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La scoperta del segreto apre
una nuova via per comprendere meglio i tumori cerebrali.
Si nasconde in due proteine
il segreto che permette alle cellule staminali del cervello di
resistere alla morte: un kit di sopravvivenza presente soltanto
in questo particolare tipo di cellule, destinate a trasformarsi
in tutte le cellule presenti nel sistema nervoso centrale. Averlo
finalmente scoperto, come ha fatto il gruppo dell'Istituto
Superiore di Sanità (ISS) coordinato da Ruggero De Maria,
apre adesso una doppia via che in futuro potrà permettere
di comprendere meglio tumori cerebrali molto aggressivi, come
il glioblastoma, e fornire nuove armi contro malattie neurodegenerative,
come quella di Parkinson e di Alzheimer. Una volta compreso,
infatti, il meccanismo della fortissima resistenza delle staminali
del cervello potrà essere disattivato per sconfiggere
i tumori, oppure attivato per difendere le cellule nervose da
aggressioni e lesioni.
La ricerca, condotta presso il Dipartimento di Ematologia, oncologia
e medicina molecolare dell'ISS diretto da Cesare Peschle,
è pubblicata sul Journal of Experimental Medicine . Il
lavoro è nato dalla collaborazione con istituto neurologico
Besta di Milano, università Thomas Jefferson di Filadelfia,
università Federico II di Napoli e Istituto Mediterraneo
di Oncologia di Catania e finanziata da Associazione italiana
per la ricerca sul cancro (AIRC) e ministero della Salute.
- Le proteine della sopravvivenza: «Quando avviene un danno
nel cervello, le staminali possono resistere a stimoli che distruggerebbero
altri tipi di cellule», ha osservato De Maria. All'origine
di questa super-resistenza c'è la mancanza della
«proteina della morte», chiamata caspasi 8, che spinge
al suicidio tutte le altre cellule dell'organismo. Ma non
basta: c'è una proteina-scudo, chiamata PED, che
viene prodotta in grandissime quantità nelle cellule staminali
del cervello ogni volta che compare una minaccia.
- Nuove armi contro malattie neurodegenerative: avere scoperto
le difese delle staminali del sistema nervoso avvalora, secondo
De Maria, l'ipotesi dellìefficacia dell'utilizzo
terapeutico delle staminali nella terapia delle malattie neurodegenerative.
Una volta scoperte, queste difese, inoltre, aprono la strada
alla possibilità di utilizzare lo stesso meccanismo che
le controlla per proteggere le cellule adulte del cervello dalle
malattie neurodegenerative.
- Una nuova via contro i tumori cerebrali: la ricerca apre nuovi
scenari "nella terapia delle malattie oncologiche",
ha rilevato De Maria. "Le cellule staminali del sistema
nervoso sono anche all'origine di tumori cerebrali, ci sono
evidenze specifiche in proposito", ha aggiunto. Le staminali
nervose, quindi, formano il tumore portandosi dietro il bagaglio
che le rende quasi invulnerabili. Questo spiega, ha rilevato
il ricercatore, perchè tumori cerebrali come il glioblastoma
siano impossibili da curare e portino alla morte a un anno dall'insorgenza.
- Partiti primi studi su tumori cervello: proprio nel laboratorio
di De Maria hanno preso il via le prime ricerche sui tumori cerebrali,
condotte alla luce della scoperta. I primi studi sono avvenuti
in vitro su tessuti sani e colpiti da tumore, in collaborazione
con la Neurochirurgia del policlinico Gemelli di Roma. Adesso
è cominciata la seconda fase dello studio, nei topi, utilizzati
come modello sperimentale di un tumore cerebrale, il glioma,
utilizzando cellule staminali. L'obiettivo è creare
un doppio blocco per queste cellule tumorali, prendendo come
bersaglio sia la caspasi 8 sia la PED.
Copyright 2000-2001, Edizioni
Brescia S.p.A.
Questo testo era pubblicato su Internet nella pagina http://www.bresciaoggi.it/storico/20041116/Cultura/Faa.htm,
del 16 novembre 2004, non più in linea. |