La stimolazione profonda nella chirurgia del Parkinson.
Il Gazzettino on-line
(13 gennaio 2004)
Nel mese di gennaio i neurochirurghi dell'Ospedale "Santa Maria della Misericordia" di Udine effettueranno un intervento per contrastare il morbo di Parkinson che si avvale della stimolazione profonda. "Avevamo iniziato due anni fa ma siamo stati costretti a una lunga interruzione per la necessità di acquisire una macchina indispensabile per la procedura. Ora, dopo un'attesa prolungata, il sistema è disponibile e siamo pronti a ripartire" ricorda il primario Miran Skrap.
La malattia di Parkinson è un disturbo degenerativo cronico che riguarda una parte del sistema nervoso centrale. I malati in Friuli si stima siano oltre 300. Causa tremori, lentezza progressiva nei movimenti e rigidità muscolare. Proprio per combattere rigidità e tremori è possibile impiantare lo stimolatore. L'équipe di Skrap lavora in stretto contatto con i neurofisiologi sia per la selezione dei pazienti, dato che non tutti coloro che si ammalano possono avvalersi di questa metodica, sia nel corso degli stessi interventi. "Viene compiuta una registrazione durante l'intervento e il neurofisiologo ci aiuta leggendo i tracciati per individuare il punto patologico che presenta attività elettrica alterata" chiarisce Skrap.
Il sistema funziona in pratica come un pace maker e viene posizionato sotto la clavicola del paziente inviando uno stimolo che inibisce l'attività irregolare. "Un elettrodo collegato attraverso un filo impedisce l'iperfunzione" aggiunge Skrap.
La difficoltà dell'intervento sta anche nel complesso lavoro di identificazione della posizione ottimale dell'elettrodo stimolante sulla scorta dei dati di registrazione dell'attività dei gangli cerebrali profondi.Nel vicino Veneto proprio da quest'anno la Regione ha deciso di inserire nel tariffario di prestazione riconosciuto alle Aziende sanitarie (Drg) l'ingente costo del neurostimolatore (16 mila euro). In passato in Friuli Venezia Giulia il costo gravava soprattutto sull'Azienda ospedaliera ma non è escluso che anche nella nostra regione si possa agevolare l'accesso a questi presidi di altissima tecnologia che costituiscono gli ultimi ritrovati per la cura di una malattia che può colpire soggetti anche giovani con gravi effetti invalidanti.
Nel 2001 a Udine era stato compiuto su un quarantenne trevigiano affetto da distonia (contrazioni muscolari non altrimenti curabili) il primo intervento in Italia per l'impianto nel cranio di uno stimolatore cerebrale dopo una definizione neurofisiologica del bersaglio. Allora avevano lavorato con la Neurochirurgia l'Itccs Medea-La nostra famiglia e un medico dell'Università di Atlanta, Jerrod Vitek.P.D.

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