Esiste un ambito nell’uomo di fronte al quale il Parkinson si ferma?
(dr. Alfred Kuntner, membro del Direttivo dell’Associazione Altoatesina per il Parkinson e le malattie affini)


Vorrei oggi chiacchierare - con il medico che esiste in me - sulle funzioni vitali dell'organismo e cercare poi di stabilire fino a qual punto il Parkinson riesce a ledere questo organismo.
Le funzioni vitali tramandateci di generazione in generazione con il patrimonio ereditario significano che ci siamo adattati all'ecosistema e che quindi sopravviviamo quale specie. Praticamente, ciò vuol dire: "Mangiare e bere, significa non morire di fame né di sete. Andare di corpo e urinare significa eliminare materiale decomposto e sostanze velenose e vivere. Vedere, udire, sentire i sapori, avere l'olfatto buono e il tatto, significa dare al cervello la possibilità di reagire all'ecosistema conservando la vita".
Suona tutto molto semplice: "Vedere un buco nel terreno e non cadervici".
Sentire una voce che mette in guardia ed evitare un pericolo. Queste funzioni apparentemente semplici sono però il risultato della evoluzione della sostanza vivente nel corso di milioni e milioni di anni.
L'adattamento all'ecosistema ha permesso ai batteri (unicellulari) di sopravvivere e rende inoltre possibile ai più forti di loro di diventare cosiddetti germi resistenti, qualora avessimo commesso l'errore di sospendere un trattamento antibiotico anticipatamente ancor prima che i germi più virulenti di loro fossero stati eliminati.
Il nostro cervello consiste di 100 miliardi di cellule nervose (neuroni) dotati di prolungamenti.
I neuroni funzionano soprattutto grazie ad unioni reciproche. Il sistema nervoso consiste in una parte volontaria che sottostà in buona parte alla nostra volontà e in una parte vegetativa (autonoma) sulla quale la nostra volontà non esercita nessuna influenza.
Il sistema nervoso volontario regola tutti i movimenti muscolari (correre, camminare, nuotare, ecc). Il sistema nervoso vegetativo regola le funzioni degli organi interni (digestione, circolazione, temperatura, vescica, ecc.).
Al fine di rendere possibili i processi di regolazione vengono mandati continuamente segnali da neurone a neurone per mezzo di neurotrasmettitori chimici.
Gli organi sensoriali informano senza sosta il cervello circa l'ecosistema e il sistema nervoso vegetativo, per mezzo di fibre nervose afferenti, informa circa lo stato funzionale degli organi interni.

Questa centrale nervosa (cervello) decide come reagire per adattare nel modo migliore l'organismo all'ecosistema ai fini della sopravvivenza.
I molti miliardi di cellule nervose infatti hanno un unico compito, quello di mantenere in vita l'organismo conservando così la specie.
Dopo questa piccola sbirciatina alle funzioni vitali che rendono possibile che l'organismo continui a vivere, ecco che si pone la domanda che cosa fa il Parkinson con il nostro organismo.
Il Parkinson è una malattia che comporta una degenerazione della sostanza nera con costante diminuzione del neurotrasmettitore dopamina.
Il neurotrasmettitore per il sistema nervoso volontario è la dopamina, mentre la serotonina, la noradrenalina e l'acetilcolina sono i neurotrasmettitori per il sistema nervoso vegetativo.
La diminuzione del neurotrasmettitore dopamina turba l'equilibrio anche degli altri neurotrasmettitori. Senza sosta giungono numerosi segnali alle sinapsi (punto di contatto fra due neuroni) per mezzo di neurotrasmettitori chimici.
Dato che il Parkinson turba la funzione di tutti i neurotrasmettitori esso è in condizione di disturbare, più o meno, tutto il sistema nervoso centrale nonché quello periferico.
E la risposta alla domanda posta all'inizio sarà come segue: "Non esiste nessun ambito nell'uomo di fronte al quale il Parkinson si ferma".
Le sinapsi sembrano veramente essere diventate il campo ove possono scorrazzare i neurotrasmettitori portati allo stato di agitazione dal Parkinson.
Quante sinapsi parteciperanno alla gara dei neurotrasmettitori? Secondo R.F.Schmidt e G.Thews (Fisiologia dell'uomo. Casa Editrice Springer) il numero delle sinapsi sarebbe da 200 a 2000 volte maggiore del numero dei neuroni stessi.
Certo leggendo tali cifre uno si sente angustiato di fronte al microcosmo nascosto nel microscopio.
Movimenti muscolari mal regolati, un sistema nervoso vegetativo mal funzionante e sentimenti morbosi rappresentano l'insieme di quanto il parkinsoniano ha da soffrire.
Lascio decidere a voi se meravigliarvi di più delle malefatte dei neurotrasmettitori a livello delle sinapsi piuttosto che del fatto di essere ammalati proprio di Parkinson.

Attualità Parkinson - n.ro 14, settembre 2002