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Cari Amici di Parkinson Italia,
sono appena ritornata dal convegno che l'EPDA (European Parkinson's
Disease Association,- l'associazione Europea alla quale anche
Parkinson Italia aderisce) ha organizzato a Lubiana dal 30 maggio
al 2 giugno 2002 per celebrare i suoi primi 10 anni di vita e
posso solo dire che è stata un'esperienza bellissima!
Molto di più di quanto mi aspettassi anche se, già
diverse volte, sentendo Carmen Atzeri - primo Presidente e ora
vice presidente di Parkinson Italia - parlare di questa Organizzazione,
avevo colto nella sua voce l'eco di un rapporto speciale fatto
di ammirazione e di affetto per queste persone che, con abnegazione
ed entusiasmo e lottando con gli stessi problemi che affliggono
tutte le associazioni di volontariato di questo settore, ci rappresentano
in sede europea.
A parte l'altissimo livello scientifico e organizzativo, mi ha
colpito enormemente l'atmosfera di affettuosa attenzione per
i malati e i loro bisogni affinché le difficoltà
motorie non fossero aggravate dall'estraneità dell'ambiente.
Ho potuto riscontrare nei numerosi relatori presenti - tutti
professionisti, per quanto mi è dato di giudicare, di
grande competenza - un atteggiamento che definirei quasi "umile",
di grandissimo rispetto ed attenzione per i malati. Questi dal
canto loro, lungi dal costituire un pubblico silenzioso e intimidito,
osavano brandire coraggiosamente il microfono per fare sentire
la propria voce, spesso tremante e flebilissima, per sollevare
le obiezioni e fare le domande che ritenevano opportune, ripetendole
all'occorrenza anche tre o quattro volte, fra l'attenzione generale
e la premura degli organizzatori affinché anche chi si
trovava in grande difficoltà potesse dire la sua.
Questo senso di "vicinanza" tra medici e pazienti parkinsoniani
- anzi, mi correggo, "persone con Parkinson", come
veniamo definiti nell'area anglosassone a sottolineare che, per
quanto malati, rimaniamo non di meno "persone" - non
è venuto meno neanche nel corso delle riunioni conviviali
serali dove non era improbabile sedere insieme alla stessa tavola.
Con sincera ammirazione nel corso di queste vere e proprie "cene
danzanti" con tanto di accompagnamento musicale, ho potuto
vedere persone con Parkinson assolutamente disinibite scatenarsi
in danze che, nel più sovrano disprezzo di ogni convenzione
su quello che dovrebbe essere il giusto comportamento su una
pista da ballo, esprimevano la gioia per quella festa che una
o due sere all'anno viene a strapparli all'usuale routine di
pillole e orari rigorosi, regalando un breve momento di allegria
e di spensieratezza.
I lavori sono stati aperti giovedì mattina dal saluto
di benvenuto di Mary Baker, donna straordinaria e abile Presidente,
che unisce a doti di grande umanità e ad una autentica
sensibilità verso malati e caregivers, grandi capacità
manageriali e una consumata abilità di oratore.
Le relazioni si sono susseguite in modo serrato, con brevi intervalli
per una tazza di caffè e qualche pasticcino e una pausa
appena un po' più lunga per il pranzo, toccando tutti
gli argomenti più importanti per noi.
Nel suo saluto di apertura il Presidente EPDA ha posto l'inquietante
domanda: "il Servizio Sanitario Nazionale sa di che cosa
hanno veramente bisogno i malati e le loro famiglie?" sottolineando
come in una società in cui gli anziani in precarie condizioni
di salute saranno sempre più numerosi mentre, per converso,
a causa dei calo delle nascite e dei mutato ruolo della donna
nella società saranno sempre di meno i caregivers disponibili,
è essenziale che non vi sia nessuno spreco né di
risorse né di tempo. Ha fatto seguito, a conferma dei
ruolo centrale che pazienti e familiari hanno nello spirito di
questa Organizzazione, la testimonianza toccante ma non priva
di humour della moglie di una persona con Parkinson.
Si sono quindi succedute numerose relazioni di specialisti che,
nel corso dei due giorni del Convegno, hanno preso in considerazione
tutti gli aspetti della malattia: si è parlato di terapia
farmacologica e chirurgica, di riabilitazione, di fisioterapia,
di terapia occupazionale, di problemi di coppia con particolare
riguardo alla vita sessuale, di depressione, di disturbi cognitivi
e demenza, di terapia e trattamento delle psicosi e di altro
ancora. Il secondo giorno è stato dedicato ad illustrare
i vari progetti che hanno visto l'impegno dell'EPDA. Ho trovato
particolarmente interessante la relazione del prof. Leslie Findley
sui risultati di un'inchiesta in cui sono stati coinvolti diversi
Paesi, mirata a determinare quali fattori influenzano di più
la qualità della vita delle persone con Parkinson. I risultati
hanno evidenziato che il grado di severità della malattia
e l'efficacia del trattamento farmacologico, costituivano sorprendentemente
solo un 17,3% dei fattori decisivi per la qualità di vita
dei pazienti. Il fattore di gran lunga più determinante
era la presenza o meno di uno stato depressivo. Altre importanti
variabili erano costituite dall'avere ricevuto o meno una spiegazione
soddisfacente della malattia al momento della diagnosi e successivamente,
e da un sentimento generalizzato di ottimismo. Un altro importante
progetto portato a termine dall'EPDA in collaborazione con l'Università
di Birmingham (Gran Bretagna) riguarda una ricerca volta ad indagare
qual è il trattamento farmacologico più adatto
nel trattamento iniziale della malattia e vuole rispondere alla
domanda: "Tutti i pazienti diagnosticati da poco devono
essere trattati esclusivamente con un dopamino-agonista in monoterapia?"
Mentre studi recenti hanno dimostrato che con la somministrazione
di un dopamino-agonista in monoterapia si verifica una minor
perdita di neuroni dopaminergici e una minore incidenza di discinesie
sul lungo periodo, gli agonisti si sono dimostrati meno efficaci
della levodopa nel miglioramento delle condizioni motorie. In
questo contesto e con questa premessa è chiaro che lo
stile di vita dei singolo paziente, le sue esigenze e il suo
personale punto di vista acquistano un peso determinante nella
scelta della terapia.
Infine tra le moltissime cose dette mi fa piacere ricordare l'attenzione
dedicata dall'EPDA ai pazienti "giovani" (ammalatisi
prima dei 45 anni) che si trovano ad affrontare problemi molto
diversi (lavoro e carriera, figli ancora da crescere, relazioni
personali ecc.) da quelli dei loro "colleghi" più
anziani.
Presente in rappresentanza dell'Italia, il prof. Alberto Albanese
ha tracciato una breve storia dell'approccio chirurgico alla
malattia di Parkinson spiegando come l'iniziale interesse per
la neurochirurgia fosse stato accantonato dalla scoperta della
levodopa verso la fine degli anni '60 salvo essere poi risvegliato,
una ventina di anni dopo, dalla constatazione dei limiti e dei
pesanti effetti collaterali della terapia farmacologica dopaminergica
sul lungo periodo.
Prima della chiusura dei lavori Pino Carbone della Medtronic
(la ditta produttrice dei neurostimolatori) ha fatto il punto
sull'attuale diffusione della stimolazione cerebrale profonda,
la terapia neurochirurgica che si calcola potrebbe portare sollievo
ad un 20% dei quattro milioni di persone oggi malate di Parkinson
in tutto il mondo. A conclusione della relazione dei dott. Carbone,
Mike Robins, un simpatico signore con un vero talento da intrattenitore,
ha raccontato con molto spirito la sua storia di "miracolato"
dalla neurochirurgia: il clou dei suo intervento è stato
quando, davanti ad una platea che lo seguiva con il fiato sospeso,
ha spento uno dei suoi pacemakers per mostrare il tremito sconvolgente
e altamente invalidante che lo affliggerebbe se non fosse per
l'impianto di neurostimolazione. Quando, dopo un minuto o due
lunghi come un'eternità, si è deciso a riaccendere
il suo impianto smettendo istantaneamente di tremare, un applauso
scrosciante ha accolto la sua ritrovata normalità.
Ha chiuso i lavori Mary Baker che ha tenuto a mettere a fuoco
due punti fondamentali in primo luogo ricordando a tutti i presenti
- persone con Parkinson e familiari - l'importanza che chi assiste
un paziente parkinsoniano abbia cura di se stesso e si mantenga
in uno stato di sostanziale benessere. In secondo luogo che non
siamo soli, che per quanto detestabile sia questa malattia esistono
professionisti variamente e veramente specializzati che ci possono
aiutare: neurologi esperti di Parkinson, specialisti della riabilitazione
neuromotoria, fisioterapisti, logoterapisti, neurochirurghi,
nutrizionisti, psicologi, sessuologi, terapisti occupazionali,
esperti di terapie "complementari" (così vengono
chiamate quelle medicine che noi definiamo "alternative")
ed infine infermiere specializzate nell'assistenza, eventualmente
presso il suo domicilio, della persona coi Parkinson e della
sua famiglia (una figura professionale di grande rilievo nel
mondo anglosassone che in Italia è ancora un sogno che
speriamo non tardi a realizzarsi). Oltre, naturalmente, alle
Associazioni di volontariato.
Ai due giorni dei Convegno
ha fatto seguito l'Assemblea degli associati per l'approvazione
del bilancio: anche qui, più ancora di quanto non fosse
già accaduto durante il Convegno, le persone con Parkinson
sono state le vere protagoniste e, anche se non mancavano le
nazioni rappresentate da individui sani, molte, forse la maggioranza,
erano rappresentate dalle prime, a testimoniare che il buon funzionamento
di un'associazione che si occupa di malati di Parkinson non è
solamente un fatto di efficienza motoria ma implica anche quella
sensibilità e conoscenza "dall'interno" della
malattia e dei suoi problemi che soltanto una persona con il
Parkinson o un suo stretto familiare possono avere.
La prossima Conferenza Annuale
seguita dall'Assemblea degli Associati si terrà a lstanbul
(Turchia) il primo week-end di giugno dei 2003. Chi volesse partecipare
può mettersi in contatto con la Segreteria di Parkinson
Italia. E' indispensabile una discreto conoscenza dell'inglese.
Per chi fosse eventualmente interessato, è disponibile,
presso la Segreteria di Parkinson Italia, il notiziario EPDA
(in lingua inglese) che riporta una dettagliata relazione sul
Convegno.
Parkinson Italia News -
n.2002-2 |