Le cellule anti-Parkinson.
Esperimento USA per la prima volta blocca il tremore con l'iniezione di staminali.

(prof. Renato Dulbecco)

da "la Repubblica" del 10 aprile 2002

Da qualche tempo si persegue l'idea di guarire alcune malattie umane causate dalla morte di cellule usando una nuova terapia, basata sull'uso di cellule staminali. Queste cellule sono fondamentali allo sviluppo del corpo di tutti gli animali. Esse vengono riconosciute in embrioni precocissimi, di pochi giorni, quando essi sono costituiti da una piccola cisti con dentro un piccolo cumulo di cellule, che sono le cellule staminali.
Durante lo sviluppo dell'embrione esse generano cellule specializzate di molti tipi diversi, che sono quelle che permettono al corpo di una persona di esercitare tutte le sue funzioni: muoversi, parlare, vedere, pensare, digerire i cibi, eccetera. In questa evoluzione le cellule vanno incontro a cambiamenti progressivi, che sono diversi nei differenti organi del corpo, alla fine dei quali le cellule specializzate ottenute o rimangono immutate per tutta la vita, come avviene nel cervello, o vengono periodicamente distrutte e sostituite da nuove cellule, come avviene nella pelle e in molti altri organi. La sostituzione delle cellule è dovuta alla produzione di nuove cellule da parte delle cellule staminali presenti in quell'organo. Quando una cellula staminale dà luogo a una cellula specializzata, lo fa in un modo caratteristico: si divide producendo due cellule, di cui una rimane come cellula staminale, l'altra diventa la cellula specializzata. In questo modo una riserva di cellule staminali esiste in tutti gli organi, sebbene il loro numero sia molto piccolo.

Si riconoscono perciò due tipi principali di cellule staminali: quelle presenti nell'embrione, che possono dar luogo a qualunque cellula specializzata del corpo adulto, e le cellule staminali degli organi dell'adulto che principalmente danno luogo a cellule dell'organo in cui si trovano, o per sostituire cellule morte nel continuo ricambio, oppure per riparare danni dovuti a traumi. Però le cellule staminali adulte di un certo organismo possono anche produrre cellule specializzate di altri organi. I cambiamenti progressivi delle cellule nel vari stadi di specializzazione sono stimolati da sostanze speciali prodotte nel vari organi; queste sostanze sono in gran parte ancora sconosciute.
Sin dall'inizio della scoperta di cellule staminali embrionarie e adulte si è pensato di usarle per la terapia di malattie dette degenerative, in cui cellule di un certo tipo muoiono. Uno degli obiettivi di tale possibile terapia è il morbo di Parkinson, in cui cellule in una piccola zona del cervello muoiono, per ragioni sconosciute; i pazienti hanno caratteristici tremori, e anche rigidità. Le cellule che muoiono sono necessarie per produrre una sostanza di grande importanza nel sistema nervoso, la dopamina, che è coinvolta nella trasmissione di segnali da una cellula all'altra, un fenomeno fondamentale per il funzionamento del cervello.
Per la terapia si possono usare cellule staminali presenti nel cervello umano. Queste cellule si possono ottenere in piccolo numero da individui adulti, e poi si possono far crescere in colture. ottenendone un numero sufficiente per i tentativi terapeutici; durante la coltura esse possono essere esposte a sostanze che ne favoriscono la specializzazione verso il tipo di cellule che producono dopamina. A questo punto le cellule, se introdotte nella zona dove le cellule muoiono, potrebbero fornire la dopamina necessaria per mantenerle in vita e per aiutarle a esercitare le loro normali funzioni.
Tentativi in questa direzione sono stati fatti nel passato, però usando, invece di cellule staminali, cellule di altri organi che possono produrre dopamina; i risultati sono stati fortemente contrastanti. In qualche caso si è ottenuto un miglioramento dei sintomi, in altri casi non c'è stato miglioramento, e in un caso anche un notevole peggioramento. Queste differenze possono essere dovute al fatto che le cellule Inserite non diventavano equivalenti e quelle morte, e producevano dopamina in modo erratico: qualche volta imitavano abbastanza bene il processo normale, migliorando i sintomi, in altre funzionavano troppo poco, ed erano inutili, in qualche caso producevano troppa dopamina, che in eccesso si sa essere dannosa.
Il primo tentativo di usare cellule staminali ottenute dal cervello del paziente è quello riportato oggi. Come leggiamo sui giornali, i risultati sono stati buoni, il paziente ha avuto un chiaro miglioramento dei sintomi. E' questo il principio di una nuova era terapeutica? Chiaramente tutti si augurerebbero che questo sia il caso, tuttavia bisogna essere molto cauti, perché i sintomi del morbo di Parkinson possono essere influenzati da interventi di vario tipo.
Ho già ricordato l'esperienza passata con trapianto di cellule nella zona alterata, non usando cellule staminali, che in qualche caso ha causato un miglioramento dei sintomi, ma in altri ha causato un peggioramento; poi ci sono alcuni interventi in zone del cervello connesse con la malattia che anche possono migliorare i sintomi. Queste osservazioni fanno pensare che i meccanismi che producono i sintomi del morbo di Parkinson sono complessi, e che essi possono essere ridotti usando una varietà di interventi, per, ragioni che non si comprendono. E' possibile che il risultato riportato oggi sia dovuto a fenomeni di questo tipo? L'unico modo per rispondere al quesito è ripetere lo stesso intervento in altri pazienti, per vedere se il risultato viene ottenuto ripetutamente, il che appoggerebbe l'idea che si tratta di una vera cura.
Una cosa che sorprende è che il paziente, dopo un anno dal trattamento. rimane senza sintomi, sebbene le cellule introdotte non producano più dopamina. Questo risultato può essere interpretato in due modi. Uno è che il risultato non era basato sulla produzione di dopamina da parte delle cellule introdotte, ma da qualche altro effetto imprevisto; un'altra interpretazione è che il risultato era dovuto alla produzione di dopamina, e che questa produzione, forse in associazione ad altri fattori, ha modificato il funzionamento di altre parti del cervello che partecipano alla produzione dei sintomi. Una varietà di effetti è possibile in questo paziente perché le cellule introdotte erano state coltivate per parecchio tempo per aumentarne il numero, ed erano state esposte a varie sostanze per cercare di dirigerne la specializzazione nella direzione della produzione di dopamina; ma queste sostanze non erano sufficientemente specifiche, ed hanno diretto la specializzazione delle cellule in varie direzioni, come si è infatti osservato studiando le cellule stesse.
In ogni caso, questo risultato è molto interessante; esso certo aiuterà molto a migliorare la terapia dei morbo di Parkinson e di altre malattie basate sulla morte di cellule, se non altro perché stimolerà molta nuova ricerca. La ricerca è la base per ottenere dei risultati pratici importanti usando le cellule staminali; esse sono uno strumento di grandissimo potenziale, ma ancora dobbiamo imparare ad usarlo, e solo la ricerca può farcelo fare.