Cellule staminali, la rivoluzione in California.
di: Patrizia Feletig
La Repubblica.it
(22 novembre 2004)

Lo stato americano approva una legge che finanzia massicciamente la ricerca modificando così la posizione dell'amministrazione di Washington che era sempre stata pregiudizialmente contraria, come i paesi europei.

La California sarà l'Eldorado della terapia cellulare? Dopo l'oro e i computer, la nuova carta vincente della California potrebbe essere la ricerca sulle cellule staminali e rappresentare la frontiera avanzata nella sperimentazione di futuribili terapie sull'uomo. Le staminali, queste cellule tuttofare, sono la promessa di cura per alcune malattie degenerative come l'Alzheimer o il Parkinson, e la speranza di ricambio di organi danneggiati da infarto o diabete. Portatrici di aspettative per milioni di ammalati, le cellule staminali embrionali costituiscono anche il fulcro del dibattito eticoreligioso che divide la comunità scientifica e politica internazionale. Il 2 novembre, insieme alle votazioni presidenziali, gli elettori del Golden State hanno approvato la legge statale che stanzia per il prossimo decennio 3 miliardi di dollari (2,5 miliardi di euro) per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, nota come Proposition 71. Appoggiata dal governatore repubblicano Schwarzeneger per l'occasione dissociato dalle posizioni radicali di Bush, e sull'onda emotiva del decesso di Christopher Reeves, l'exSuperman tetraplegico che militava per la causa delle staminali, Proposition 71 permette ai laboratori californiani di aggirare le restrizioni dei finanziamenti federali che limitano la ricerca sulle 22 linee di cellule staminali embrionali approvate dal National Institute of Health. Si tratta di linee di cellule già esistenti nel 2001 e ottenute attraverso la tecnica della clonazione terapeutica (vedi box). Nel mondo le linee cellulari prodotte prima di quella data e legalmente disponibili sono poche: un paio all'Istituto Karolinska svedese e in Inghilterra, oltre a quelle del Nih, e non bastano. Oltre al fatto che all'epoca non conoscendo i fattori di crescita necessari, alcune linee sono state ottenute crescendole assieme a quelle di topo e sono inutilizzabili a fini clinici. Per esplorare il potenziale delle staminali nella terapia dell'80% delle malattie incurabili servirebbero 510mila linee.
Con la vittoria della Proposition 71 si afferma in California l'orientamento che considera l'embrione una materia prima da cui prelevare cellule staminali per sviluppare terapie. Sarà un incentivo per attrarre i migliori ricercatori sulla costa ovest dove si concentrano già la metà delle prime 12 aziende statunitensi di biotecnologie. Nel 2002 si registravano 8mila brevetti per procedimenti elaborati con l'uso di cellule staminali. Nel resto d'America, la legislazione restrittiva di Bush fa convivere strutture come la Harvard Stem Cell Institute, la casa delle staminali con 100 ricercatori, con la criminalizzazione nello Stato dell'Iowa dell'uso nella ricerca di cellule staminali embrionali. Reperire finanziamenti privati non è semplice e per non vedere i loro progetti perdersi nell'oblio della burocrazia, i ricercatori statunitensi devono barcamenarsi tra istituzioni sostenute dal Nih e laboratori di fondazioni private e industrie dove svolgere ricerche che coinvolgono l'uso di nuove cellule staminali embrionali. Qualsiasi interazione tra le sperimentazioni è sanzionato con il taglio dei fondi federali. L'entusiasmo della conquista californiana è smorzato da perplessità. Metà dei 25 milioni di dollari raccolti per sostenere l'approvazione della Proposition 71 esce dalle tasche di venture capitalist coinvolti in startup nelle biotecnologie. Cercheranno di esercitare delle influenze per indirizzare i soldi dei contribuenti californiani verso programmi di ricerca con risvolti terapeutici nei settori di loro interesse? Manca un mese alla sua formazione e si sottolinea il conflitto d'interesse del comitato incaricato di erogare i fondi (Indipendent Citizen Oversight Committee). I suoi 29 rappresentanti, in parte nominati dal governatore e in parte cooptati, sono personalità provenienti da università, istituzioni di ricerca e laboratori privati, le stesse strutture che competono nell'assegnazione di fondi.
Lo scontro si trasferisce a Bruxelles. Lo scorso anno il Parlamento europeo ha votato contro la clonazione sia terapeutica che riproduttiva. La moratoria firmata nel 2003 dai ministri Ue per la ricerca che prevedefinanziamenti solo ai progetti su staminali embrionali già isolate, sta scadendo. E' il primo scoglio su cui dovrà confrontarsi lo sloveno Janez Potocnik, nuovo commissario alla ricerca. La diversità culturale in Europa comporta che ciò che risulta legale in un paese, è vietato in un altro. L'Irlanda, la Germania, l'Austria, e l'Italia hanno una legislazione che vieta qualsiasi sperimentazione su embrioni umani. A fine mese, in Svizzera sarà oggetto di un referendum confederale. Il Belgio consente dal 2003 la ricerca su embrioni umani eccedenti derivanti dalle tecniche di fecondazione assistita e la clonazione terapeutica. Da luglio la Francia autorizza le sperimentazioni con un limite temporale di 5 anni sulle cellule staminali embrionali che possono anche essere importate dall'estero. Nelle scorse settimane la Spagna ha sospeso il divieto di uso di embrioni umani nelle ricerche scientifiche. Il quadro normativo britannico è il più permissivo. Dal 2000 è consentito l'uso di embrioni umani nella ricerca e dal 2002 la clonazione. Per approvvigionarsi della materia di studio, in Inghilterra si è costituita con fondi pubblici la prima banca di linee di cellule staminali embrionali. La questione è approdata all'Unesco che ha bandito la clonazione ai fini riproduttivi: fra pochi giorni si riunisce il comitato internazionale di bioetica per decidere le linee guida universali per lo sfruttamento delle cellule staminali.
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Questo testo era pubblicato su Internet nella pagina http://www.repubblica.it/supplementi/af/2004/11/22/attualita/015staminax.html, del 22 novembre 2004 , non più in linea.