Notizie dalla Scienza

 

Deprenyl e freezing

In questo studio i malati affetti da Parkinson, in fase iniziale di malattia sono stati seguiti per alcuni anni al fine di valutare l'efficacia del deprenyl in associazione alla L-dopa.
Sono stati considerati in particolare la comparsa di discinesie , il verificarsi di fluttuazioni motorie e la frequenza dei freezing. Si è dimostrato che i pazienti che facevano uso di deprenyl presentavano con minore frequenza il freezing e le fluttuazioni motorie, mentre anche le attività del vivere quotidiano sembravano migliori rispetto ai soggetti che assumevano il placebo. E' questo il primo studio che dimostra un chiaro effetto di un farmaco sul freezing. Con questo termine si intende un disturbo della deambulazione, caratterizzato dall'improvviso arresto della stessa (il paziente ha l'impressione che i piedi siano incollati al pavimento) che di solito compare ad esempio nell'attraversamento di una porta o all'inizio del cammino, quando un malato fermo in piedi o appena levatosi da una sedia, vuole fare il primo passo. Questo singolare effetto di prevenzione dei freezing da parte del deprenyl è di difficile interpretazione, potrebbe essere dovuto ad una sorte di azione neuroprotettiva del farmaco, come pure ad un effetto sintomatico dello stesso che si aggiunge a quello della L-dopa.
Shoulson et al. Ann. Neurol. 2002:51; 604-612

Le caratteristiche cliniche della malattia di Parkinson influenzano lo stato di tensione emotiva della moglie o del marito ?

In questo studio si dimostra che le condizioni cliniche, in particolare quelle motorie, del paziente rendono conto dello stato di tensione dei partner solo in una modesta percentuale. Gli Autori sottolineano che il miglioramento della capacità di movimento determinato dalla terapia non è sufficiente per modificare lo stato di tensione del marito o della moglie negli stadi iniziali o medi di malattia. Pertanto anche quando la compromissione motoria è minima lo specialista neurologo non dovrebbe ritenere che non esista uno stato di tensione nel partner e dovrebbe porre particolare attenzione alle caratteristiche del partner e del suo ambiente al fine di ridurre la tensione.
Corter et al., American Academy of Neurology 13-20 aprile 2002

L'entacapone riduce la probabilità di presentare discinesie nel modello animale della malattia di Parkinson

Nel modello animale di malattia di Parkinson (scimmie marmoset trattate con MPTP che provoca un quadro clinico di Parkinson) i ricercatori inglesi hanno potuto dimostrare che l'associazione dell'entacapone alla L-dopa previene la comparsa delle discinesie che regolarmente si verificano quando la L-dopa viene usata da sola.
Questo effetto sarebbe dovuto al cambiamento della stimolazione che si verifica sui recettori dopaminergici; difatti quando si somministra la L-dopa in più dosi giornaliere , tre o quattro, si provoca una stimolazione acuta, pulsatile; quando si somministra la L-dopa in associazione all'entacapone (questa sostanza ha la caratteristica di allungare il periodo durante il quale la L-dopa esercita il suo effetto terapeutico) si determina una stimolazione continuativa del recettore dopaminergico.
Questa prova è stata eseguita sull'animale, se venisse confermata nell'uomo si avrebbe una indicazione ad usare questa associazione fin dalle prime fasi della malattia.
Jenner et al. American Academy of Neurology, aprile 2002

Eccessiva sonnolenza diurna

Gli Autori hanno verificato che nei soggetti parkinsoniani è possibile l'instaurarsi di una eccessiva sonnolenza diurna. Il loro studio dimostra che questa sonnolenza diventa tanto più frequente con il passare dei tempo ed è in rapporto alla durata della malattia. Sembrerebbe inoltre che la sonnolenza sia più frequente quando la compromissione motoria è maggiore e quando compaiono segni di deterioramento cognitivo.
Gjerstad et al. Neurology, maggio 2002

Cellule embrionali staminali e Parkinson

In questo studio gli Autori dimostrano che le cellule embrionali staminali possono essere con particolari trattamenti modificate in cellule nervose dopaminergiche, cioè in cellule secernenti la dopamina, il neurotrasmettitore carente nella malattia di Parkinson.
Queste cellule opportunamente trapiantate nello striato di un modello animale di malattia di Parkinson (topo lesionato con 6-OHD) determinano una modificazione del comportamento dell'animale che suggerisce uno specifico effetto antiparkinsoniano. Pur trattandosi di un modello sperimentale, il risultato ottenuto apre la porta alla speranza di individuare una corretta metodologia per il futuro dei trapianti.
Kim et al. Nature 2002

Parkinson Italia News - n.2002-2