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A Palermo la VI Giornata Mondiale
del Parkinson è stata dedicata alle donne. L'iniziativa,
patrocinata dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione Siciliana,
è stata promossa dall'Associazione "Azione Parkinson
in Sicilia" in collaborazione con la Sezione locale dell'Associazione
Italiana Donne Medico. Coordinatrici dell'evento Marina Rizzo
e Antonietta Matina. L'incontro dal titolo "La donna e la
malattia cronica disabilitante" che si è tenuto nella
bella cornice di Villa Niscemi ed ha visto grande partecipazione
di malati, familiari e medici, ha costituito un'occasione per
discutere dei problemi che affliggono le donne affette dalla
malattia ma anche quelle che convivono con la malattia che ha
colpito un loro familiare.
Non soltanto un momento convegnistico, ma anche e soprattutto
un confronto, aperto a tutte le associazioni impegnate nella
lotta contro le malattie croniche con l'obiettivo di individuare
problemi comuni da sottoporre all'attenzione delle Istituzioni
presenti, all'insegna di un impegno volto a migliorare la qualità
della vita adattandosi a situazioni difficili. Un compito illustrato
l'11 aprile dall'assessore comunale al Servizio alla Salute
e alla Persona Domenico Miceli.
Un momento di grande empatia si è creato durante l'intervento
di Carmen Atzeri, socio fondatore,primo Presidente e attualmente
vice Presidente di Parkinson Italia. Carmen ha dimostrato con
l'immediatezza della sua esperienza personale e con la sensibilità
a tutti nota, come la malattia da sola non basti a determinare
una condizione di disabilità.
Questa donna intraprendente e coraggiosa ha offerto un messaggio
di ottimismo e un suggerimento a non abbattersi anche nei momenti
peggiori perché, ha raccontato Carmen, è possibile
riprendersi e riacquistare una buona autonomia anche dopo periodi
di scarsa o nulla mobilità. Trovare attività piacevoli
e gratificanti può aiutare a vincere la depressione e
a ritrovare la serenità. La neurologa Marina Rizzo, ha
tracciato il percorso ideale che dovrebbe seguire il malato:
dalla comunicazione della diagnosi che va fatta con grande sensibilità
per non creare shock emotivi, alla creazione di un nuovo rapporto
medico-paziente, che preveda non più un esclusivo rapporto
a due, ma un'apertura a più figure professionali che collaborino
tra loro nella gestione multidisciplinare del paziente tenendo
conto delle diverse fasi della malattia.
Una gestione globale quindi, che consideri anche l'importante
ruolo dei familiare che va continuamente sostenuto, può
essere la formula per dare risposte concrete al paziente ed aiutarlo
a migliorare il suo quotidiano anche se adattato a nuove situazioni
come ha indicato la psicologa Giusi Mesi. Padre Pintacuda Direttore
dei CERISDI (Centro Ricerche Studi Direzionali) ha invitato i
partecipanti a non lasciarsi prendere la mano dalle tecnologie
trascurando l'aspetto umano e a dare priorità all'individuo
malato piuttosto che alla malattia.
L'incontro si è concluso con la lettura dei contributi
delle donne dell'Associazione: donne che gridano la propria rabbia
ma anche donne ottimiste che hanno superato con successo i momenti
di difficoltà.
Carmen Atzeri nel suo intervento ha sottolineato come un atteggiamento
"femminile", flessibile e ricettivo, in risonanza più
con la sfera del sentimento e dell'istinto che con il mondo "maschile"
dell'ordine razionale, sia il più utile e produttivo quando
si deve ricostruire un equilibrio che sappia scendere a patti
con l'inevitabile presenza della malattia. "Noi ci troviamo
in una particolare condizione in cui è doppiamente utile
coltivare una vita interiore e la conoscenza di noi stessi".
La consapevolezza di poter decidere il proprio comportamento,
può dare un diverso significato alla nostra condizione,
come il sapere che anche gli aspetti più negativi dell'esperienza,
possono essere trasformati in crescita interiore, se affrontati
con il giusto atteggiamento.
Imparare a riconoscere e ad esprimere le proprie emozioni, favorisce
la trasformazione della malattia, da un dramma senza via di uscita
in un processo di crescita. "Forse però - ha suggerito
Carmen - insieme ai problemi affettivi e alla filosofia di vita
sarebbe utile considerare, sia dal punto di vista biochimico
che da quello psichico, anche i problemi della anedonia, ovvero
quei problemi legati alla mancata ricerca del piacere, così
profondamente strutturali al Parkinson e alla depressione, a
causa della mancanza di dopamina, il mediatore chimico che presiede
alla gioia di vivere". La nostra ospite ha quindi rilevato
come "non permettersi di ricercare il piacere sia una tendenza
che viene sollecitata nelle donne in molte epoche e in molte
culture giacché è ritenuto pericoloso e scandaloso
che una donna possa gestire la sua libertà, potere e sessualità".
Per finire Carmen ha concluso con un appello affinché
le donne che si prendono cura di un malato di Parkinson evitino
gli eccessi di "un tipo di dedizione che può arrivare
all'autodistruzione" e affinché le persone con
Parkinson si impegnino a "recuperare un proprio benessere
psicologico grazie all'instaurarsi di una comunicazione
all'interno di loro stessi e con gli altri, che li farà
sentire rispettati, amati, considerati".
Parkinson Italia News -
n.2002-2 |