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Il neurologo prof.
Renzo Bassi risponde alle vostre domande (11 - 15; 21 novembre 2006 - 23 marzo 2007). |
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15 - Il
23 marzo 2007 D.G. ha chiesto: "Salve professore, le vorrei sottoporre il caso di mia madre, 68enne, che 12 anni fa ebbe un ictus emorragico in sede fronto-parietale destra. Dopo una decina di anni trascorsi in una situazione fisica stabile e almeno accettabile, essendo lei parzialmente autonoma nonostante la grave emiparesi, da circa due anni è andata soggetta a un progressivo peggioramento fisico e più recentemente anche psichico che l'ha portata alla non autonomia e ormai da tre mesi alla quasi immobilità. E' apparsa gradatamente anche una certa disartria e una particolare fissità dello sguardo (con occhi sgranati), che non aveva mai avuto, poi una difficoltà di mantenere l'equilibrio con problemi anche da seduta (postura con tronco e capo flessi a destra, la parte "sana"). La memoria è quasi intatta, ma appare ora qualche problema di tipo cognitivo/visuo-spaziale (analisi di problemi e programmazione). Per completare il quadro, fino a qualche tempo fa, quando le capitava di avere piccole perdite di urina (da sforzo) lei se ne accorgeva subito e ci avvisava tempestivamente. Invece negli ultimi 15 giorni ha avuto alcuni importanti episodi diurni, da seduta (quindi senza sforzo, ma con perdita pressoché totale) in un caso ben due volte in un solo giorno, e la cosa preoccupante è che non se ne sia accorta: anzi quando glielo abbiamo detto ha minimizzato l'accaduto, come fosse stato "normale". Dalla RM con contrasto fatta sei mesi fa non apparirebbe nulla di nuovo rispetto al vecchio ictus se non una leggera atrofia corticale. I medici non parlano di demenza perché nel complesso lei è ancora mentalmente lucida. Un suo collega neurologo recentemente consultato tuttavia ha parlato di "parkinsonismo" (e vuole perciò prescriverle il Madopar) ma senza essere più specifico. Lei che cosa ne pensa? Questa rapidità di ingravescenza deve invece far pensare a qualche patologia particolare (perché il Parkinson normalmente impiega diversi anni prima di complicarsi)? Ritiene che per una precisa diagnosi differenziale siano necessari esami più approfonditi della RM e se sì, quali? Mi scuso per la lunghezza e la ringrazio anticipatamente"
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14 - L'11
gennaio 2007 O.G. ha chiesto: "Professore,volevo chiederle se l'assunzione di ossido nitrico ha benefici nella malattia di Parkinson. Grazie."
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13 - Il
27 dicembre 2006 G.Q. ha chiesto: "Vorrei sapere se esiste una dieta specifica per i malati di Parkinson. Mia mamma e' malata da circa 10 anni, ha 68 anni, alta1,60 mt pesa circa 65 kg. E' stata operata alla carotide e da allora ha avuto crisi respiratorie tanto che le hanno dovuto fare la tracheotomia; dopo un mese le hanno chiuso il passaggio pero' fa fatica a parlare e deglutire. In ospedale aveva meno tremolio e camminava meglio. Secondo me per via sia dell'alimentazione sia per la fisioterapia che praticava. Grazie in anticipo. Porgo distinti saluti."
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12 - Il
2 dicembre 2006 S.O. ha chiesto: "Egregio professore da quattro anni, mi è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Considerato che ne ho compiuti 43 il 27 agosto scorso, mi si prospetta una lunga, almeno statisticamente, convivenza con questo indesiderato compagno di viaggio. .. I sintomi che presento sono quasi esclusivamente a carico della parte destra del corpo; il più fastidioso è la grande difficoltà nello scrivere, non tanto la micrografia ma piuttosto l'irrigidimento a cui va incontro la mano destra che dopo poche righe si blocca. Anche a carico della gamba destra le cose non vanno benissimo in quanto appoggio il piede con minore scioltezza e prevale la senzazione di rigidità. Il pendolarismo del braccio destro è notevolmente alterato; in misura minore la mimica facciale e la scioltezza del linguaggio. La terapia prescrittami è: Sinemet 100+25 due volte al giorno ore 7 e ore 16 e Piramexin 0,18 tre volte al giorno. Da due anni assumo questi farmaci la cui efficacia mi è sempre sembrata trascurabile. Ultimamente seguo anche un regime dietetico ipo-proteico cercando di assumere cibi ad alto contenuto proteico solo alla sera (uova,carne, pesce, formaggi,legumi) ma non mi sembra che le cose siano cambiate. Mi scusi se mi sono dilungato nel descriverle la situazione ma lo ritengo indispensabile per giustificare le domande: Lei ritiene che la terapia nonostante la risposta dei sintomi sia a parer mio "modesta" sia la più indicata? Le restrizioni alimentari debbono arrivare anche ad eliminare il latte ed i latticini compreso lo yogurt, che in quanto a proteine non è così lontano dal pane o alla pasta? Quanto siamo lontani da una cura vera della malattia di Parkinson? Grazie per il tempo che vorrà dedicarmi."
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11 - Il
21 novembre 2006 A.B. ha chiesto: "Sono parkinsoniano da 5 anni; ora ne ho 67. Faccio la stessa vita. Gli amici che è un po' di tempo che non mi vedono mi dicono "che è successo?". Volevo sapere se è ora di cambiare cura; prendo una pastiglia e mezza di Madopar 50 al giorno e tre di Mirapexin 07. Nel ringraziarla le invio cordiali saluti."
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