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Un nuovo farmaco per il futuro
Un antagonista del recettore A2A dell'adenosina è un buon
candidato per la futura cura della malattia di Parkinson. Infatti
tutti gli studi sperimentali eseguiti sino ad oggi, sia in vivo,
sia in vitro, hanno dimostrato uno spiccato ffetto antiparkinsoniano
della sostanza usata il KW6002. L'adenosina è rappresentata
a livello dei neuroni striatali e la sua funzione è assai
importante per lo svolgimento dell'attività motoria.
Cautela per la radiochirurgia gamma knife
Okun ed altri Autori riferiscono in un articolo pubblicato di
recente (Arch. Neurology 2001) sulle complicazioni da loro osservate
in otto soggetti parkinsoniani sottoposti ad intervento chirurgico
con gamma knife: tre talamotomie bilaterali, due talamotomie
unilaterali, due pallidotomie monolaterali.
Le complicanze si verificarono a distanza di pochi giorni fino
a dieci mesi dall'intervento chirurgico e sono state: perdita
della vista in tre casi, ipostenia in cinque, turbe dei cammino
in tre, parestesie e disestesie in uno, alterazioni della voce
e della parola in quattro, disfagia, broncopolmonite da ingestione
e morte in un caso. Le complicazioni sono state provocate in
alcuni casi da un errore nel posizionamento della lesione ed
in altri dal progredire dei processi necrotici indotti da questo
particolare tipo di chirurgia, per cui sarà bene avere
una particolare cautela prima di decidere di eseguire tale intervento
o forse sarà meglio per il momento non consigliare più
tale procedura.
Terapia transdermica mediante cerotto
Sette pazienti in fase avanzata di malattia di Parkinson furono
trattati in doppio cieco con cerotto transdermico di rotigotina
applicato una volta al giorno (la rotigotina è una sostanza
ad azione dopaminergica sperimentale non in commercio). La dose
fu aumentata gradatamente nello spazio di tempo di 16 giorni,
e fu quindi mantenuta costante per 12 giorni.
Alla dose di mantenimento di rotigotina con un cerotto di 80
cm quadrati la quantità di levodopa assunta fu ridotta
a 400 mg, mentre l'assunzione media prima dell'introduzione del
nuovo farmaco era di 1400 mg.
Il tempo medio in off venne ridotto dei 37%, mentre non si osservò
nessuna modificazione della gravità dei quadro clinico.
Gli effetti collaterali rilevati furono, oltre a quelli comuni
dovuti a stimolazione dopaminergica, delle reazioni cutanee.
Concludendo: questa nuova metodica permette una riduzione della
dose totale di L-dopa e riduce il periodo off. Saranno necessari
ulteriori studi clinici su casistiche più numerose e per
periodi di tempo più lunghi prima di accettarne un ampio
uso nella pratica clinica (Metman et al. Clin. Neuropharmacology
2001).
Con quale farmaco iniziare la cura?
In un recente articolo pubblicato sul primo numero di Gennaio
2002 di Neurology, il comitato dell'Accademia Americana di Neurologia,
preposto alla valutazione dell'efficacia dei farmaci, dopo avere
valutato e selezionato tutta una serie di articoli che concernevano
la terapia della malattia di Parkinson, esprime un parere di
carattere provvisorio sul problema di quale farmaco scegliere
all'inizio della malattia.
Da questa analisi risulta che la L-dopa è ancora la sostanza
più attiva fornendo il maggiore beneficio, ma è
associata ad un maggiore rischio di discinesie.
Il comitato ritiene che, quando le condizioni dei paziente richiedono
una terapia per potere migliorare e ridurre la sofferenza, si
debba iniziare un trattamento e si possa usare sia la L-dopa,
sia un Da-agonista. La scelta dipende esclusivamente dalla valutazione
bilanciata dei vantaggi e svantaggi insiti ai due diversi trattamenti,
in rapporto alle esigenze dei singolo individuo parkinsoniano.
Vitamina B6 e discinesie
La vitamina B6 fu somministrata con dosi crescenti fino ad un
massimo di 400 mg al giorno a 15 soggetti schizofrenici che presentavano
discinesie tardive. Si poté costatare un netto decremento
delle discinesie durante la terapia, che tornarono ai valori
di partenza dopo la sospensione della vitamina. Commento: è
però necessario sottolineare il fatto che le discinesie
tardive, non sono uguali alle discinesie provocate dalla L-dopa
nel malato parkinsoniano. Le discinesie tardive compaiono di
solito dopo terapia con farmaci neurolettici, cioè sostanze
che bloccano i recettori dopaminergici. Bisogna inoltre ricordare
che la vitamina B6, soprattutto se ad alte dosi, può ridurre
l'efficacia della L-dopa. Pertanto per il momento non sembra
consigliabile la vitamina B6 per i parkinsoniani. Ciononostante
l'articolo è comunque interessante perché suggerisce
nuovi sviluppi possibili per la cura delle discinesie (Lerner
et al. Am.J. Psychiatry 2001).
Infezione da streptococco e parkinsonismo< /B>
Nella rivista "Annals of Neurology" (2001) alcuni neurologi
inglesi (Dale et al) descrivono 15 casi che avevano avuto, come
conseguenza di una comune infezione da streptococco beta emolitico
(mal di gola da streptococco), una encefalomielite disseminata
che determinò tra l'altro una sofferenza dei gangli della
base (regione cerebrale che è interessata dalla malattia
di Parkinson).
Le manifestazioni cliniche provocate da queste lesioni erano
varie: distonia, turbe extrapiramidali (corea, rigidità),
turbe del comportamento ecc.
Commento: questo articolo è importante perché dimostra
come una malattia da batteri, in questo caso un comune batterio
lo streptococco, possa determinare sintomi simili alla malattia
di Parkinson.
Parkinson Italia News n.2002-1 |