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Introduzione
Diversi studi suggeriscono che disturbi del sonno sono presenti
in almeno il 60-90% dei pazienti con Malattia di Parkinson (MP).
Disturbi del sonno notturno e sonnolenza diurna sono spesso presenti
nelle stesso paziente parkinsoniano, in quanto un sonno notturno
non soddisfacente e frammentato determina inevitabilmente sonnolenza
diurna. Quest'ultima, tuttavia, può essere accentuata
dalla terapia dopaminergica. Levodopa e dopaminoagonisti possono
infatti avere effetti variabili sul sonno notturno, inducendo
insonnia all'inizio della malattia e migliorando la qualità
del sonno nelle fasi più avanzate, ma possono anche provocare
sonnolenza diurna per sé .
Definizione ed epidemiologia
dei disturbi del sonno nella Malattia di Parkinson
Si distinguono due gruppi principali di disturbi del sonno nella
MP: a) alterazioni del sonno notturno, che comprendono
insonnia e parasonnie; b) alterazioni della
veglia, rappresentate da ipersonnia o eccessiva
sonnolenza diurna.
Insonnia: è il più comune disturbo del sonno
nella popolazione generale e nella MP; può essere costituita
da difficoltà nell'addormentamento, frammentazione del
sonno e risveglio precoce, sia isolati che in combinazione. Studi
su casistiche selezionate di pazienti con MP hanno mostrato che
il problema più frequente è la difficoltà
nel mantenimento del sonno e la sua frammentazione (Nausieda
e coll.,1982;Lees e coll.,1988).
La sindrome delle gambe senza riposo (RLS) è caratterizzata
dalla comparsa di sensazioni sgradevoli localizzate all'interno
delle gambe e dei piedi, che insorgono nelle ore serali, soprattutto
durante l'addormentamento. La sensazione dolorosa provoca una
necessità incontrollabile di muovere le gambe e costringe
il paziente ad alzarsi dal letto. Questo disturbo provoca un'insonnia
che interessa in modo particolare la prima parte della notte.
I movimenti periodici degli arti inferiori durante il sonno
(PLM) sono costituiti da una ritmica estensione dell'alluce (spesso
unilaterale) associata a dorsiflessione del piede, con occasionale
flessione di ginocchio e coscia, di durata variabile fra 0,5
e 5 secondi e con frequenza di 1/20-40 secondi. Compaiono nella
prima metà della notte e possono svegliare il paziente.
Spesso i PLM si associano alla RLS sia nell'anziano non parkinsoniano
che nei pazienti con MP; d'altra parte, entrambe queste condizioni
rispondono alla terapia dopaminergica indicando una comune patogenesi.
L'acatisia notturna è una sensazione soggettiva di impossibilità
a star fermi nel letto che può essere accompagnata da
movimenti stereotipati degli arti; differisce dalla RLS per la
mancanza di effetti positivi del movimento sui sintomi. Tende
a manifestarsi più comunemente nei pazienti con marcata
bradicinesia e rigidità.
Parasonnie: comprendono sogni vividi, incubi, allucinazioni
notturne, sonnambulismo e disturbi comportamentali del sonno
REM (REM behavior disorders, RBD); sono frequenti nella MP ed
in maggior misura nelle altre sinucleinopatie come l'atrofia
multisistemica e la malattia con corpi di Lewy diffusi.
Gli RBD sono caratterizzati dalla mancata comparsa dell'atonia
muscolare caratteristica del sonno REM, con messa in atto di
contenuti onirici e presenza di attività motoria complessa
associata ad aggressività verso se stessi o il partner.
La diagnosi differenziale con gli incubi è agevole perché
questi ultimi non si accompagnano a comportamenti motori.
Gli incubi rappresentano un risveglio comportamentale
durante il sonno profondo: si verificano generalmente nella prima
parte della notte e si esprimono con una sensazione oppressiva
sul torace, impressione di soffocare e impellente bisogno di
chiedere aiuto. Gli incubi possono essere provocati dai farmaci
dopaminergici e spesso rappresentano il primo stadio della psicosi
dopaminergica.
Ipersonnia o eccessiva sonnolenza diurna: non è
un fenomeno ben definito e, nell'anziano, un sonnellino diurno
è considerato normale. Alcuni studi hanno evidenziato
che il 49% dei pazienti con MP lamentano sonnolenza diurna e
fanno uno o più sonnellini rispetto al 26% dei controlli.
In uno studio di comunità (Tandberg e coll.,1999), un'eccessiva
sonnolenza diurna (definita come tempo di sonno diurno superiore
a 2 ore oppure presenza di almeno tre episodi di sonno diurno)
era evidenziata nel 15.5% dei pazienti e soltanto nell'1% dei
controlli. I pazienti con eccessiva sonnolenza avevano una MP
più grave ed avanzata di quelli senza sonnolenza; al contrario,
l'insonnia era egualmente rappresentata nei due sottogruppi di
pazienti rispettivamente con e senza sonnolenza diurna, a suggerire
una certa indipendenza tra sonnolenza diurna ed insonnia almeno
in questo studio.
I colpi di sonno, descritti per la prima volta da Frucht e coll.(1999)
ed inizialmente attribuiti ai nuovi dopaminoagonisti pramipexolo
e ropinirolo, sono stati riportati, seppur con minore frequenza,
anche per gli altri dopaminoagonisti e per la levodopa (Nikolaus
e coll., 2002). Si tratta di attacchi di sonno incoercibile che
possono verificarsi anche alla guida di un'autovettura, ma le
attività più a rischio sono guardare la televisione
o un film al cinema, l'attesa seduti in una sala, viaggi lunghi
in treno. Sono associati a sonnolenza diurna ed il soggetto,
generalmente, non conserva il ricordo del momento dell'addormentamento.
Molti studi recenti hanno indagato il problema della sonnolenza
su campioni di grande numerosità con questionari come
la scala di Epworth ed hanno mostrato un'elevata prevalenza di
sonnolenza diurna (15-76%) e meno frequentemente di colpi di
sonno (3,8-22.6%) nei pazienti parkinsoniani, significativamente
superiore ai controlli (Hobson e coll., 2002; Hogl e coll.,2003).
La scala di Epworth era altamente predittiva a posteriori per
la presenza di colpi di sonno e questi ultimi, insieme alla sonnolenza,
erano correlati alla dose di levodopa, all'uso dei dopaminoagonisti
ed alla durata di malattia.
Sonno, sonnolenza diurna
e dopamina.
Il sonno normale è una successione ciclica di due differenti
stati: il sonno quieto, o nonREM, ed il sonno attivo, o REM.
Il sonno nonREM è, a sua volta, costituito da 4 stadi,
i primi due (I e II) denominati "sonno leggero"
e gli ultimi due (III-IV) "sonno profondo",
o sonno con onde lente. Il sonno profondo è ristorativo
e caratterizzato da incremento delle sintesi proteiche neuronali,
quello REM è instabile e caratterizzato da un aumento
del metabolismo energetico neuronale.
Le alterazioni neuropatologiche della MP interessano strutture
anatomo-chimiche coinvolte nella modulazione del ciclo sonno-veglia
e d'altra parte i farmaci antiparkinsoniani interagiscono con
le medesime strutture e sono quindi potenzialmente in grado di
modificare lo stesso ciclo sonno-veglia. La dopamina esercita
un ruolo complesso nella fisiologia del sonno; oggi si ritiene
che essa sia particolarmente importante per il controllo del
sonno REM.
L'apomorfina, potente agonista dei recettori dopaminergici D2,
mostra un'azione bifasica nell'animale da laboratorio, provocando
per dosi basse un effetto ipnotico e per dosi alte attivazione
motoria ed insonnia. Il pramipexolo ha un effetto bifasico analogo
all'apomorfina ed aumenta sonno REM e nonREM a basse dosi, determinando
insonnia per le alte dosi.
La levodopa esercita effetti di rilievo sul sonno REM riducendo
la durata del sonno REM ed aumentandone la latenza di comparsa
nei soggetti parkinsoniani e nei controlli sani.
Metodologie di valutazione
della sonnolenza diurna.
La valutazione della vigilanza durante il giorno si può
ottenere mediante questionari, test di attenzione e tecniche
elettrofisiologiche. Tra le metodiche soggettive, ha ricevuto
maggiori validazioni cliniche la Epworth Sleepiness Scale (Tabella
1). Si tratta di un questionario autosomministrato che valuta
la propensione ad addormentarsi che un soggetto mostra in alcune
situazioni che fanno parte della vita quotidiana, con uno score
per ogni situazione che va da 0 a 3 (probabilità elevata
di addormentarsi).
Più indaginose sono le tecniche elettrofisiologiche, quali
la registrazione EEG continua per 24 ore, il test ripetuto della
latenza di sonno (Multiple Sleep Latency Test) (MSLT), il test
di mantenimento della vigilanza (Multiple Waking Test) (MWT).
Il MSLT è il metodo più usato per valutare la propensione
al sonno e si basa sul fatto che più un individuo è
sonnolento tanto più velocemente si addormenta. Il soggetto
da esaminare viene invitato a dormire nel laboratorio del sonno
per un periodo di 20 minuti ad intervalli regolari durante l'arco
della giornata e viene calcolato il tempo che impiega ad addormentarsi.
Una media delle latenze inferiore a 5 minuti è ritenuta
essere indicativa di una sonnolenza patologica, valori compresi
tra 5 e 10 minuti sono considerati borderline, mentre quelli
superiori a 10 minuti sono ritenuti normali.
Trattamento della sonnolenza
diurna.
Se la sonnolenza diurna è conseguenza di disturbo del
sonno notturno, ed in particolare di insonnia, è evidente
che è questo il problema da risolvere in primis.
Per quanto riguarda l'insonnia, occorre anzitutto comprendere
se si tratta di una forma primaria oppure di una insonnia secondaria
a disturbi psichiatrici (come depressione ed ansia), alla MP
per sé o ad altre patologie internistiche in comorbilità
(come disturbi respiratori, reflusso gastro-esofageo, ecc.).
L'insonnia, specie nelle forme più lievi e transitorie,
talvolta risponde ad alcune semplici misure di igiene del sonno,
quali esercizio fisico, terapie di rilassamento, bagno caldo
1-2 ore prima di coricarsi, lettura di un libro al momento di
coricarsi, mantenimento di una temperatura ambientale di pieno
comfort.
Nei casi in cui l'insonnia sia espressione temporanea di un disturbo
di adattamento e/o ansia, la terapia farmacologica prevede l'impiego
di benzodiazepine a breve emivita, oppure ipnoinducenti a struttura
non benzodiazepinica assunti immediatamente prima di coricarsi.
Quando è presente una depressione e l'insonnia si caratterizza
per il tipico risveglio centrale o precoce, occorre associare
un trattamento con antidepressivi.
Se l'insonnia è dovuta ad un'accentuazione notturna dei
sintomi parkinsoniani per iniziale fenomeno di wearing off, la
levodopa a rilascio controllato e/o un dopaminoagonista a lunga
emivita, quale ad esempio la cabergolina, possono avere un effetto
positivo.
Il trattamento della sonnolenza diurna non provocata da disturbi
del sonno notturno, prende in considerazione la riduzione del
dosaggio fino alla sospensione dei farmaci con maggior effetto
sedativo (in particolare i dopaminoagonisti non ergot, quali
ropinirolo e pramipexolo), eventualmente sostituendoli con uno
dei derivati ergot. Dati preliminari indicano che sostituendo
gli altri dopaminoagonisti con cabergolina in monodose serale
si osserva una riduzione della sonnolenza diurna, con conservazione
di un positivo effetto sui sintomi motori (Del Dotto e coll.,2003).
Una volta rimosse anche eventuali cause farmacologiche può
essere provato un trattamento con modafinil che si è mostrato
efficace con monodose mattutina di 100-200 mg in un recente studio
controllato.
Tabella 1 - Scala per la Valutazione della Sonnolenza di Epworth
(Epworth Sleepiness Scale, ESS).
Che probabilità ha di
appisolarsi o di addormentarsi nelle seguenti situazioni, invece
di sentirsi soltanto stanco? La domanda si riferisce alle sue
abitudini nell'ultimo periodo. Qualora non si sia trovato di
recente in alcune delle situazioni qui elencate, provi ad immaginare
come si sentirebbe. Usi la seguente scala per scegliere il punteggio
più adatto ad ogni situazione:
0 = non si addormenterebbe mai
1 = bassa probabilità di addormentarsi
2 = moderata probabilità di addormentarsi
3 = elevata probabilità di addormentarsi
Situazioni:
Seduto a leggereGuardando la TV
Seduto, inattivo in un luogo pubblico (a teatro, ad una conferenza)
Passeggero in automobile, per un'ora senza soste
Sdraiato per il riposo pomeridiano, quando le circostanze lo
permettono
Seduto, parlando con qualcuno.
Seduto tranquillamente dopo il pranzo, senza avere bevuto alcoolici
In automobile, fermo per pochi minuti nel traffico
Bibliografia:
Del Dotto P, Gambaccini G, Caneparo D, Berti C, Bernardini S,
Bonuccelli U.
Bedtime cabergoline in Parkinson's disease patients with excessive
daytime sleepiness induced by dopamine agonists. Neurol Sci.
2003; 24:170-1.
Frucht S,Rogers JD,Greene PE e coll.,Falling asleep at the wheel:motor
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Hobson DE,Lang AE,Wayne Martin WR e coll.-Excessive daytime sleepiness
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Canadian Movement Disorders Group. JAMA 2002;287:455-63.
Hogl B, Seppi K, Brandauer E e coll. Increased daytime sleepiness
in Parkinson's disease: a questionnaire survey. Mov Disorders
2003; 18(3): ©ob319-23.
Nikolaus C,Wenzel K,Suppan K e coll.-Sleep attacks in patients
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Tandberg E,Larsen JP,Karlsen K-Excessive daytime sleepiness and
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