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Cannabis, ok alla sperimentazione
La scelta della Regione Emilia-Romagna condivisa da medici e
operatori piacentini.
da:
Libertà, quotidiano di Piacenza
(21 dicembre
2003) |
Il
Consiglio regionale dell'Emilia Romagna ha approvato (favorevoli
Ds, Prc, Verdi, Pdci, Sdi, Pri e Idv; contrari Fi, An e Lega;
astenuti Margherita e Franco Lorenzi dei Ds) una risoluzione
firmata da esponenti della maggioranza con cui si chiede alla
Regione "di attivare, all'interno del Servizio sanitario
regionale, una sperimentazione dell'utilizzo terapeutico dei
cannabinoidi, in particolare a favore dei malati terminali".
Il documento invita Governo e Parlamento, a "regolamentare
l'uso della canapa indiana e dei suoi derivati a scopo terapeutico".
Tale impiego - afferma il testo - non rientra nel dibattito su
un approccio proibizionista o antiproibizionista alle droghe.
La risoluzione cita i numerosi studi favorevoli all'introduzione
della cannabis per scopi terapeutici, specialmente nella cura
di alcune patologie come gli effetti collaterali della chemioterapia
(nausea e vomito), la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson,
l'epilessia e i tumori cerebrali. In attesa delle inevitabili
polemiche, a Piacenza gli "addetti ai lavori" si sbilanciano
a favore della risoluzione. "Sono favorevole alla sperimentazione
- esordisce il primario di Oncologia all'ospedale di Piacenza,
Luigi Cavanna -. Rispetto ad altri farmaci ci sono meno controindicazioni.
Sarebbe utile non solo ai terminali, ma ai malati che presentano
sintomi dolorosi". Cavanna sostiene che è arrivato
il momento di sfatare il pregiudizio: "A chi si pone riserve
dal punto di vista etico, ricordo che viene utilizzata la morfina...Non
etico è non utilizzare un farmaco disponibile e qui si
tratta di mettere a disposizione del medico un farmaco in più".
Favorevole alla sperimentazione anche Antonio Mosti, primario
del Sert di Piacenza. "Il problema è nella dipendenza,
non nella sostanza, pensiamo all'abuso di ansiolitici o antidepressivi.
Dal punto di vista medico, tutte le sostanze farmacologiche ritenute
efficaci sono ben accette. Un sacco di "veleni" vengono
utilizzati comunemente come la morfina o la digitale in cardiologia.
L'iniziativa presa dal consiglio regionale è positiva
e libera il campo dai pregiudizi". Mosti ricorda che già
vent'anni fa l'autorevole rivista scientifica Medical Center
"promuoveva" le compresse a base di cannabinoidi come
farmaco anti-emetico per pazienti in chemioterapia. Donatella
Perni, responsabile dell'area terapeutica-assistenziale dell'associazione
"La ricerca", più conosciuta come Ceis di Piacenza:
"Bisogna separare il discorso della sperimentazione a scopo
terapeutico e la questione della legalizzazione delle sostanze
stupefacenti, altrimenti si presta il fianco alle strumentalizzazioni.
Nulla in contrario all'uso dei derivati della cannabis in medicina.
Il problema non è "la" sostanza, altrimenti
dovremmo rinunciare a metadone e morfina, bensì la dipendenza
da quella sostanza".
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