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Il Morbo di Parkinson
(MP) è caratterizzato da disturbi neurologici quali rigidità,
ipocinesia, amimia, alterazioni della postura, tremore non intenzionale
che diminuisce o scompare durante il movimento volontario attivo
o il rilassamento totale. Le alterazioni neurologiche sono dovute
a degenerazione delle masse nucleari del sistema extrapiramidale
(corpo striato e sostanza nigra) con deplezione dei neuroni contenenti
dopamina
Il trattamento
del MP è sintomatico e prevede l'utilizzo, in particolare,
della levodopa: dalla sua decarbossilazione a livello cerebrale
si ottiene dopamina (che non è in grado di passare la
barriera ematoencefalica). Dopo pochi anni dall'inizio del trattamento
compaiono spesso numerose complicanze quali discinesie, distonie
e fenomeni tipo on-off (perdita di efficacia della singola dose
somministrata, fenomeno di fine dose e yo-yoing). Gran parte
delle fluttuazioni nelle risposte motorie sono conseguenti all'incapacità
di mantenere livelli costanti di levodopa a livello cerebrale.
La levodopa ha un'emivita breve: l'eliminazione plasmatica
sia della levodopa che della dopamina avviene in circa 1-2 h.
I livelli ematici possono quindi oscillare in continuazione anche
in relazione alle somministrazioni che possono essere numerose
(2-6) durante la giornata.
Alla levodopa viene associata la carbidopa che ha come funzione
quella di inibire, a livello extracerebrale, la decarbossilasi
degli AA aromatici, enzima necessario per la conversione della
levodopa a dopamina. La carbidopa non supera la barriera ematoencefalica,
e consente di avere un quantitativo maggiore di levodopa disponibile
per il trasporto al cervello.
Problemi relativi
all'alimentazione ed allo Stato di Nutrizione (SN) nel pazienti
affetti da MP riguardano:
1. influenza dell'alimentazione sull'evoluzione della
malattia
2. influenza dell'alimentazione sull'efficacia dell'intervento
farmacologico per il MP
3. influenza del MP sull'alimentazione e lo SN
1. INFLUENZA
DELL'ALIMENTAZIONE SULL'INSORGENZA E SULL'EVOLUZIONE
DEL MP
E' stato detto che un'alterazione dei meccanismi antiossidanti
può contribuire all'insorgenza ed alla progressione
del MP (Parkinson Study Group: N Engl J Med 1989, 321, 1364;
Youdim MBH et al: Le Scienze 1997, 343, 54; Lehucher-Michel MP
et al: Presse Med 2001, 30, 1076).
In particolare è stato ipotizzato che l'aumentata
perossidazione lipidica della substantia nigra e l'incremento
dell'attività della superossido dismutasi riscontrati
nel MP siano segni di un'aumentata produzione di radicali
liberi che possono portare alla degenerazione delle masse nucleari
del sistema extrapiramidale.
A livello cerebrale sono stati riscontrati livelli superiori
dei composti che si formano in seguito all'ossidazione dei
composti lipidici delle membrane cellulari e delle sostanze che
promuovono la produzione di radicali liberi (Fe). Parallelamente
il tessuto cerebrale contiene livelli insolitamente bassi di
antiossidanti. E' stato riscontrato un difetto di funzionamento
del complesso I (parte integrante del sistema deputato alla produzione
di energia nei mitocondri dei neuroni) con conseguenti riduzione
della produzione di energia, aumento dei livelli di radicali
liberi, diminuzione dei livelli di alcuni antiossidanti (Youdim
MBH et al: Le Scienze 1997, 343, 54).
Sono stati messi in evidenza livelli più bassi di vitamina
E e Zn nei pazienti affetti da MP rispetto ai controlli in relazione
ad un aumentato fabbisogno di sostanze antiossidanti (Abbott
RA et al: Eur J Clin Nutr 1992, 46, 879).
Anche se i dati non sono univoci (Scheider WL et al: Mov Disord
1997, 12, 190), l'assunzione di antiossidanti con l'alimentazione
sembra avere un ruolo protettivo nei confronti dell'insorgenza
del MP (De Rijk MC et al: Arch Neurol 1997, 54, 762), ed è
stato rilevato come pazienti supplementati con sostanze antiossidanti
debbano ricorrere alla somministrazione di levo-dopa in media
dopo 2.5 anni rispetto ai controlli non supplementati (Fahn S:
Am J clin Nutr 1991, 53, 380S). Alcuni studi hanno comunque rilevato
che se gli antiossidanti hanno un ruolo nel prevenire o ritardare
la comparsa del MP, i dosaggi comunemente assunti con l'alimentazione
non sono sufficienti a tale scopo (Hellenbrand W et al: Neurology
1996, 47, 644).
Un'altra ipotesi di lavoro è quella che vede il carente
apporto alimentare di folati ed il conseguente aumento di omocisteinemia
quali elementi patogenetici del MP: l'omocisteina aggrava
lo stress ossidativi, la disfunzione mitocondriale e l'apoptosi
delle cellule dopaminergiche (Duan W et al: J Neurochem 2002,
80, 101).
I dati epidemiologici vedono un'elevata prevalenza del MP
in Europa ed Americhe ed una bassa prevalenza nelle regioni subsahariane
e nelle popolazioni rurali cinesi e giapponesi. Ciò suggerisce
un ruolo protettivo dell'alimentazione veganica (caratteristica
di queste seconde popolazioni) ed in particolare una maggiore
preservazione delle cellule dopaminergiche in funzione di una
riduzione dell'apporto di acidi grassi saturi d'origine
animale, di colesterolo e dell'introito energetico complessivo
(McCarty MF: Med Hypotheses 2001, 57, 318; Johnson CC et al:
Int J Epidemiol 1999, 28, 1102).
2. INFLUENZA DELL'ALIMENTAZIONE SULL'EFFICACIA DELL'INTERVENTO
FARMACOLOGICO PER IL MP
Numerosi fattori correlati con l'alimentazione influenzano
il destino della levodopa e quindi anche la risposta clinica
del paziente:
- i pasti: se viene somministrata durante i pasti, può
essere trattenuta nello stomaco (picco plasmatico ritardato di
circa 30 mn e ridotto di circa il 27%). La levodopa va pertanto
assunta un'ora prima o due ore dopo il pasto
- il ferro può provocare una riduzione del suo assorbimento
di circa il 50%. La levodopa va assunta a 1-2 ore di distanza
dall'assunzione di cibi ricchi in ferro o terapie marziali.
- la levodopa è un aminoacido (aa) neutro che, per essere
assorbito, necessita di trasporto attivo, sia per quanto riguarda
il passaggio dall'intestino al comparto ematico, sia per
quanto riguarda il passaggio della barriera ematoencefalica.
Esistono sistemi di trasporto specifici per classi di aa (neutri,
acidi, basici, aromatici, ..) (Safety of Amino Acids used as
Dietary Supplements. Life Sciences Research Office - Federation
of America Societies for Experimental Biology - Bethesda
MD 1992). Alcuni aa neutri provenienti dalle proteine del pasto
(isoleucina, leucina, valina, fenilalanina, metionina, triptofano
e tirosina) si pongono in competizione con la levodopa. Pasti
ricchi in proteine, ed in particolare in questi aa neutri, possono
quindi interferire con l'attività farmacologica della
levodopa rendendo indisponibili i carriers necessari al trasporto.
Sono stati tentati vari interventi al fine di ottimizzare il
trattamento farmacologico del MP. Alcuni di questi non hanno
dato grossi risultati [supplementazione con alte dosi di vitamina
E (Vatassery GT et al: Am J Clin Nutr 1999, 70, 793), somministrazione
di tirosina (precursore della levodopa) o di fenilalanina (precursore
della tirosina) (Kempster PA et al: Nutr Rev 1994, 52, 51), frazionamento
su numerosi pasti di minori dimensioni di quanto normalmente
assunto con tre pasti quotidiani] mentre sono stati ottenuti
risultati attraverso:
- una diversa modulazione dell'apporto proteico (apporti
ridotti, somministrazione prevalente in alcuni momenti della
giornata, preferenza di alcuni fonti alimentari rispetto ad altre,
: Croxson S: Eur J Clin Nutr 1991, 45, 263; Duarte J et
al: Neurology 1993, 8, 248; Karstaedt PJ et al: Arch Neurol 1992,
49, 149; Pare S et al: Am J Clin Nutr 1992, 53, 701; Sanchis
G et al: Arch Neurobiol 1991, 54, 296; Bracco F et al: Eur Neurol
1991, 31, 68; Gimenez-Roldan S et al: Neurologia 1991, 6, 3 et
Acta Neurol Belg 1991, 91, 189; Carter JH et al: Neurology 1989,
39, 552)
- un apporto bilanciato di carboidrati/proteine (rapporto 5:1)
(Berry EM et al: Neurology 1991, 41, 1295) I carboidrati, stimolando
la secrezione di insulina, riducono i livelli circolanti di AA
neutri
- un incremento dell'apporto di fibra idrosolubile tale
da consentire un rallentato svuotamento gastrico ed una conseguente
migliore biodisponibilità del farmaco (Astarloa R et al:
Clin Neuropharmacol 1992, 15, 375; Yeh KC et al: Neurology 1989,
39, 25)
3. INFLUENZA DEL MP SULL'ALIMENTAZIONE E LO SN
E' di
frequente riscontro nel paziente affetto da MP uno stato di Malnutrizione
per difetto (M). Gli studi fin qui svolti hanno messo in evidenza
una perdita di peso (nel 58% dei casi), un BMI più basso
rispetto ai controlli (BMI < 20 nel 29% dei soggetti affetti
da MP vs 7% nei controlli), una riduzione dello spessore della
TSF e dei parametri ematochimici (albuminemia, sideremia,
)
(Abbott RA et al: Eur J Clin Nutr 1992, 46, 879; Kempster PA
et al: Nutr Rev 1994, 52, 51)
Ciò
può essere messo in relazione a (Abbott RA et al: Eur
J Clin Nutr 1992, 46, 879; Kempster PA et al: Nutr Rev 1994,
52, 51; Fiske J et al: Dent Update 2000, 27, 58; Davies KN et
al: Age Ageing 1994, 23, 142):
- un aumentato fabbisogno di energia e nutrienti conseguente
all'ipertono ed al tremore muscolari. (alcuni studi hanno
rilevato un aumento del MB nel paziente affetto da MP) malgrado
una relativa riduzione nell'attività fisica discrezionale
- difficoltà alla deglutizione (nel 50% dei casi circa)
ed alla masticazione (con riduzione in particolare del consumo
di carne e vegetali fibrosi), riduzione nell'autonomia nell'alimentazione
(circa il 50% dei pazienti affetti da MP presenta incoordinazione
nell'atto del portare la mano verso la bocca), riduzione
dell'appetito, eccessiva salivazione, perdita dei sensi
del gusto e dell'olfatto (nel 38% dei casi), alterata motilità
intestinale (con nausea, stipsi, ritardato svuotamento gastrico).
C'è infine da notare come i pazienti in età
geriatrica sono d'altro canto a rischio di M per difetto
(Senarath Yapa RS et: J Clin Exp Gerontol 1989, 11, 155; Durrieu
G et al: Clin Autonom Res 1992, 2, 153). Ciò è
in relazione alla presenza di uno stato depressivo o di un deterioramento
cognitivo, ad alterazioni olfattive, alla ridotta efficienza
dei sistemi dopaminergici di controllo del centro della fame,
ad alterazioni delle funzioni di deglutizione e masticazione,
ad un aumento del metabolismo basale (Davies KN et al: Age &
Ageing 1994, 23, 142). Qualsiasi intervento nutrizionale, in
particolare per quanto riguarda l'apporto proteico, deve
essere pertanto fatto con la dovuta attenzione nell'evitare
il depauperamento dei compartimenti proteico-energetici.
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