|
«Questa è la strada
maestra. E' la via che permette alla medicina e alla ricerca
scientifica di poter giungere alla cura di malattie gravissime
come il morbo di Parkinson, la lotta al diabete e alle patologie
cardiache». A parlare della clonazione effettuata da sud
coreani e americani è Mauro Giacca, responsabile del laboratorio
di medicina molecolare dell'Istituto del Centro Internazionale
di Ingegneria Genetica e Biotecnologia di Trieste.
Dottor Giacca, se i ricercatori hanno veramente clonato le
cellule di un embrione umano, siamo vicinissimi al salto che
permetterà di utilizzare le cellule staminali per curare
numerose patologie. Ma le perplessità sulla questione
etica sono ancora molte. Lei che ne pensa?
«Assolutamente non vedo alcun problema etico. Anzi, direi
che è secondario».
Può spiegare meglio la sua opinione?
«Diciamo che lo spauracchio che viene paventato è
quello che sia clonato l'uomo. Ma ciò è fuorviante.
E' un'idea soprattutto dettata dall'ignoranza. Non avrebbe infatti
alcun senso clonare un uomo, ovvero produrre un doppione identico
a un essere umano già esistente. Prima di tutto perché
dagli esperimenti già fatti con gli animali (la pecora
Dolly è oramai famosa a tutti) è evidente che nascono
solo esemplari molto malati e fragili. Non siamo in grado in
questo momento di poter partorire una clonazione
umana perfetta. E poi, sarebbe assurdo creare un doppione».
Ma nell'ambiente scientifico e non solo il dibattito etico
è vivacissimo. Non crede che vi siamo dei punti ancora
da chiarire?
«Ritengo che la ricerca scientifica sia ancora lunga per
poter realizzare il sogno di utilizzare cellule staminali di
embrioni per curare gli esseri umani. Su questo punto vorrei
essere chiaro. Quando si parla di embrioni dobbiamo capire che
si tratta di una cellula umana coltivata in laboratorio fino
a che al suo interno si riproducono altre cellule duplicate,
le quali contengono il patrimonio genetico. Questa si chiamata
clonazione terapeutica, ovvero l'obiettivo è poter curare
e guarire gli uomini e le donne affetti da gravissime patologie
utilizzando cellule che hanno un potenziale genetico fondamentale
per risanare tessuti malati».
Per raggiungere questo obiettivo ci vorrà però
ancora molto tempo?
«Con il passo compiuto siamo ad un punto importante della
ricerca e della sperimentazione. Ora bisognerà vedere
se tale procedimento porterà al risultato ottimale».
Roberta Rizzo
Questo articolo figurava nella
pagina http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=33&Fname=1302INT403.jpg
che attualmente ospita un'altra notizia.
© 1998-2002 - LIBERTA' |