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Il paziente parkinsoniano,
più di tutti gli altri pazienti, prima di essere
sottoposto ad un intervento chirurgico è attanagliato
da dubbi e paure; alcune giustificate, ma altre non hanno nessun
fondamento scientifico. E' per tali preoccupazioni che generalmente
tenta di procrastinare il più possibile l'intervento.
Ecco una serie di domande che più frequentemente questi
pazienti pongono all'Anestesista.
Posso essere
sottoposto ad anestesia?
Non esistono interventi chirurgici che non possono essere effettuati
in un paziente parkinsoniano. Esistono, tuttavia, alcuni farmaci
che non devono essere utilizzati in tali pazienti.
Quale tipo
di anestesia: locale o generale?
La scelta è dettata da situazioni contingenti, ovvero
dal tipo di intervento, non esistendo in linea teorica dei motivi
per preferire l'una o l'altra tecnica. E' chiaro,
tuttavia, che se possibile si preferiranno le tecniche loco regionali.
Chi decide
il tipo di anestesia?
Solo quando è sufficiente una anestesia locale circoscritta,
per esempio in un piccolo intervento ambulatoriale, a decidere
e ad eseguire l'anestesia può essere lo stesso chirurgo.
In tutti gli altri casi a decidere è solo l'anestesista,
che deve sempre seguire il principio generale di assicurare al
paziente il massimo possibile di sicurezza e di comfort, ed al
chirurgo le migliori condizioni di lavoro.
E' importantissimo per il paziente un colloquio con l'anestesista,
colloquio in cui non solo si cercherà di fugare i dubbi
e le paure, ma principalmente per spiegare al paziente che alcune
volte, anche se si è scelta una tecnica peri o subdurale,
vi possono essere degli impedimenti tecnici alla sua esecuzione,
per cui si è costretti a trasformare l'anestesia
locoregionale in un'anestesia generale.
Quale tipo
di anestesia locale?
Esistono vari tipi di anestesia locale:
Topica o anestesia da contatto: è utilizzabile nella chirurgia
dell'occhio, del naso, dell'orecchio, della gola ecc.
applicando direttamente l'anestetico locale sulla zona dell'intervento.
Per infiltrazione: è la tipica anestesia effettuata dal
dentista.
Blocco tronculare o plessico: in cui l'infiltrazione più
profonda riesce a bloccare tronchi nervosi di maggiori dimensioni
e regioni più ampie del corpo.
Blocco spinale o subaracnoideo in cui il farmaco, tramite puntura
lombare, è iniettato direttamente nel liquor.
Blocco peridurale, in cui l'anestetico viene iniettato al
di fuori della dura madre. La tecnica è simile a quella
spinale ma effettuata con aghi più grandi che permettono
anche il passaggio di un microcatetere che risulta molto utile
nell'analgesia post-operatoria.
Quali problemi
si possono avere con l'anestesia loco regionale?
1) Problemi legati al farmaco: l'allergia all'anestetico
locale rappresenta una controindicazione assoluta all'utilizzo
di tali metodiche.
2) I tremori: possono risultare d'impaccio sia all'esecuzione
del blocco, sia al chirurgo stesso durante l'intervento.
Tale impedimento può essere facilmente superato con una
sedazione di tipo endovenoso o inalatoria. Sappiamo infatti che
i tremori non sono presenti quando il paziente dorme.
3) Ipotensione: rappresenta uno degli inconvenienti legati alla
tecnica subaracnoidea o peridurale, ed è legata al blocco
del simpatico. E' comune a tutti i pazienti che ricevono
questo tipo di anestesia, può essere corretta mediante
un preriempimento con cristalloidi o colloidi..
Qualora non
sia stato possibile effettuare un'anestesia loco regionale
,o quando il tipo di intervento lo richiede, deve essere eseguita
un'anestesia generale.
L'anestesia generale è caratterizzata dalla perdita
di coscienza e di sensibilità dell'intero organismo.
Si ottiene con gli anestetici generali che, somministrati per
via inalatoria o endovenosa, raggiungono il cervello e bloccano
i centri nervosi. Nei pazienti sottoposti ad anestesia generale
si effettua una procedura chiamata "intubazione". Con
questo termine intendiamo l'inserimento di un tubo in trachea,
mentre il paziente dorme, per assicurare il passaggio di aria
nelle vie respiratorie e per aiutare la respirazione tramite
un respiratore automatico.
Quali sono
i problemi connessi all'anestesia generale?
I problemi riguardano essenzialmente i tempi di sospensione della
terapia orale, la scelta del farmaco da utilizzare ed il momento
in cui riprendere la terapia orale.
Quando sospendere
la terapia?
I farmaci antiparkinsoniani devono essere somministrati fino
al giorno dell'intervento. L'ultima somministrazione
di levodopa può essere effettuata anche 30' prima
dell'intervento chirurgico, specialmente se si tratta di
interventi di lunga durata.
Quali farmaci
utilizzare?
I farmaci da non utilizzare in assoluto sono i butirrofenoni
e le fenotiazine per i loro effetti antidopaminergici. Anche
gli oppioidi possono indurre uno stato di rigidità, in
quanto riducono la trasmissione dopaminergica centrale. Purtuttavia,
l'industria farmaceutica ci ha messo a disposizione oppioidi
superselettivi ed a brevissima durata d'azione, molto utili
proprio nei parkinsoniani. Tutti gli altri farmaci come i barbiturici,
le benzodiazepine, i curarici, gli anestetici inalatori ed il
propofol risultano sicuri.
Quali sono
i rischi connessi all'anestesia generale?
Dipendono non tanto dall'anestesia in se stessa ma dalle
condizioni fisiche del paziente e dalla gravità dell'intervento
chirurgico. Esistono tuttavia alcuni problemi che l'anestesista
deve tener presenti. Nella maggioranza dei pazienti parkinsoniani
esiste un difetto della deglutizione ed in molti casi è
stata dimostrata la presenza di aspirazione tracheale. Questo
ha ovvie implicazioni anestesiologiche sia in fase di induzione
dell'anestesia che nel post-operatorio.
Per quanto riguarda l'analgesia post-operatoria si dovrebbero
escludere gli oppiacei e preferire i FANS. Qualora si sia fatto
ricorso a tecniche loco regionali con applicazione di un catetere
peridurale o spinale, questo consente di predisporre un programma
di analgesia post-operatoria con anestetici locali.
Quando riprendere
la terapia?
Deve essere ripresa al più presto possibile. Molto utile
può risultare la presenza del sondino naso gastrico. Qualora
dovessero comparire dei disturbi acuti del movimento si può,
di concerto con il neurologo, utilizzare la via sottocutanea
per alcuni farmaci.
Risulta fondamentale nel post-operatorio favorire la cinesi intestinale
con l'uso di gatrocinetici, per non aggravare l'atonia
intestinale cui tali pazienti sono affetti. Attenzione alla metoclopramide.
Peggiorerà
la mia malattia dopo l'intervento?
Non esistono correlazioni tra anestesia e peggioramento della
malattia. Se effettivamente dovesse esserci un peggioramento
obiettivo della sintomatologia, questo può essere ascritto
solo a qualche complicanza intraoperatoria, ma non certamente
all'anestesia in sé.
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