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Lo stato americano approva
una legge che finanzia massicciamente la ricerca modificando
così la posizione dell'amministrazione di Washington
che era sempre stata pregiudizialmente contraria, come i paesi
europei.
La California sarà l'Eldorado
della terapia cellulare? Dopo l'oro e i computer, la nuova
carta vincente della California potrebbe essere la ricerca sulle
cellule staminali e rappresentare la frontiera avanzata nella
sperimentazione di futuribili terapie sull'uomo. Le staminali,
queste cellule tuttofare, sono la promessa di cura per alcune
malattie degenerative come l'Alzheimer o il Parkinson, e
la speranza di ricambio di organi danneggiati da infarto o diabete.
Portatrici di aspettative per milioni di ammalati, le cellule
staminali embrionali costituiscono anche il fulcro del dibattito
eticoreligioso che divide la comunità scientifica e politica
internazionale. Il 2 novembre, insieme alle votazioni presidenziali,
gli elettori del Golden State hanno approvato la legge statale
che stanzia per il prossimo decennio 3 miliardi di dollari (2,5
miliardi di euro) per la ricerca sulle cellule staminali embrionali,
nota come Proposition 71. Appoggiata dal governatore repubblicano
Schwarzeneger per l'occasione dissociato dalle posizioni
radicali di Bush, e sull'onda emotiva del decesso di Christopher
Reeves, l'exSuperman tetraplegico che militava per la causa
delle staminali, Proposition 71 permette ai laboratori californiani
di aggirare le restrizioni dei finanziamenti federali che limitano
la ricerca sulle 22 linee di cellule staminali embrionali approvate
dal National Institute of Health. Si tratta di linee di cellule
già esistenti nel 2001 e ottenute attraverso la tecnica
della clonazione terapeutica (vedi box). Nel mondo le linee cellulari
prodotte prima di quella data e legalmente disponibili sono poche:
un paio all'Istituto Karolinska svedese e in Inghilterra,
oltre a quelle del Nih, e non bastano. Oltre al fatto che all'epoca
non conoscendo i fattori di crescita necessari, alcune linee
sono state ottenute crescendole assieme a quelle di topo e sono
inutilizzabili a fini clinici. Per esplorare il potenziale delle
staminali nella terapia dell'80% delle malattie incurabili
servirebbero 510mila linee.
Con la vittoria della Proposition 71 si afferma in California
l'orientamento che considera l'embrione una materia
prima da cui prelevare cellule staminali per sviluppare terapie.
Sarà un incentivo per attrarre i migliori ricercatori
sulla costa ovest dove si concentrano già la metà
delle prime 12 aziende statunitensi di biotecnologie. Nel 2002
si registravano 8mila brevetti per procedimenti elaborati con
l'uso di cellule staminali. Nel resto d'America, la
legislazione restrittiva di Bush fa convivere strutture come
la Harvard Stem Cell Institute, la casa delle staminali con 100
ricercatori, con la criminalizzazione nello Stato dell'Iowa
dell'uso nella ricerca di cellule staminali embrionali.
Reperire finanziamenti privati non è semplice e per non
vedere i loro progetti perdersi nell'oblio della burocrazia,
i ricercatori statunitensi devono barcamenarsi tra istituzioni
sostenute dal Nih e laboratori di fondazioni private e industrie
dove svolgere ricerche che coinvolgono l'uso di nuove cellule
staminali embrionali. Qualsiasi interazione tra le sperimentazioni
è sanzionato con il taglio dei fondi federali. L'entusiasmo
della conquista californiana è smorzato da perplessità.
Metà dei 25 milioni di dollari raccolti per sostenere
l'approvazione della Proposition 71 esce dalle tasche di
venture capitalist coinvolti in startup nelle biotecnologie.
Cercheranno di esercitare delle influenze per indirizzare i soldi
dei contribuenti californiani verso programmi di ricerca con
risvolti terapeutici nei settori di loro interesse? Manca un
mese alla sua formazione e si sottolinea il conflitto d'interesse
del comitato incaricato di erogare i fondi (Indipendent Citizen
Oversight Committee). I suoi 29 rappresentanti, in parte nominati
dal governatore e in parte cooptati, sono personalità
provenienti da università, istituzioni di ricerca e laboratori
privati, le stesse strutture che competono nell'assegnazione
di fondi.
Lo scontro si trasferisce a Bruxelles. Lo scorso anno il Parlamento
europeo ha votato contro la clonazione sia terapeutica che riproduttiva.
La moratoria firmata nel 2003 dai ministri Ue per la ricerca
che prevedefinanziamenti solo ai progetti su staminali embrionali
già isolate, sta scadendo. E' il primo scoglio su
cui dovrà confrontarsi lo sloveno Janez Potocnik, nuovo
commissario alla ricerca. La diversità culturale in Europa
comporta che ciò che risulta legale in un paese, è
vietato in un altro. L'Irlanda, la Germania, l'Austria,
e l'Italia hanno una legislazione che vieta qualsiasi sperimentazione
su embrioni umani. A fine mese, in Svizzera sarà oggetto
di un referendum confederale. Il Belgio consente dal 2003 la
ricerca su embrioni umani eccedenti derivanti dalle tecniche
di fecondazione assistita e la clonazione terapeutica. Da luglio
la Francia autorizza le sperimentazioni con un limite temporale
di 5 anni sulle cellule staminali embrionali che possono anche
essere importate dall'estero. Nelle scorse settimane la
Spagna ha sospeso il divieto di uso di embrioni umani nelle ricerche
scientifiche. Il quadro normativo britannico è il più
permissivo. Dal 2000 è consentito l'uso di embrioni
umani nella ricerca e dal 2002 la clonazione. Per approvvigionarsi
della materia di studio, in Inghilterra si è costituita
con fondi pubblici la prima banca di linee di cellule staminali
embrionali. La questione è approdata all'Unesco che
ha bandito la clonazione ai fini riproduttivi: fra pochi giorni
si riunisce il comitato internazionale di bioetica per decidere
le linee guida universali per lo sfruttamento delle cellule staminali.
Copyright La Repubblica
Questo testo era pubblicato su Internet nella pagina http://www.repubblica.it/supplementi/af/2004/11/22/attualita/015staminax.html,
del 22 novembre 2004 , non più in linea. |