per favorire l'attuazione della direttiva, in tutti
gli Stati membri dovranno essere costituiti punti di contatto
che offrano ai pazienti informazioni sui trattamenti, gli operatori
sanitari e i livelli di rimborso in tutta l'UE.
La nuova legge favorirà inoltre la collaborazione tra
le autorità sanitarie nazionali confinanti e lo scambio
di informazioni sugli standard di qualità e sicurezza
dell'assistenza sanitaria.
"Ci siamo battuti per una legislazione centrata sul paziente,"
ha dichiarato Françoise Grossetête, MPE francese
e relatrice per il Parlamento della direttiva. "Fino ad
ora abbiamo avuto una legislazione che prevedeva il rimborso
soltanto nel caso in cui un cittadino UE avesse avuto un'emergenza
medica mentre si trovava in un altro paese UE. Questa direttiva
riguarda interventi medici pianificati e si propone di aiutare
i pazienti ad ottenere la migliore assistenza medica disponibile
in Europa."
Quelle che seguono sono alcune domande e risposte chiave per
maggiori informazioni su una legge che nei prossimi anni potrebbe
dare benefici a migliaia di PCP.
Chi trarrà beneficio
dalla direttiva?
Le PCP che vivono in prossimità di un confine nazionale
e per le quali l'ospedale più vicino sia nel Paese confinante.
La direttiva assisterà anche le persone che devono aspettare
troppo tempo per accedere a un trattamento nel loro Paese o quelle
che necessitano di un trattamento specialistico non disponibile
dove vivono. A queste si aggiungono anche le persone che vivono
e lavorano lontane dalle loro famiglie. La nuova direttiva consente
a queste ultime di ricevere il trattamento di cui hanno bisogno
in una sede più vicina ai loro cari.
Quando entrerà in
vigore questa legge?
La direttiva è stata adottata formalmente dal Consiglio
dei Ministri nell'aprile 2011. Gli Stati Membri hanno tempo fino
al 25 ottobre 2013 per approvare le rispettive leggi applicative
della direttiva ed EPDA Plus vi terrà informati sugli
sviluppi più significativi.
Come funzionerà il
rimborso?
Ai pazienti verrà rimborsato lo stesso importo che riceverebbero
nel loro stesso paese per lo stesso tipo di assistenza sanitaria.
Gli Stati Membri che offrono assistenza sanitaria gratuita devono
informare i cittadini europei in merito ai loro rimborsi.
Quando dovrà pagare
il paziente?
Generalmente, il paziente paga in anticipo e, quindi, verrà
rimborsato dalle sue autorità nazionali il più
presto possibile.
I trattamenti devono essere
autorizzati dalle autorità nazionali prima che i pazienti
lascino il loro Paese?
Le autorità nazionali possono introdurre un sistema di
autorizzazione preventiva nei tre casi seguenti:
- per trattamenti che prevedono un ricovero in ospedale di almeno
una notte,
- per trattamenti altamente specializzati e con costi elevati,
- in casi gravi e specifici che riguardino la qualità
o la sicurezza dell'assistenza sanitaria fornita all'estero.
In questi tre casi, i pazienti potrebbero dovere chiedere l'autorizzazione
preventiva delle autorità sanitarie nazionali competenti.
Tale autorizzazione può
essere negata?
Le autorità sanitarie nazionali possono negare l'autorizzazione
soltanto se il trattamento o l'operatore sanitario in questione
presentano dei rischi per il paziente. Inoltre, se un'adeguata
assistenza sanitaria può essere offerta in tempo nel Paese
del paziente, l'autorizzazione potrebbe non essere garantita.
Tuttavia, gli Stati membri dovranno spiegare le ragioni per le
quali tale decisione è necessaria.
Cosa accade se ai pazienti
viene negata l'autorizzazione?
I pazienti hanno il diritto di richiedere un riesame di qualsiasi
decisione amministrativa sull'assistenza sanitaria transfrontaliera
in relazione al loro caso specifico.
Dove possono ottenere maggiori
informazioni le PCP?
Gli Stati membri devono predisporre dei punti di contatto nazionali
per fornire ai pazienti informazioni sul loro diritto di beneficiare
dell'assistenza sanitaria transfrontaliera e consentire loro
di fare scelte informate. Le informazioni in questione devono
coprire i diversi aspetti pratici coinvolti, compresa la qualità
e la sicurezza dei trattamenti e l'accessibilità degli
ospedali per le persone con disabilità.
Per maggiori informazioni sulla direttiva, visitate il sito http://ec.europa.eu/health-eu/news/streaming/crossborder/crossborder_en.htm.
Originating
EPDA Plus issue on the EPDA websitecrossborder_en.htm
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