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1. Un po' di storia .
La malattia di Parkinson rappresenta
un successo della conoscenza medica, uno dei maggiori nel campo
della Neurologia. Infatti sappiamo a quale livello del cervello
inizia il problema, conosciamo alcune forme geneticamente indotte,
qual è la sostanza che diminuisce drasticamente nel soggetto
malato; per questo siamo in grado di rimpiazzare tale sostanza
e restituire al paziente un discreto benessere e una normale
aspettativa di durata della vita.
Nonostante questi e altri indubitabili successi, diversi aspetti
della malattia di Parkinson restano ancora da chiarire. Nel corso
delle ultime decadi e come in risposta ai misteri che i ricercatori
di volta in volta svelavano, la malattia di Parkinson ha saputo
mostrare nuove facce e quindi nuove sfide.
Negli anni '50 e '60 la Neurochirurgia aveva un ruolo preminente
nella cura della malattia di Parkinson e aveva fornito una serie
di informazioni utili per comprendere il funzionamento dei nuclei
della base. Con l'introduzione della levodopa alla fine degli
anni '60 si era creduto che la sfida fosse stata vinta, ma dopo
qualche anno i neurologi si sono trovati di fronte un nuovo aspetto
della malattia: la sindrome da trattamento a lungo termine. Ed
ecco che negli anni '80, ancora una volta la ricerca di base
ha fornito ai farmacologi le conoscenze e l'ispirazione per produrre
nuove molecole con un'attività recettoriale più
specifica, e una più lunga durata d'azione; inoltre sono
diventati disponibili strumenti automatici per somministrare
farmaci sottocute in infusione continua, per tentare di ottenere
un'accettabile costanza della azione farmacologica.
I medici e i pazienti sanno però che esistono diversi
casi in cui, nonostante tutte le strategie farmacologiche disponibili,
la giornata dei malato di Parkinson non è più regolare,
ma dipende dai capricci della malattia: si trascina nell'altalena
di fasi contrastanti passando dall'ebbrezza dei movimento libero
ma spesso eccessivo (fase "on" con discinesie o movimenti
involontari) alla impossibilità di camminare, alzarsi
dalla sedia, o anche muovere un solo dito (fase "off"
o blocco motorio). In sostanza il paziente perde la sua autonomia,
cioè non è più padrone della propria giornata
perché dipende da altri per qualsiasi spostamento.
Ancora una volta i ricercatori hanno sviluppato nuove conoscenze
che hanno chiarito il ruolo dei vari nuclei nel complesso circuito
motorio dei gangli della base; dall'altra parte i bioingegneri
hanno messo a disposizione nuove sofisticate tecnologie per trasferire
tali conoscenze dalla ricerca di base alla clinica: così
negli anni. '90 vi è stato un ritorno alla Neurochirurgia
e sono stati effettuati i primi impianti di elettrostimolatori
in pazienti affetti da malattia di Parkinson. In particolare
l'impianto a livello dei nuclei subtalamici (STN) si è
dimostrato in grado di controllare completamente i sintomi parkinsoniani
(rigidità muscolare, lentezza dei movimenti, tremore)
e in maniera costante per tutte le 24 ore.
Dall'epoca dei primi impianti effettuati a Grenoble nel 1987,
questa tecnica (Stimolazione Cerebrale profonda o DBS = Deep
Brain Stimulation) si è progressivamente affermata pur
tra lo scetticismo iniziale di molti neurologi. Al momento diversi
centri in Italia e in tutto il mondo utilizzano questa tecnica
e replicano i successi a volte strabilianti che essa può
dare.
2. Chi può sottoporsi
alla DBS del subtalamo .
Il candidato ideale è
affetto dalla malattia di Parkinson (e non da altre forme più
o meno simili) da almeno 7-8 anni. Non deve avere altre malattie
importanti, né un decadimento mentale. Il suo neurologo
ha già provato tutti i farmaci disponibili, ma la sua
autonomia è gravemente condizionata dal fenomeno "on-off"
e/o dalle discinesie; può avere dolori durante il blocco
motorio e gravi difficoltà di movimento nelle ore notturne.
La risposta alla L-dopa è ancora presente, cioè
il farmaco anche solo per un'ora al giorno è in grado
di riportare il paziente ad una situazione di normalità.
L'età massima accettata è di 70 anni, ma si
può leggermente derogare nel caso di un paziente in ottime
condizioni generali, in piena attività lavorativa o sociale
o familiare e fortemente motivato.
3. Che vantaggi dà
la DBS del subtalamo .
La stimolazione cronica (cioè
24 ore su 24) e bilaterale dei nuclei subtalamici è efficace
su tutti i sintomi parkinsoniani esattamente come la levodopa.
La risposta alla levodopa al momento dell'intervento, come già
detto, costituisce la misura dei miglioramento atteso. La DBS
ha però il vantaggio di somministrare la terapia solo
nel punto giusto dei cervello (un piccolo nucleo di pochi mm)
e in maniera perfettamente stabile nelle 24 ore. Il paziente
ne riceve i benefici per l'intera giornata e anche nelle ore
notturne. I blocchi sono praticamente cancellati, la terapia
nettamente ridotta o addirittura sospesa, così come le
complicanze della terapia e le discinesie. Il paziente recupera
la sua autonomia. Infine, cosa non trascurabile, si tratta di
una azione funzionale, cioè reversibile: spegnendo lo
stimolatore il paziente ritorna come prima dell'intervento, e
ciò è una garanzia della sua sostanziale innocuità
e significa anche che quando fossero disponibili nuove terapie
(per es. l'impianto di cellule staminali) quello stesso paziente
potrà essere candidabile esattamente come un altro che
non sia stato sottoposto alla DBS.
4. Cosa non bisogna aspettarsi
dalla DBS del subtalamo .
Anzitutto la guarigione. Come
abbiamo visto la malattia rimane imbrigliata, controllata dalla
stimolazione, ma è sempre presente; possiamo però
dire che la stimolazione è ancora efficace dopo anni dall'intervento.
Altro problema aperto è la entità dei miglioramento:
alcuni pazienti ricevono un beneficio totale e si sentono praticamente
guariti; altri stanno meglio sicuramente, ma continuano a presentare
piccoli blocchi (mai intensi come quelli presenti prima dell'intervento)
e devono assumere un po' di terapia. Questa variabilità
dei risultato dipende dalla precisione con cui è stato
centrato il nucleo subtalamico, poiché anche un mm di
scostamento dal nucleo può comportare una significativa
perdita di efficacia. In ogni caso, se sono stati rispettati
alcuni criteri, il miglioramento è assicurato.
5. Cosa deve chiedere il
paziente al neurologo esperto di DBS .
Deve chiedere tutti i chiarimenti
necessari sui vantaggi e i rischi dell'intervento. Deve poter
incontrare altri pazienti operati presso il Centro che gli propone
l'intervento. Deve essere informato sulle modalità dell'intervento,
sulla presenza in sala, oltre al neurochirurgo, eventualmente
del neurologo e del neurofisiologo. Tutte queste informazioni
servono per chiarire al paziente e ai familiari quali sono gli
strumenti utilizzati in quel Centro per raggiungere la massima
precisione di impianto. Infatti le tecniche utilizzate nei vari
Centri italiani che praticano la DBS variano per alcune caratteristiche
a volte importanti e che possono determinare o meno il successo
dell'operazione. Infine deve chiedere quali e quante complicanze
si sono verificate nel corso dei precedenti interventi. Alla
fine il paziente deve poter avere tutti gli strumenti per una
scelta guidata ma autonoma e deve serenamente dare il proprio
consenso all'intervento oppure rifiutarlo.
6. Come sì svolge
l'intervento .
Vi sono ovviamente alcune differenze
tra un Centro e l'altro. In generale il posizionamento degli
elettrodi nei nuclei subtalamici si svolge in anestesia locale.
Il paziente è sdraiato su un lettino e indossa un casco
metallico che viene fissato al cranio tramite piccole viti. Poiché
nel corso dell'intervento il neurologo deve saggiare l'effetto
della stimolazione elettrica sulla rigidità e sugli altri
sintomi parkinsoniani, il paziente è senza terapia dalla
sera precedente e non può assumere farmaci per tutta la
durata dell'intervento. Questa è la difficoltà
maggiore, poiché ogni intervento dura dalle 6 alle 10
ore: è necessario che il paziente sia ben preparato a
questa difficoltà, e sia motivato in maniera da sopportare
il disagio. Dopo 2-3 giorni, mediante un breve intervento in
anestesia generale, sarà posizionato lo stimolatore nella
regione sottoclaveare.
7. Quali sono i rischi della
DBS .
Sono i rischi generici di un
intervento chirurgico più quelli specifici, tra i quali
bisogna ricordare l'emorragia cerebrale e l'infezione dell'apparato
impiantato. La frequenza di tali episodi è calcolata intorno
all'1-2%, comprendendo anche gli eventi lievi e subclinici.
Infine il paziente e i suoi familiari devono prepararsi alla...
perdita della malattia: può essere un vero evento traumatico
che mette a dura prova l'armonia dell'entourage familiare;
il paziente deve poi reinventarsi la sua giornata e riempirla
nuovamente di iniziative e attività cui non era più
abituato.
Parkinson Italia News n.2002-1 |