Le cellule che fanno guarire.
Staminali: cosa sono, cosa promettono, perchè fanno paura

da "Panorama" del 30 ottobre 2002 - da un articolo di Silvia Grilli

Le cellule staminali sono la promessa della biomedicina del futuro. Le chiamano cellule "senza carta d'identità" perchè indifferenziate, cioè non possiedono ancora una specializzazione, quindi hanno la potenzialità di dare luogo a tutti i tipi di cellule. Per esempio, diventare tessuto cardiaco e sostituire quello danneggiato da un infarto. La fonte principale di staminali è l'embrione in uno dei primi stadi di sviluppo, quando è formato da un mucchietto di cellule, la blastocisti, che daranno vita ai vari tessuti del feto e poi dell'individuo.
Solo quattro anni fa James Thomson dell'Università dei Wisconsin è riuscito non solo a coltivare e moltiplicare in vitro cellule staminali umane ricavate da embrioni, ma anche a dare i comandi molecolari perchè si differenziassero.
E qui entra in gioco la clonazione terapeutica di cui tanto si discute.
Come è avvenuto nel caso della pecora Dolly, si trasferisce il nucleo di una cellula adulta, per esempio della pelle, in un uovo e lo si induce a dividersi, senza che diventi un embrione. Si otterrebbe così una fonte di staminali personalizzate per riparare i tessuti senza rischio di rigetto.
In teoria potrebbe funzionare. Ma ci sono remore di tipo etico. Questo tipo di ricerca comporta la manipolazione di embrioni, creati ad hoc, o donati da cliniche di fecondazione assistita che li producono in sovrannumero.
Da un punto di vista scientifico le staminali sono lontani dal trasformarsi in cure. Con quelle adulte si risolverebbero i problemi etici. E' recente la scoperta che anche nell'organismo adulto, oltre che nell'embrione, esistono staminali che possono essere indotte a differenziarsi in vari tipi di cellule mature.
Gli studi sulle potenzialità delle staminali si sono moltiplicati. E si sono anche definite meglio le possibili fonti di queste "trasformiste": oltre all'embrione, e alle cellule ricavabili dai tessuti adulti, ci sono le pluripotenti isolabili da materiale fetale, da aborti spontanei o indotti, e dal sangue del cordone ombelicale dopo il parto.