Il passaparola globale
Da: EPDAPLUS Inverno 2011 - num. 15
Di Chiu Man
(
www.epda.eu.com)
This article has been provided with the kind permission of the European Parkinson’s Disease Association.
Questo articolo è pubblicato con il cortese permesso dell'EPDA (European Parkinsons's Disease Association).


Il passaparolaI social media non sono una semplice moda passeggera o un settore riservato ad adolescenti e fanatici di computer, sono una rivoluzione nel nostro modo di comunicare. Come spiega Chiu Man, in questo nuovo mondo, dove la comunicazione è fortunatamente molto economica, le organizzazioni di volontariato possono avere un raggio d’azione senza precedenti.

Come si fa a raggiungere centinaia di migliaia di potenziali sostenitori e incoraggiarli non solo ad abbracciare una causa ma anche a coinvolgere amici e parenti? Cinque anni fa l’unica risposta a questa domanda sarebbe stata: “Bisogna avere un considerevole budget per il marketing” ma oggi anche le organizzazioni di volontariato con fondi limitati a disposizione possono fare grandi cose con un po’ di conoscenza del web 2.0 e una certa apertura mentale.
Fino a poco tempo fa per essere presenti su internet bisognava addentrarsi nel difficile mondo della programmazione web, un passo che per molti equivaleva ad imparare una lingua aliena e veniva lasciato più che altro a cervelloni e fanatici del settore. Ma con l’avvento dei social media (un termine generale che si riferisce a siti di social networking come Facebook, Twitter e LinkedIn) anche i profani possono creare contenuti e condividerli con un pubblico appassionato e interessato. Imparare il gergo non è più un rito di passaggio e avere accesso ad un computer non è più un requisito. Oggi vari dispositivi mobili permettono all’utente di interagire con una serie di network attraverso i social media semplicemente premendo un pulsante virtuale.
La nuova parola d’ordine (o piuttosto l’acronimo d’ordine) è “SMO”: Social Media Optimisation. Una volta l’obiettivo di tutte le organizzazioni di volontariato era quello di indirizzare più utenti possibile al loro sito web e il successo online si misurava in base al numero di “contatti” raggiunti. Oggi l’importante è far sì che i propri contenuti e messaggi siano visti e assimilati attraverso la piattaforma che permette di raggiungere il maggior numero di utenti. Indipendentemente dalla loro dimensione, le organizzazioni al passo coi tempi dispongono solitamente di un blog (più informale e schietto del contenuto “formale” del sito internet), una pagina su Facebook (e magari su MySpace), un profilo su Twitter e dei “widget” che permettano all’utente di pubblicare il loro contenuto sulla sua pagina o sul suo sito. E la parte migliore è che è tutto gratuito.

LIFE’S TWEET

Molte organizzazioni di volontariato consideravano questo tipo d’impegno online come qualcosa di facoltativo e, com’è comprensibile, hanno aspettato di vedere se i social media fossero un fenomeno duraturo. Ora, tuttavia, il potere del social networking è fuor di dubbio: Facebook ha più di 500 milioni di utenti nel mondo e Twitter ne ha più di 190 milioni. Sembra che tutti abbiano una loro opinione o almeno qualcosa da dire e che vogliano farlo sapere al mondo intero. Nel caso di Facebook ciò significa 700 aggiornamenti al secondo e Twitter non si allontana molto con 600 tweet al secondo. Immaginate se anche solo una piccola parte di questi interventi contenesse importanti messaggi sul lavoro dell’EPDA.
Insieme ad altri membri dell’EPDA ho recentemente partecipato ad una giornata di formazione nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Can You Feel My Pain” (cfr. pag. 3). Avevamo già fatto qualche incursione in quest’arena con YouTube, RSS e Wikipedia ma, viste le risorse limitate, faticavamo a giustificare ulteriori spese e sforzi per la nostra presenza sul web.
Fortunatamente i formatori riuscirono a convincerci molto rapidamente che il nostro ostacolo principale non erano i fondi ma che avevamo semplicemente bisogno di strumenti nuovi per massimizzare i nostri sforzi di marketing. È sorprendente vedere come un semplice messaggio su un network possa diffondersi ad altri social network generando una proliferazione esponenziale. Qualsiasi guru della pubblicità potrebbe solo sognare di raggiungere un pubblico così vasto!
Così come i giornali e le riviste a cui siamo abbonati vengono consegnati direttamente a casa nostra, i social media trasmettono informazioni direttamente al nostro computer o dispositivo portatile. Non siamo obbligati a leggere i messaggi ma possiamo dargli un’occhiata quando ne abbiamo voglia o quando qualcosa attira la nostra attenzione. Sempre più utenti di internet stanno scoprendo come il social networking offra la possibilità di mantenere i contatti e tenersi informati senza doversi incontrare di persona. Forse non tutti ne saranno entusiasti ma i social media hanno ormai preso piede e le organizzazioni di volontariato che vogliono massimizzare la propria influenza corrono un grave rischio ad ignorarli.

Originating EPDA Plus issue on the EPDA website

Torna al riepilogo di EPDAPLUS Inverno 2011: Vai