L'impatto economico della malattia di Parkinson.
Giuseppe Meco
Dipartimento di Scienze Neurologiche Università di Roma "La Sapienza"

 

La Malattia di Parkinson ha un grande impatto socio-economico sulla società. L'evoluzione cronica e progressiva della malattia porta con il tempo ad una disabilità tale da indurre alti costi per far fronte alle cure mediche necessarie per il trattamento, per l'assistenza e la riabilitazione, oltre alla ridotta o perdita di produttività dovuta alla evoluzione della malattia.

In Inghilterra il Servizio Sanitario spende più di 383 milioni di sterline ogni anno (1992). Tale entità economica fa capire l'importanza di monitorizzare i costi relativi alla malattia, perchè solo una loro analisi puntuale può essere alla base di scelte razionali nelle priorità assistenziali. Purtroppo i dati presenti in letteratura sono molto carenti.

Subito dopo l'ospedalizzazione le spese per la terapia farmacologia sono quelle più elevate. A tal proposito esiste uno studio fatto in Germania, scientificamente valido, nel quale sono stati studiati i costi relativi ad una popolazione di 409 pazienti parkinsoniani (Dodel e coll. 1998). Dai dati di tale studio emerge che il costo della terapia varia considerevolmente sulla base della gravità delle condizioni, rappresentate soprattutto dai fenomeni off, dalle fiuttuazioni motorie. Nelle fasi iniziali della malattia il costo medio giornaliero della terapia farmacologica si aggira intorno a 6,60 DM per paziente; tale cifra sale negli ultimi stadi della malattia a 22 DM. Tali costi sono destinati a salire allorchè si richiedono terapie infusive.

I pazienti con fluttuazioni motorie hanno costi più elevati (16,5 DM) se confrontati con pazienti senza fluttuazioni (7,8 DM). In riferimento ai tre sottotipi di pazienti, il costo medio del sottotipo ipercinetico è di 7 DM contro i 12,40 DM nel sottotipo acinetico-rigido e 10,80 DM per le forme miste.

Complessivamente il costo medio per ogni singolo paziente è di circa 10,70 DM.

Negli studi che valutano la qualità di vita dei pazienti parkinsoniani emerge che la malattia interferisce in modo significativo su vari aspetti, soprattutto su funzioni fisiche e sociali; tali informazioni devono essere tenute in debito conto nella gestione clinica del paziente e dell'allocazione delle risorse destinate ai pazienti dal Sistema Sanitario.

Altro aspetto da tenere presente per la programmazione delle risorse è la variazione della incidenza e della prevalenza della malattia di Parkinson in relazione al progressivo invecchiamento della popolazione; considerato che per il 2030 ci sarà un aumento della popolazione al di sopra di 50 anni di circa il 36,6% (dati ISTAT), abbiamo calcolato che per quella data in Italia ci saranno 273.000 casi prevalenti e 8000 casi incidenti per anno.

La valutazione combinata di tutti questi dati può essere terreno di riflessione critica per una più razionale allocazione delle risorse nel tentativo di migliorare la qualità di vita dei pazienti e di ridurre i costi socio-economici della malattia.

Azione Parkinson Roma News - n.1 marzo 2002