Qualche consiglio.

 

Qualche consiglio raccolto qua e la, girando per Convegni e ascoltando i medici che vi partecipavano. Per molti di voi queste sono nozioni ovvie e scontate, ma vale la pena di ripeterle per quelli che ci conoscono da poco.

Tutte le medicine antiparkinson sono composte da sostanze altamente attive. Prendendone dosi eccessive si possono verificare effetti collaterali spiacevoli e anche pericolosi; mentre dosi insufficienti potrebbero aumentare notevolmente i sintomi della malattia.

I medicamenti esistenti servono soltanto ad alleviare i sintomi, ma non possono né guarire, né rallentare la malattia: questo si è detto finora.

Attualmente sembra, anche se le prove scientifiche non sono definitive, che alcuni dopaminoagonisti abbiano l'effetto di rallentare la malattia (siano, cioè, neuroprotettivi).

I sintomi aumentano di intensità e di varietà con il progredire della malattia. Di conseguenza la terapia diventa più complicata con il passare degli anni.

Diverse categorie di medicinali possono venire usate in combinazione.

Gli intervalli tra una assunzione e l'altra possono variare. Spesso basta cambiare gli orari per stare meglio.

Talvolta, per eliminare gli effetti collaterali causati da un altro medicinale si è costretti ad assumerne dei nuovi.

Se la collaborazione tra medico e paziente è buona, si può ottenere un programma della giornata ottimale con gli orari dei pasti e quelli delle medicine messi in sequenza razionale: anche questo espediente talvolta è sufficiente per stare meglio. Per le persone che hanno una certa età, diventa sempre più importante rispettare queste sequenze per evitare le oscillazioni, sempre meno tollerate, dei livelli di dopamina nel sangue. Spesso queste persone non sono più in grado di seguire puntualmente gli orari. Chi si prende cura ne deve tenere conto, mentre chi si cura non deve mai rinunciare a priori a chiedere al medico di cambiare, pensando che non si possa fare niente.

Azione Parkinson Roma News - n.2 giugno 2002