La catena di fornitura medica - Cose da fare
Da: EPDAPLUS Inverno 2011 - num. 15
Di Paul Robinson
(
www.epda.eu.com)
This article has been provided with the kind permission of the European Parkinson’s Disease Association.
Questo articolo è pubblicato con il cortese permesso dell'EPDA (European Parkinsons's Disease Association).


Per quanto un’azienda farmaceutica si sforzi, di tanto in tanto può succedere che si verifichino delle carenze a causa di problemi di fornitura o di qualità o magari per un’inaspettata eruzione vulcanica. Ma cosa si potrebbe fare per migliorare le cose? Il dott. Paul Robinson, direttore medico di MSD UK, spiega come l’azienda stia cercando di migliorare la situazione.

È già capitato a tutti di sperimentare la frustrazione di andare al supermercato per comprare un prodotto d’uso comune e scoprire che era esaurito. Siamo un po’ infastiditi ma alla fine decidiamo di acquistare un prodotto di un’altra marca e continuiamo a fare la spesa. Ma cosa succede se il prodotto che vogliamo, e soprattutto di cui abbiamo bisogno, ci serve per alzarci al mattino, per andare al lavoro o controllare le nostre funzioni corporee?
Qualunque sia la ragione dell’esaurimento delle scorte (potrebbe trattarsi di problemi con la fornitura, di difetti qualitativi o di una bizzarra eruzione vulcanica), esse si verificano di tanto in tanto. Tuttavia, il fatto che i pazienti non riescano ad avere le medicine di cui hanno bisogno mina la ragion d’essere stessa dell’industria farmaceutica e causa frustrazione a tutti i soggetti coinvolti.
Questo articolo è basato sulle discussioni durante l’incontro dell’EPDA nell’ambito del Congresso Mondiale sul Parkinson tenutosi a Glasgow lo scorso settembre. Il workshop era ispirato ad uno scenario di vita reale (una carenza globale di Sinemet, un prodotto utilizzato comunemente contro il Parkinson) ma il caso è applicabile a molti altri ambiti. La speranza è che la lezione appresa possa essere condivisa e adattata da altri per gestire meglio situazioni simili e ridurre l’impatto per tutte le parti coinvolte.

EFFETTO DOMINO

In questa particolare situazione la carenza del prodotto era dovuta ad un cambio del fornitore di uno degli principi attivi, il che ha comportato la necessità di trovare un nuovo fornitore e di far approvare le varie modifiche alle autorizzazioni di vendita in ciascun paese nel quale il prodotto era commercializzato. Si tratta di un processo lungo e complesso con numerose conseguenze ad ampio raggio che possono influenzare ogni fase del processo produttivo, come mostra il grafico a fronte.
Alla fine del 2009, MSD UK (una controllata dell’azienda farmaceutica Merck & Co., Inc.) cominciò col comunicare le imminenti carenze alle associazioni professionali (neurologi e infermiere specializzate nel Parkinson), alle organizzazioni di pazienti del Regno Unito, ai farmacisti, alle autorità competenti e al ministero della salute.
Ciò ebbe come unica conseguenza una scarsa copertura mediatica. Nella prima metà del 2010, la disponibilità del farmaco calò gradualmente ma le persone con Parkinson (PCP) erano per lo più ancora in grado di reperirlo cambiando farmacia o aspettando qualche giorno in più.
A metà del 2010 la disponibilità era più limitata e sempre più PCP cominciarono a rivolgersi a Parkinson’s UK e a MSD per ottenere spiegazioni, per sapere quando la fornitura sarebbe ripresa e per avere una consulenza medica sulle terapie alternative.
Sebbene fossero disponibili farmaci generici alternativi, la fedeltà alla marca e il beneficio percepito di utilizzare sempre lo stesso prodotto rendevano le PCP reticenti a cambiare cura. Anche i medici generici erano riluttanti a prescrivere un medicinale diverso alle PCP siccome le decisioni relative alle cure per il Parkinson sono generalmente prese dagli specialisti.
Intanto, si agiva in diverse direzioni per ridurre l’impatto del problema. MSD ha creato un processo di distribuzione avvalendosi di un grossista per ottimizzare la distribuzione delle limitate quantità di prodotto che arrivavano nel paese e per evitare che le scorte rimanessero inutilmente in giacenza nei magazzini o sugli scaffali delle farmacie. Settimanalmente l’azienda forniva al ministero della salute i dati relativi alle scorte e degli aggiornamenti sulla situazione. Anche i pazienti avevano cominciato a mobilitarsi attraverso Parkinson’s UK e l’EPDA.

IN CERCA DI RISPOSTE

Con l’aumento del numero di richiesta da parte delle PCP, Parkinson’s UK lanciò una campagna per comprendere a fondo le ragioni dei problemi di approvvigionamento e chiese a MSD di informare direttamente le PCP utilizzando il suo sito internet come forum dove porre domande. MSD rispondeva alle domande entro una settimana.
I vari canali di comunicazione dettero voce alle preoccupazioni e alle frustrazioni di numerose PCP mettendo MSD a conoscenza delle numerose domande della gente e dell’importanza di fornire un’adeguata informazione. Tramite questa comunicazione aperta, MSD ha avuto modo di scoprire l’importanza di collaborare tempestivamente con gruppi di pazienti per evitare il dilagare dell’incertezza; abbiamo messo le mani in alto e abbiamo detto: “Ci dispiace. Avremmo potuto gestire meglio certi aspetti della situazione”.

FRUSTRAZIONI RECIPROCHE

Quindi cosa avrebbe potuto fare MSD (o qualsiasi altra azienda) per gestire meglio la situazione? La mancanza di un maggiore intervento nei primi giorni di carenza è sfociata in inutili speculazioni. Il problema era legato ad esportazioni parallele? MSD ha privilegiato le vendite in paesi che garantivano profitti maggiori? La produzione di Sinemet stava per essere interrotta? Anche i parlamentari cominciarono a porre domande per conto dei propri elettori mentre le notizie radiofoniche gettavano benzina sul fuoco.
Nonostante si cercasse di spiegare che MSD non poteva ripristinare immediatamente la fornitura, divenne chiaro che la mancanza di informazioni sul complesso processo produttivo dei farmaci incoraggiava conversazioni frustranti per entrambe le parti.
Una PCP di 80 anni non conosce e non è interessata alle ripercussioni globali e alla pianificazione a lungo termine necessaria in un ambiente normativo così severo ed è naturale che sia così. Proprio per questo il settore deve collaborare più strettamente con le organizzazioni di pazienti per creare un indispensabile punto d’incontro.
Il workshop dell’EPDA a Glasgow ci ha permesso di capire meglio quali fossero le preoccupazioni e i dubbi nelle organizzazioni regionali affiliate all’EPDA. Ci è stato detto che nonostante ci fossimo messi in comunicazione con le organizzazioni di pazienti già all’inizio della crisi, era necessario raggiungere un migliore equilibrio tra il tentativo di informare i membri dell’EPDA al momento debito e quello di non scatenare inutili preoccupazioni o una corsa alle scorte che potrebbe trasformare da un giorno all’altro un problema di approvvigionamento in una grave penuria del prodotto.
Su un punto c’era assoluto accordo: la necessità di elaborare un piano di comunicazione chiaro ed efficace da attuare in tutta Europa contemporaneamente. Vista la complessità della produzione farmaceutica è sorprendente che non ci siano problemi più di frequente. Tuttavia quando i problemi si verificano hanno un forte impatto sui soggetti coinvolti. Speriamo di poter applicare ciò che abbiamo imparato nella nostra strategia comunicativa per le carenze di prodotti con l’obiettivo primario di ridurre le preoccupazioni delle PCP e di chi le assiste.

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