Approccio psicofisiologico, il biofeedback e le tecniche di rilassamento.
Carlo Pruneti, Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Parma
(IV Congresso Nazionale Parkinson Italia, Viareggio, 22-23 aprile 2004)

Natura Scientifica della Tensione e del Rilassamento.
Esistono molteplici definizioni differenti per i termini "rilassamento" e "tensione". "Rilassamento" può voler indicare tutto ciò che è compreso tra andare in vacanza e fare un picnic, mentre "tensione" può voler connotare un'atmosfera ostile o altri problemi "risolvibili" ricorrendo all'alcol. In ogni caso, la definizione scientifica di questi due termini è relativa agli stati e alle condizioni specifiche della muscolatura scheletrica. La parola tensione indica la contrazione (accorciamento) delle fibre della muscolatura scheletrica, mentre il termine rilassamento ne descrive l'allungamento.
Quando siamo tesi, contraiamo i nostri muscoli. Quando siamo rilassati invece, li rilasciamo a livello etimologico i termini sono così definiti:
·Tensione: dal latino tensio = atto, effetto del tendere, condizione di colui che è teso.
·Rilassamento: da rilassare, in latino relaxare, da laxare = allentare, atto del rilassarsi, ad esempio, la tensione nervosa.
In Psicologia: tensione-rilassamento, una delle tre dimensioni, insieme a eccitazione-calma, piacere-dispiacere, sulle quali si basano i sentimenti umani (W. Wundt, 1899).

Principi di Rilassamento Progressivo.
Una chiara comprensione del Rilassamento Progressivo inizia dal concetto di "riposo" e di "rilassamento" ovvero comportamenti volti al recupero delle energie. Purtroppo, per quanto indispensabile sia, non siamo ancora in grado di massimizzare l'effetto del riposo né di riuscire ad ottenerlo qualvolta ne avessimo bisogno.
Il Rilassamento Progressivo può essere considerato perciò come un metodo di sostegno per riposare bene. Il valore del riposo, infatti, è profondamente conosciuto e valorizzato anche da medici che solitamente lo prescrivono come una delle cure più efficaci, come ad esempio la famosa e frequente "cura del sonno". La semplice prescrizione, comunque, rimane priva di valore se il paziente ignora il saper riposare, (come si sono resi conto i miei studenti). Alla fine del corso di Rilassamento Progressivo, i miei allievi hanno confermato l'importanza del corretto riposo per i loro pazienti (e per loro stessi) e, più importante, hanno imparato ad aiutarli a rilassarsi bene. La loro conclusione è che la prescrizione del riposo è molto superiore ad una prescrizione di Valium.
In ogni caso, imparare a rilassare completamente e correttamente i propri muscoli non è un esercizio facile. Nel corpo umano, infatti, esistono all'incirca 1.030 diversi muscoli striati (che compongono circa metà del nostro peso corporeo) (Nota 1). Un prolungato uso errato di questi muscoli, dunque, può portare ad un cronico mal funzionamento di varie strutture corporee, per le quali non esiste un metodo di cura facile e veloce. Pertanto, nella misura in cui abbiamo trascorso l'intera vita a usare i nostri muscoli in modo scorretto, è ragionevole aspettarsi che saranno necessari vari anni per poterli rieducare a funzionare nella maniera giusta. L'ipnosi, gli psicofarmaci o altri metodi proposti da religioni, filosofie o approcci attualmente di moda non sono sufficienti per raggiungere questo obiettivo. Semplicemente, servono tempo ed esercizio per poter pazientemente imparare a correggere quelle abitudini negative che hanno causato il mal funzionamento muscolare. Fortunatamente, i tempi necessari per ottenere il desiderato risultato sono in proporzione molto più brevi di quelli che sono stati serviti per imparare l'uso scorretto dei muscoli.
Imparando il Rilassamento Progressivo, dobbiamo imparare ad ascoltare le esperienze percettive del nostro mondo sensitivo interiore, come siamo abituati a farlo con il mondo che ci circonda all'esterno. Per raggiungere questa abilità altamente specifica, si impiegano fondamentalmente due semplici principi fisiologici: 1) imparare a riconoscere uno stato di tensione, e 2) rilassare tale tensione e contrastarla con uno stato di rilassamento. Si crea una sistematica tensione in ognuno dei principali gruppi muscolari, cosicché l'allievo può identificare la sensazione unica di "tensione" (control signal) per il gruppo di muscoli interessato. Questo stato di tensione viene quindi studiato e conseguentemente eliminato tramite rilassamento. A questo punto è molto importante sottolineare che l'agente di queste due tappe, ovvero il riconoscimento della tensione e l'eliminazione della stessa, non è l'istruttore bensì l'allievo stesso. Il Rilassamento Progressivo pone l'enfasi sul ruolo dell'allievo e non su quello dell'istruttore.
La sensazione di tensione viene denominata segnale di controllo perché rappresenta letteralmente una forma di controllo relativo ai circuiti neuromuscolari. Così come si guida una macchina o un aereo, così si può controllare il corpo umano tramite i muscoli scheletrici. Vediamo più dettagliatamente in quale modo avviene questo controllo del corpo umano.
Quando un muscolo si contrae, vengono attivati all'interno dello stesso dei microscopici ricettori sensitivi. L'attivazione di questi ultimi genera una successione di impulsi nervosi, che sono portati al cervello attraverso fibre adibite al controllo sensitivo. Ed è proprio questo fenomeno neuro-muscolare, quale la generazione e trasmissione d'impulsi nervosi, a costituire il control signal, il segno localizzato dello stato di tensione. Questo fenomeno fu riportato già agli inizi del diciannovesimo secolo dal famoso psicologo Sir Charles Bell, dal quale la definizione di: "senso muscolare di Bell".
Imparando ad osservare le proprie sensazioni interiori, si può sviluppare una notevole capacità di riconoscere i propri control signals qualora si verifichino attraverso la nostra muscolatura scheletrica. L'obiettivo a lungo termine che viene proposto dal Rilassamento Progressivo, è quello di permettere al corpo di monitorare istantaneamente tutti i control signals, così da alleviare le tensioni che non sono desiderate. Il raggiungimento di questa capacità di consueto monitoraggio e rilassamento automatico può necessitare da un anno a più anni di continuo esercizio. Livelli meno elevati di Rilassamento Progressivo, però, possono essere ottenuti anche nel giro di qualche mese o addirittura settimane.
Il processo completo tramite il quale possiamo controllare le nostre tensioni è rappresentato dai loops o circuiti chiusi. Quando i muscoli si contraggono, si generano scariche di impulsi nervosi che vengono trasmessi al cervello attraverso le fibre adibite al controllo sensitivo. Una volta entrati nel cervello, questi impulsi danno luogo ad una serie di complessi eventi del sistema nervoso centrale, a seguito dei quali gli stessi impulsi nervosi tornano ai muscoli attraverso le fibre addette al controllo motorio. Nel momento in cui questi impulsi motori giungono ai muscoli, viene creata un'ulteriore contrazione muscolare che a sua volta scaturisce nuovamente altri impulsi nervosi al e dal cervello. Questi circuiti complessi consistenti da muscoli-sistema- nervoso-cervello, cervello-sistema nervoso-muscoli, si ripetono continuamente. Inoltre, tali circuiti sono composti sia da tessuti nervosi sia da fibre muscolari e vengono quindi identificati come circuiti "neuro-muscolari". Conseguentemente, essi formano buona parte di ciò che verrà trattato in questo libro. Attraverso il rilassamento dei muscoli scheletrici è possibile indurre a uno stato di riposo tutti i componenti dei circuiti neuro-muscolari, compreso il cervello stesso.
Il concetto di "circuito neuro-muscolare" è tutt'altro che nuovo. E' un concetto che risale all'antica Grecia e può essere ricostruito attraverso le opere di filosofi e psicologi antichi per arrivare a ciò che propone il pensiero scientifico contemporaneo. Alcuni dei più noti pensatori hanno riconosciuto che alla base del funzionamento del corpo umano sta proprio questa trasmissione di messaggi tra i sistemi muscolari ed il cervello.
Probabilmente, la presentazione più nota del concetto di circuito è quella di Wiener (1948) che sviluppò il concetto che il corpo funziona in termini di fedback loops attraverso i quali l'informazione viene trasmessa da una regione del corpo ad un'altra all'interno dei loops stessi. La domanda che a questo punto plausibilmente ci si pone è la seguente: se il corpo funziona mediante questi circuiti, quale è il sistema di controllo che dirige i circuiti neuromuscolari? Durante lo scorso secolo, una risposta (e successivamente confermata in molte ricerche) venne trovata dallo psicologo Alexander Bain: è la persona stessa ad avere il potere di controllare e gestire la muscolatura scheletrica, essendo questa l'unica per l'appunto "gestibile" da noi. Per questa ragione, i muscoli dello scheletro sono stati chiamati muscoli volontari. Infatti, per produrre un determinato movimento noi contraiamo e distendiamo sistematicamente i muscoli di quella parte del corpo che siamo interessati a muovere. Ad esempio, se decidiamo di uscire fuori di casa, iniziamo con il mettere un piede davanti all'altro. Il concetto è talmente ovvio che non necessita ulteriori approfondimenti o spiegazioni. Quello che però non è talmente ovvio è che le funzioni interne del corpo funzionano in maniera simile ai muscoli dello scheletro (che i muscoli dello scheletro hanno un'influenza simile sulle parti interne del corpo). Come si può facilmente dimostrare, nel caso noi decidessimo di incrementare il nostro polso, dobbiamo semplicemente fare tensione su tutti i muscoli del nostro corpo. Per decelerarlo, invece, una volta raggiunto l'incremento desiderato, basta diminuire l'eccessiva tensione che abbiamo creato.
L'essenza del nostro messaggio è riuscire ad applicare questi principi a quelle funzioni del corpo che sono meno evidenti, ovvero nascoste e sofisticate, e riconoscere che è possibile controllare mediante lievi tensioni muscolari.
E' importante enfatizzare che questi eventi si svolgono su una scala alquanto piccola. Infatti, perfino le minime contrazioni (tensioni) muscolari portano ad una attivazione, per quanto limitata, dei ricettori muscolari. Questa attivazione è sufficiente perché questi ricettori inizino a creare una serie di lievi impulsi nervosi che, col tempo, sarà possibile individuare come lievi tensioni o control signals. A loro volta, questi deboli segnali di tensione potranno essere utilizzati per controllare le meno evidenti attività del corpo. Tutto ciò che occorre è imparare ad acutizzare i propri sensi ad un altissimo livello per poter captare anche le minime sensazioni che si generano all'interno del nostro corpo. A questo punto ci troveremo nella posizione tale da saper manipolare i numerosi circuiti neuro-muscolari che sono simultaneamente attivi nel nostro corpo.
Considerando semplicemente la maniera in cui si possono usare queste capacità, diventa importante riconoscere che nel mondo esistono varie forme e sistemi di controllo. Ad esempio, il sistema di controllo per l'energia elettrica responsabile dell'illuminazione di una stanza. Per attivare il dispositivo di accensione, l'energia elettrica viene fatta confluire all'interno del circuito e la luce si accende. Alternativamente, per spegnere la luce, il dispositivo viene disattivato e l'energia elettrica cessa. Il controllo muscolare non funziona esattamente alla stessa maniera. Riconoscere questa differenza è estremamente importante per colui che vuole imparare a controllare la tensione: nel momento in cui il dispositivo di accensione della luce viene disattivato, occorre produrre una specifica attività per terminare l'apporto di energia elettrica. Sarebbe contraddittorio se si dovesse produrre un'attività per raggiungere uno stato di rilassamento dei muscoli del corpo. Non si può "lavorare" per rilassarsi, sarebbe paradossale.
Contrariamente a quanto descritto sopra, il pedale dell'accelerazione di una vettura rappresenta una forma di controllo molto più analoga al funzionamento muscolare. Infatti, per incrementare la velocità, eseguiamo lo sforzo di spingere sull'acceleratore e dare gas. Alternativamente, lasciamo il pedale, diminuiamo la "pressione" e la macchina decelera. In breve, quando vogliamo produrre un'azione dobbiamo "pigiare l'acceleratore" del nostro corpo, mentre quando vogliamo rilassare sia il corpo che la mente dobbiamo semplicemente "staccare la spina" e lasciar andare i muscoli. Per imparare a rilassarci, bisogna imparare ad usare e gestire correttamente questi sofisticati sistemi di controllo muscolare quali gli elementi di controllo dei circuiti neuro-muscolari.
Riassumendo, all'interno di ciascun muscolo sono generati dei segnali che trasmettono messaggi al cervello mediante impulsi nervosi. Vi sono inoltre piccole cellule nervose che trasportano messaggi motori dal cervello al fine di produrre contrazioni sistematiche dei muscoli. Questi eventi nervosi e muscolari sono alla portata di ogni fisiologo. La scienza è riuscita ad accumulare una vasta conoscenza riguardo ai sofisticati principi relativi alla causalità che esiste tra gli eventi elettrici, chimici e meccanici che accadono all'interno dei nostri muscoli. Ad esempio, sappiamo che questi circuiti funzionano in maniera molto rapida, in quanto la velocità di trasmissione degli impulsi nervosi nell'uomo risulta essere pari a 36-91 metri al secondo (40-100 yards). Questo implica che la nostra capacità di esercitare il controllo sulle funzioni del nostro corpo sia altrettanto rapida, ciò vale anche per le funzioni più nascoste e sofisticate che stanno alla base di tensioni negative. Il metodo step-by-step che viene proposto nel capitolo 10 al fine di imparare il Rilassamento Progressivo ti fornirà l'opportunità di esercitare un controllo efficace sui circuiti neuro-muscolari. In ogni caso occorre sviluppare e approfondire la nostra conoscenza relativa all'origine e al ruolo della tensione muscolare.

Tensione Generale e Localizzata.
Oltre alla tensione localizzata (quella confinata a specifici gruppi muscolari), il corpo genera un tipo di tensione più generale che interessa continuativamente tutta la muscolatura scheletrica. Questa tensione generale è una tensione residua che oltre a rappresentare una delicata e continua contrazione delle fibre muscolari, denota anche lievi accenni di movimento localizzato. Il rilassamento localizzato ci permette di rilassare un gruppo limitato di muscoli specifici, mentre il tipo di rilassamento necessario per alleviare la tensione generale richiede tecniche differenti. Jacobson sviluppò un procedimento per controllare questo fenomeno generale. Esso consiste nell'indurre un graduale e uniforme irrigidimento di un determinato lembo; successivamente questo irrigidimento viene gradualmente rimosso attraverso il rilassamento (sempre graduale) del lembo interessato. Attraverso sufficiente esercizio, questa procedura potrà permetterti di azzerare completamente qualsiasi residuo di tensione. Ciò può essere verificato mediante misure obiettive quali l'elettromiografia. Inutile aggiungere che solo coloro che hanno fatto pratica possono essere a diretta conoscenza sia della tensione generale sia di quella localizzata.
Il riferimento al rilassamento graduale della tensione generale ci offre un'opportunità di riflettere su varie connotazioni presentateci dal termine "Rilassamento Progressivo". Primo, sono necessarie delle esercitazioni giornaliere per poter progressivamente riuscire a ridurre la tensione residua generalizzata. Secondo, il termine "Rilassamento progressivo" sta ad indicare che durante il periodo di pratica vari gruppi di muscoli vengono progressivamente e successivamente rilassati all'interno del corpo (prima un gruppo, poi un altro), in modo che al termine del trattamento sarà possibile raggiungere automaticamente (in modo naturale) uno stato di tranquillità fisica e calma interiore.

Rilassamento Totale e Differenziato.
L'obiettivo del clinico e del riabilitatore non sarà quello di eliminare la tensione "in toto", bensì di riuscire a far controllare meglio le funzioni interessate per far sì che il paziente possa usufruirne, in modo adeguato, della tensione necessaria alla normale vita di relazione. La maggior parte delle persone, infatti, non solo pazienti affetti da problemi neurologici, continuerà a tendere inutilmente fasci muscolari, fino a quando non subentreranno sintomi quali l'irrigidimento del collo, cefalea, ma anche bruxismo, ecc., tutte tensioni inutili, per non dire dannose.
L'obiettivo principale sarà, in questo caso, quello di compiere un determinato movimento, in maniera efficace in modo che i muscoli del corpo si rilassino automaticamente se non sono da utilizzare nella produzione di un qualche movimento. In breve tempo è comunque possibile imparare a rilassare selettivamente quei muscoli che non sono necessari per l'esecuzione di un dato movimento. Di conseguenza, si può riuscire ad eliminare reazioni eccessive quali la rabbia nei confronti di situazioni complesse o percepite come incontrollabili. Quando si è rilassati, infatti, si contraggono esclusivamente quei muscoli che sono indispensabili al raggiungimento dell'obiettivo prefisso, questi ultimi saranno contratti a livello ottimale e non eccessivamente.
Molte persone sprecano una notevole quantità d'energia stando eccessivamente tesi persino quando sono seduti o fermi in piedi.
Riassumendo, la tensione rappresenta la contrazione delle fibre muscolari, e il rilassamento è lo scioglimento della contrazione che risulta nell'allungamento delle fibre muscolari. Al fine di ottenere il controllo della tensione, la prima cosa necessaria da imparare è saper riconoscere le tensioni deboli e la seconda sciogliere le stesse mediante il rilassamento. A questo stato di rilassamento viene, nei training di rilassamento muscolare progressivo, contrapposto il precedente stato di tensione, è così maggiormente conosciuto il controllo della tensione in quella specifica regione del corpo. Esercitando questo controllo della tensione è possibile gestire meglio la componente muscolare dei circuiti neuro-muscolari, così da utilizzare il proprio corpo per un'efficienza ottimale. Di conseguenza la muscolatura scheletrica può essere utilizzata per controllare efficacemente sia il comportamento esteriore del corpo, sia quelle funzioni più interiori, quali i processi mentali e l'attività del sistema cardiovascolare. Il controllo efficace segue l'apprendimento del rilassamento selettivo e dell'ottimale contrazione di quei muscoli necessari per compiere il movimento desiderato. Esercitandosi sufficientemente si raggiunge l'automaticità, uno stato in cui il corpo si rilassa selettivamente in maniera automatica.
I principi base del rilassamento scientifico, possono essere efficacemente applicati alla nostra vita quotidiana in modo da poter apprendere meglio come spendere le nostre limitate risorse energetiche saggiamente. Il rilassamento, soprattutto nelle versioni di Jacobson e Bernstain (Bernstein e Borkovec 1973) può Inoltre essere proficuamente impiegato in molte situazioni cliniche e sub cliniche in campo psicologico, psichiatrico e neurologico. In particolare nel morbo di Parkinson esercizi guidati di rilassamento, soprattutto se inseriti in un contesto di accoglienza psicologica e dopo un attento esame clinico neuropsicologico e psicofisiologico può rappresentare un eccellente trattamento coadiuvante dei trattamenti più tradizionali farmacologici e fisisatrici.

Nota 1:
Alcune stime relative al numero di muscoli rsultavano inferiori questa, come ad es. la spesso citata stima di 600. Conseguentemente a decisioni di definizione l'attuale numero è in qualche misura arbitrario. Taluni muscoli, quali ad es. i bicipiti del braccio destro, pur essendo 2 muscoli vengono denotati con un unico nome. Quindi, in una chart di nomenclatura, i bicipiti ammontano effettivamente a 4 muscoli (2 per braccio). Talaltri muscoli, specialmente quelli della schiena, e aventi un unico nome, consistono da circa 20 muscoli separati.. Alla luce di queste considerazioni, quindi, la stima di 1,030 fatta dal Dr. Jacobson, risulta essere una stima piuttosto realistica.