Donne e Parkinson.

 

Sono stata invitata ad un convegno, in Sicilia, dalla neonata Associazione che è entrata a far parte della ormai numerosa famiglia di Parkinson Italia.

Il tema era "il Parkinson e le donne". E si svolgeva in una splendida Palermo, aristocratica decaduta, con le sue ville, i balconi barocchi, gli aranceti e il profumo delle zagare. Le molte belle signore che vi partecipavano sia come pubblico che come rappresentanti di varie specializzazioni mediche riguardanti il Parkinson, hanno dato a questa manifestazione una atmosfera profumata e leggera, ancorché umana e professionale.

Nel mondo delle donne c'è una prevalenza della parte emotiva e affettiva su quella "razionale" che tradizionalmente
viene attribuita all'uomo. Da sempre le donne hanno gestito gli affetti e si sono prese cura dei più fragili. La
contrapposizione "razionale maschile" e "irrazionale-femminile" non ha qui il significato usuale di ragionevole e
irragionevole. Razionale è chi si basa più sull'ordine e la ragione che sull'intuizione o sui sentimenti, ma è anche chi
mette tutto in riga e fa fatica a muoversi da certi schemi. Irrazionale, invece, è ciò che va oltre il razionale, tutto
quello che non può essere spiegato con i criteri della ragione, come: la spiritualità, la creatività e gli affetti.
Lo studio delle relazioni affettive dei paziente è ancora molto inesplorato.
Le scoperte più importanti riguardano gli effetti positivi che una struttura familiare sana e collaborativa può avere sul comportamento dei malato. Di contro va considerato l'impatto negativo dovuto al peso stressante della malattia sull'ambiente familiare. Si potrebbe dire che il prendersi cura è femminile mentre il curare è maschile. Accudire i malati, gli anziani, i deboli è sempre stato prevalentemente compito delle donne, mentre la professione dei medico è,
per tradizione, maschile anche se oggi queste separazioni non esistono quasi più. Ora, la malattia obbliga, per le modifiche che si vengono a determinare, a rimettere in discussione le proprie certezze, smovendo i vecchi equilibri per trovarne di nuovi. Per poter far questo guardandosi onestamente dentro, possiamo certamente dire che l'atteggiamento in cui la flessibilità, l'affettività e la creatività prevalgono, rende questo cambiamento meno difficile
rispetto all'atteggiamento rigido, ordinato, razionale.

Tra i due estremi: la rigidità, l'ordine, il razionale e il caos, la creatività e l'affettività, sono certamente questo ultime,
più flessibili, femminili, che danno maggiori possibilità di riuscire ad adattarsi alle nuove esigenze. Noi ci troviamo
in una particolare condizione in cui è doppiamente utile coltivare una vita interiore e la conoscenza di noi stessi; che poi è un modo di prendersi cura e di curarsi. La consapevolezza di poter decidere il proprio comportamento, può dare un diverso significato alla nostra vita, come anche sapere che anche i lati apparentemente negativi, come la
sofferenza possono essere trasformati in crescita interiore, se affrontati con il giusto atteggiamento.

Recuperare un proprio benessere psicologico grazie all'instaurarsi di una comunicazione all'interno di noi stessi e con
gli altri, ci farà sentire rispettati, amati, considerati, perché ognuno di noi anche malato, può essere d'aiuto agli altri, se non si chiude nella sua corazza. Imparare a riconoscere ad esprimere queste emozioni, favorisce la trasformazione
della malattia, da un dramma senza via di uscita in un processo di crescita.

Non si può certo pretendere che i medici, con la loro formazione scientifica, possano occuparsi della vita affettiva
dei loro pazienti che pure influisce così pesantemente sulla qualità di vita. Forse però sarebbe utile considerare, l'inserimento di una figura collaterale di supporto psicologico che possa occuparsi, insieme ai problemi affettivi e alla filosofia di vita anche dei problemi della anedonia, così profondamente strutturati al Parkinson, alla depressione e alle donne. Si chiama anedonia la difficoltà di accettare il nuovo e con esso tutto quanto concerne il piacere, atteggiamento non lontano da quello richiesto dalla morale riservata alle donne. La mancanza di dopamina, ormone che presiede alla gioia di vivere, va dunque contrastata, non solo per la sua valenza biochimica, ma anche per il risvolto psicologico che incide pesantemente sulla qualità di vita delle persone con il Parkinson.

Azione Parkinson Roma News - n.2 giugno 2002