Intervista a un ingegnere biogenetico:
"E' la strada maestra per curare Parkinson e malattie cardiache".
Libertà, Quotidiano di Piacenza
(13 febbraio 2004)

«Questa è la strada maestra. E' la via che permette alla medicina e alla ricerca scientifica di poter giungere alla cura di malattie gravissime come il morbo di Parkinson, la lotta al diabete e alle patologie cardiache». A parlare della clonazione effettuata da sud coreani e americani è Mauro Giacca, responsabile del laboratorio di medicina molecolare dell'Istituto del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia di Trieste.
Dottor Giacca, se i ricercatori hanno veramente clonato le cellule di un embrione umano, siamo vicinissimi al salto che permetterà di utilizzare le cellule staminali per curare numerose patologie. Ma le perplessità sulla questione etica sono ancora molte. Lei che ne pensa?
«Assolutamente non vedo alcun problema etico. Anzi, direi che è secondario».
Può spiegare meglio la sua opinione?
«Diciamo che lo spauracchio che viene paventato è quello che sia clonato l'uomo. Ma ciò è fuorviante. E' un'idea soprattutto dettata dall'ignoranza. Non avrebbe infatti alcun senso clonare un uomo, ovvero produrre un doppione identico a un essere umano già esistente. Prima di tutto perché dagli esperimenti già fatti con gli animali (la pecora Dolly è oramai famosa a tutti) è evidente che nascono solo esemplari molto malati e fragili. Non siamo in grado in questo momento di poter “partorire” una clonazione umana perfetta. E poi, sarebbe assurdo creare un “doppione“».
Ma nell'ambiente scientifico e non solo il dibattito etico è vivacissimo. Non crede che vi siamo dei punti ancora da chiarire?
«Ritengo che la ricerca scientifica sia ancora lunga per poter realizzare il sogno di utilizzare cellule staminali di embrioni per curare gli esseri umani. Su questo punto vorrei essere chiaro. Quando si parla di embrioni dobbiamo capire che si tratta di una cellula umana coltivata in laboratorio fino a che al suo interno si riproducono altre cellule duplicate, le quali contengono il patrimonio genetico. Questa si chiamata clonazione terapeutica, ovvero l'obiettivo è poter curare e guarire gli uomini e le donne affetti da gravissime patologie utilizzando cellule che hanno un potenziale genetico fondamentale per risanare tessuti malati».
Per raggiungere questo obiettivo ci vorrà però ancora molto tempo?
«Con il passo compiuto siamo ad un punto importante della ricerca e della sperimentazione. Ora bisognerà vedere se tale procedimento porterà al risultato ottimale».
Roberta Rizzo

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