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Assolombarda e Regione Lombardia finanziano la ricerca perché diventi impresa.
di Paola D'Amico
(Il Giorno.it, 8 ottobre 2003)

Milano - Spulciare tra le decine di ricerche avviate nel campo della biotecnologia negli oltre duecento centri lombardi - laboratori, università, ospedali -, selezionare quelle che possono essere brevettate e avere concrete ricadute industriali. Infine, finanziare progetti di impresa biotech. L'idea, lanciata da Assolombarda, è piaciuta alla Regione Lombardia e ha anche trovato finanziatori, Finlombarda in testa, disposti a favorire l'apporto di capitale di rischio alle future imprese.
Da dieci giorni, con l'empirico metodo del porta a porta, task force di esperti hanno cominciato a visitare i centri di ricerca. Centocinquantamila euro il primo fondo stanziato solo per il censimento. Entro marzo, promette Umberto Rosa, consigliere di Assolombarda per la ricerca e l'innovazione nonché presidente del Gruppo Snia, "avremo i risultati. Sapremo su quanti progetti è possibile investire e conosceremo con ragionevole certezza quanto può valere la struttura industriale lombarda da creare nel settore delle biotecnologie".
L'economia lombarda si concentra con forza su tre settori del biotech: "La salute nell'uomo, il settore più ricco di conoscenze made in Lombardia - ha aggiunto Rosa -, l'agroalimentare e le biotecnologie industriali. Un esempio? L'industria dei formaggi utilizza enzimi di provenienza biotecnologica".
Ieri il neocostituito Comitato Bioiniziativa - vi sono rappresentati Università, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, Centro nazionale ricerche, Fondazione Cariplo - ha presentato il programma di lavori.
"Una bioregione lombarda, con una forte concentrazione nell'area milanese, esiste già di fatto - ha spiegato Michele Perini, presidente di Assolombarda -. Abbiamo una struttura potente e diffusa di centri di competenza pubblici e universitari di alto livello, dove si stima siano attivi 6000 addetti alla ricerca biotecnologica. Nel settore della salute operano un centinaio di dipartimenti, nelle facoltà di farmacia, scienze, ingegneria, veterinaria, medicina, la rete di 14 Irccs, enti non profit, fondazioni, una decina di centri del Cnr. Nei settori agroalimentare, chimico e ambientale operano una trentina di dipartimenti universitari, gli istituti zooprofilattici. Mentre sul piano delle imprese, quelle biotech lombarde rappresentano già oggi la metà di quelle italiane".
Il problema è fare rete, coordinarle. Compito che la Regione ha fatto suo: "Questo è un progetto di forte impatto che esalta la vivacità e la creatività del sistema produttivo lombardo", ha detto Roberto Formigoni introducendo gli ospiti. Selezionare idee di impresa e accompagnarle alla realizzazione, strappandole dagli interessi di nicchia è l'obiettivo del comitato. Un percorso obbligato, secondo Marco Nicolai, direttore di Finlombarda, in momenti non facili per l'economia. "Concentriamo i nostri sforzi su politiche di competitività. Le biotecnologie rappresentano il futuro dell'economia". Perchè se è vero che oggi il consumatore compra poco, è anche vero "che se ci fosse in commercio il frigorifero che consuma il 40% di energia in meno andrebbe a ruba", ha aggiunto Rosa. Illustrando, eccezionalmente, uno dei dieci progetti già selezionati: "E' un modello fornito da un gruppo di scienziati esperti in ingegneria genetica che è in grado di fornire in serie all'industria farmaceutica animali portatori di certe tare, malattie dall'Alzheimer al Parkinson".