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Numerose sono le preoccupazioni
ed i dubbi che attanagliano un paziente parkinsoniano prima di
essere sottoposto ad intervento chirurgico.
Alcuni procrastinano l'intervento per paure che non hanno nessun
fondamento. Una delle domande che più frequentemente pongono
tali pazienti è se posono essere sottoposti ad intervento
chirurgico. Possiamo liberamente affermare che non esistono interventi
chirurgici che non possono essere effettuati in un paziente parkinsoniano;
esistono tuttavia, dei farmaci che non vanno utilizzati in tali
condizioni.
Infondata è anche l'affermazione
di alcuni pazienti che hanno notato un peggioramento della loro
sintomatologia dopo l'anestesia. Risulta indispensabile, comunque,
uno stretto rapporto tra anestesista e paziente in modo da fugare
le paure, ma principalmente per accordarsi, quando possibile,
sul tipo di anestesia da praticare, sulle indicazioni, le controindicazioni,
sui possibili rischi connessi all'intervento chirurgico, nonché
sulle metodiche di analgesia postoperatoria.
La scelta tra un'anestesia generale e una locoregionale è
dettata dalla situazione contingente, non esistendo motivi teorici
per preferire l'una all'altra.
Anche nel caso di un'anestesia locoregionale i tremori, che sappiamo
scomparire con il sonno, possono essere eliminati con una sedazione
sia endovenosa che inalatoria.
I rischi dell'anestesia generale sono bassi e dipendono non tanto
dall'anestesia in se stessa ma dalle condizioni fisiche del paziente
e dalla gravità dell'intervento chirurgico.
Tali pazienti, più degli altri, vanno attentamente seguiti
per conoscere gli eventuali tempi di sospensione e di ripresa
della terapia abituale, ovvero modificare la stessa, se possibile,
variando la via di somministrazione.
Possiamo tranquillamente affermare, grazie anche ai nuovi presidi
terapeutici che l'industria farmaceutica ci ha messo a disposizione,
che non esiste per il paziente parkinsoniano un maggior
rischio anestesiologico.
Azione Parkinson Roma News - n.1 marzo 2002
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