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Il miglioramento delle condizioni
generali ha determinato un progressivo incremento della durata
di vita nelle popolazioni dei paesi occidentali e di conseguenza
delle patologie età-correlate. Ciò ha reso più
evidente l'osservazione di disturbi cognitivi o comportamentali
anche nelle persone affette da malattia di Parkinson, con un
conseguente incremento della disabilità, della dipendenza
e della mortalità.
La prevalenza della demenza varia considerevolmente nei vari
studi sia in relazione ai criteri diagnostici applicati sia in
rapporto alla popolazione di studio, essendo mediamente del 40%,
mentre il rischio cumulativo di sviluppare una demenza è
4-6 volte maggiore rispetto alla popolazione di controllo. Fattori
di rischio per la comparsa di demenza nelle persone con malattia
di Parkinson sono l'età avanzata, un'età più
avanzata all'esordio, la precoce comparsa di disturbi confusionali
correlati alla terapia con levodopa, la presenza di disturbi
dell'eloquio e segni assiali, una bradicinesia marcata, scarse
prestazioni ai test di flueza verbale, una depressione prolungata.
Caratteristiche cliniche
La sintomatologia differisce in parte da quella osservata nelle
persone con malattia di Alzheimer. Dominano il quadro i disturbi
esecutivi associati alle funzioni frontali. Il termine funzioni
esecutive si riferisce ai processi mentali implicati nella realizzazione
di un comportamento diretto verso un obiettivo. Essi includono
la regolazione del comportamento (spostamento o mantenimento)
e la sua sequenza.
I disturbi attenzionali -incremento dei tempi di reazione, difficoltà
nello spostamento, fluttuazioni attenzionali- sono frequenti
nel corso della malattia e sono simili alle fluttuazioni della
vigilanza osservate nella demenza a corpi di Lewy diffusi. La
memoria -di lavoro, a lungo termine, visuospaziale e l'apprendimento
procedurale- risultano compromessi in persone parkinsoniane con
demenza. I soggetti con Parkinson mostrano spesso un deficit
del richiamo libero mentre si avvalgono di segnali semantici
(cues) o di riconoscimento, con una capacità di immagazzinamento
che è preservata nel tempo, diversamente dai soggetti
con malattia di Alzheimer..
L'afasia è raramente osservata, mentre un'alterazione
della fluenza verbale è comune. Un'aprassia ideomotoria
è rara e la sua presenza indirizza verso una diagnosi
di degenerazione corticobasale. Tuttavia, alcuni deficit (alterata
fluenza verbale, difficoltà di denominazione) possono
non riflettere una compromissione selettiva del linguaggio, ma
rappresentare uno spettro della sindrome disesecutiva (alterata
ricerca auto-generata).
Disturbi della personalità e depressione del tono dell'umore
sono comuni nelle persone con Parkinson, così come la
comparsa di allucinazioni visive e delirio di gelosia. In alcuni
soggetti possono presentarsi stati di agitazione ricorrenti e
disturbi amnesici di tipo limbico. In tali casi occorre ricercare
un sottostante disturbo metabolico o una causa infettiva, ma
anche i farmaci antiparkinsoniani sono frequentemente implicati.
La perdita di neuroni dopaminergici nella pars compacta della
sostanza nigra è responsabile sia dei segni motori sia
della bradifrenia. Tuttavia, il trattamento con levodopa, che
migliora in parte anche alcune performances cognitive in soggetti
parkinsoniani non dementi, non è in grado di influenzare
positivamente i disturbi presenti in corso di demenza. Infatti,
altri sistemi neuronali sia noradrenergici (locus coeruleus)
sia colinergici (nucleo basale di Meynert) sono degenerati nei
soggetti parkinsoniani con declino cognitivo. Inoltre, la presenza
di corpi di Lewy nella corteccia frontale e temporale o l'accumulo
di placche senili con degenerazione neurofibrillare si associano
a demenza e rendono a volte difficile la distinzione clinica
tra malattia di Parkinson con demenza, demenza a corpi di Lewy
diffusi, malattia di Parkinson con demenza tipo Alzheimer.
I disturbi del comportamento e psichiatrici rispondono ad alcuni
neurolettici (in particolare clozapina), mentre i disturbi cognitivi
non hanno una strategia terapeutica definita, ma i farmaci anticolinesterasici
mostrano incoraggianti risultati in alcuni pazienti.
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