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Avreste dovuto vederla! Raccontarlo
non basta. Avreste dovuto essere lì per vedere la mia
amica C, 18 anni di malattia non particolarmente benevola, battagliare
gagliardamente con Mr. Parkinson per non farsi portar via un
altro pezzo di vita. Tanto per cominciare tenendo duro per rinunciare
alla pompa ad infusione continua di apomorfina, giusto il tempo
delle vacanze, dopo aver tribolato non poco per abituarcisi.
Perché? Ma perché sfido chiunque a far vita di
mare con un ago permanentemente infilato nella pancia! Sarebbe
stato più saggio, più di buon senso, andare in
montagna ma il cuore della mia amica ha altre imperiose esigenze.
Lei ama il mare. Da trent'anni passa le sue vacanze in un angolo
ancora selvatico e incontaminato di Sardegna dove il mare è
un cristallo verde smeraldo e gli scogli sculture rosa levigate
dal vento. E la notte, in totale assenza di inquinamento luminoso,
le stelle si vedono a milioni.
Lì si rigenera, lì ricarica le batterie, lì rinasce
ogni anno dalle proprie ceneri. E allora al diavolo il buon senso
e le prescrizioni mediche e via libera alla voce dei cuore! Come
si fa? Semplice: ci vuole coraggio. Coraggio, e uno spirito indomito
e indipendente che sa scegliere, fra tutto ciò che costituisce
quel delicato equilibrio che chiamiamo benessere, ciò
che fa bene alla propria anima.
Ma non è tutto: vedete, all'anima della mia amica C non
fa bene soltanto il mare e una natura incontaminata e le stelle
a milioni, ecc. No, lei ha bisogno - un bisogno irresistibile
- di andare in barca a vela. Mi spiego meglio: non semplicemente
di farsi portare beatamente a zonzo per il mare da un velista
volonteroso (questo è il mio genere). No, perché
la velista è lei! Quello che C vuole è essere al
timone dei suo barchino e dopo avere armeggiato con vele, cime,
terzaroli e quant'altro... andare. Spento il motore, indispensabile
alla partenza, andare libera fra cielo e mare nel silenzio incantato
rotto solo dal fruscio dell'acqua sulla chiglia.
Ogni anno la sfida si ripete: "Ci riuscirò? Ce la
farò ancora?" Beh, anche quest'anno C. ce l'ha fatta.
Eccome se ce l'ha fatta! Dopo qualche giorno dal suo arrivo,
appena il tempo di acclimatarsi, ha rimesso in mare il suo fedele
"Ostro", ha controllato che tutto fosse OK. E poi ...
su la vela e via coi vento!
Quando non è in barca C. è comunque, Parkinson
permettendo, sempre in movimento: conosce tutti i ragazzini della
spiaggia e tutti i ragazzini della spiaggia conoscono lei e insieme
... giocano. E' riuscita a trasformare in barca a vela anche
un microscopico canottino di gomma. Come? Legando un pareo alle
estremità dei due remi e con quella vela improvvisata
tenuta da lei e dal suo giovanissimo passeggero ha "incrociato"
per un'ora davanti alla spiaggia.
La scatola per le pillole suonava, suonava ... la suoneria del
cellulare avvisava forte e chiaro dell'inderogabile appuntamento
con i farmaci ... gli amici la chiamavano ... Macché,
C. non sentiva.
L.B.
N.B. - Sento il dovere di chiarire
che l'interruzione della terapia con la pompa a infusione è
stata fatta con il consenso e il controllo del medico e non è
del tutto priva di difficoltà. C.
Parkinson Roma News - n.2002-3 |