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Terapia dopaminergica:
dalla Levo-dopa all'inibizione COMT. Mario Baratti U.O. Neurologia AUSL Modena (IV Congresso Nazionale Parkinson Italia, Viareggio, 22-23 aprile 2004) |
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L'era moderna della terapia
della Malattia di Parkinson (Parkinson Disease, PD) ha un anno
d'inizio, il 1877, quando Charcot dimostrò che la belladonna,
un alcaloide anticolinergico, era efficace nel trattamento della
malattia.
Successivamente al 1967, sono stati compiuti enormi progressi nel trattamento della PD, tuttavia la Levo-Dopa (LD), precursore naturale della dopamina, rimane ancora oggi il farmaco più potente ed efficace nel controllare i sintomi, in particolare quelli dipendenti dalla bradicinesia. Da 30 anni è aperto il dibattito relativamente al momento migliore in cui iniziare la terapia con LD nella PD, poichè il farmaco è correlato frequentemente alle complicanze motorie, come le fluttuazioni e le discinesie. Vi sono tuttora molti parkinsonologi che sostengono di dover iniziare precocemente la terapia con LD, ma i fautori di un inizio più ritardato, proprio per la comparsa delle complicanze tardive, sono più numerosi (le recenti Linee Guida Italiane recepiscono tale convincimento). Inoltre, a dispetto della sua efficacia, non vi sono studi epidemiologici conclusivi sul fatto che la LD possa effettivamente prolungare la vita dei pazienti parkinsoniani. La LD è assunta per via orale ed è assorbita a livello digiuno-duodenale, previo svuotamento gastrico, da un carrier attivo che trasporta anche altri aminoacidi. La maggior parte viene metabolizzata a livello epatico, renale ed ematico; solamente l'1% della dose assunta raggiunge il cervello. L'ipotesi che una dieta con ridotto apporto proteico sia di aiuto nel trattamento delle fluttuazioni motorie è tuttora controversa. Dagli inizi degli anni '70 la LD è stata utilizzata in combinazione con carbidopa (Sinemet) o benserazide (Madopar), inibitori periferici della dopa-decarbossilasi (DDCi), che hanno permesso di ridurre la dose giornaliera di LD e gli effetti collaterali dopaminergici periferici, come nausea (presente, comunque, nel 30-40% dei casi), vomito (10%), ipotensione ortostatica ed aritmie. Rarissimo è il glaucoma ad angolo acuto, come non vi è pericolo nei pazienti con melanoma. Gli studi hanno indicato, ad esempio, in 75 mg di carbidopa la dose sufficiente per contrastare gli effetti collaterali gastroenterici, tuttavia in pazienti particolarmente "sensibili" il dosaggio di carbidopa può essere aumentato, rispetto alle formulazioni pre-combinate, ricorrendo ad un preparato di sola carbidopa, non reperibile in commercio in Italia (Lodosyn). Si hanno due tipi di risposta
clinica alla LD: la risposta di breve durata e la risposta di
lunga durata. La maggioranza dei pazienti,
il 50% dopo 5-7 anni di terapia, inizia a presentare la cosiddetta
"sindrome da trattamento cronico con LD", caratterizzata
da fluttuazioni motorie e discinesie. Alla luce di quanto esposto
prima e secondo le Linee Guida Italiane, recentemente recensite,
sono emerse le seguenti indicazioni: Fluttuazioni motorie Movimenti
involontari costringe il medico ed il paziente
ad adottare strategie complesse, basate essenzialmente sull'ottimizzazione
del trattamento con LD, sull'associazione con farmaci che possano
garantire una maggior biodisponibilità della LD stessa
(es. inibitori della COMT), sull'associazione di farmaci dopamino
agonisti, sull'utilizzo di farmaci che interagiscano con altri
sistemi neurotrasmettitoriali. Per avere riduzioni della concentrazione
di picco ed aumentare l'emivita plasmatica della levodopa (una
delle strategie per una stimolazione più continua), sono
stati introdotti, da circa 20 anni i preparati a rilascio controllato
(Sinemet 200/50 o 100/25 compresse a rilascio modificato; Madopar
HBS). Vantaggi: significativo aumento del periodo ON, riduzione
del numero totali di dosi assunte giornalmente, miglioramento
dei sintomi nel corso della notte. Svantaggi: inizio ritardato
dei benefici dopo la prima dose del mattino (necessità
di aggiungere il preparato standard), comparsa più frequente
delle discinesie, occorre un dosaggio di LD maggiore del 30%
con il farmaco retard, a causa della minor biodisponibilità,
per avere la stessa efficacia del preparato standard. Altre modalità, per ottenere una stimolazione dopaminergica continua (infusione della LD direttamente in duodeno, iniezioni sottocute o intramuscolari di LD etilestere, somministrazioni endovena o intraventricolare di LD metilestere), non hanno avuto riscontro nella pratica clinica. E' in discussione anche la pratica, comunemente adottata in clinica, di somministrare piccole ma frequenti dosi di LD, con l'intenzione di ridurre le discinesie. Uno studio condotto da Verhagen segnala che è addirittura controproducente: non solo non si riducono le discinesie ma contemporaneamente diminuisce la risposta motoria. Se osserviamo il metabolismo
della dopamina: Fra gli inibitori delle MAO-B
conosciuti sono degne di nota: la selegilina (Jumex), in commercio
e la safinamide, in fase di studio. Più interessanti, perché
più efficaci dei precedenti, sono invece gli inibitori
delle COMT: il tolcapone (Tasmar) e l'entacapone (Comtan). Negli Stati Uniti è
già stato commercializzato un tipo di Sinemet che contiene
oltre al DDCi (carbidopa o inibitore della Dopa Decarbossilasi)
anche l'entacapone.
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