Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(126 - 130; 26 ottobre - 13 novembre 2008).
130 - Il 13 novembre 2009 D.A. ha chiesto:
"Ho 62 anni altezza 160 peso 70kg, da un pò ti tempo soffro di un leggero ma persistente mal di testa, diffuso per tutta la parte superiore del cranio.
Ho eseguito una RM, le sottopongo il risultato:
Alcune aree di alterato segnale iperintense nelle sequenze a TR lungo si osservano a carico della sostanza bianca della corona radiata bilateralmente, compatibili con aspecifiche aree di gliosi.
Sella turcica parzialmente vuota.
Sistema ventricolare in sede di normale morfologia e dimensioni, ampi gli spazi subaracnodei della convessità emisferica fronto parietale."
  "Salve,
la sindrome della sella vuota o parzialmente vuota è un reperto radiologico non raro in genere senza rilevanza sul piano clinico se non ci sono problemi di disfunzione della ghiandola ipofisi, come impotenza e diabete.
La sella (turcica) - struttura ossea alla base del cranio - infatti contiene la ghiandola ipofisi, che regola varie funzioni tra cui il controllo degli ormoni sessuali, tiroidei e del metabolismo degli zuccheri.. La sella può svuotarsi per malattie della ipofisi.
Utili i vari test di disfunzione ipofisaria come dosaggio della prolattina, della funzionalità tiroidea e la glicemia, ma essenziale senz'altro una visita neurologica con esame in particolare del fondo dell'occhio.
La visita serve anche per inquadrare la cefalea di cui parla e che può avere un vago rapporto con il reperto della RM. In seconda battuta si può fare una visita oculistica per studiare la funzione visiva (campo visivo).
Le aree di alterato segnale in TR lungo sono un reperto non specifico frequente dopo i 60 anni come pure l'ampiezza degli spazi aracnoidei.
E' importante che il sistema ventricolare sia normale. Quindi questo esame in fondo ci dice poco.
Consiglio di sorvegliare i cosiddetti fattori di rischio vascolare: pressione, obesità esercizio fisico, colesterolo, diabete ecc. (vedi risposte precedenti).
Cordiali saluti."
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129 - L'11 novembre 2009 R. ha chiesto:
"Mio padre ha il Parkinson da 15 anni. Io ne ho 45 e da un po' di tempo avverto tremore alla mano dx, all'inizio mignolo e anulare...
Il neurologo da me interpellato ha diagnosticato un probabile tremore essenziale.
Ma ora il tremore è aumentato e interessa pollice ed indice soprattutto con mano appoggiata su un piano o afferrando un oggetto (mouse, carrello spesa, cellulare).
Quale esame è il più appropriato per la diagnosi? So che è importante individuarlo per tempo, non vorrei sottovalutare il problema anche se io per il resto sto benissimo.
Grazie."
  "Salve,
se il neurologo ha diagnosticato un probabile tremore essenziale, starei innanzitutto su questa ipotesi.
Mi dice che il papà ha il Parkinson, ma anche che sta benissimo a parte l'accentuarsi del tremore ad una mano-dx.
Sono assai rari i casi di Parkinson familiari ed assai improbabile nel suo caso dalle sue parole.
L'esame più importante per la diagnosi di forma parkinsoniana è per me il datscan cerebrale, ma sempre secondariamente alla valutazione clinica.
Molte cordialità."
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128 - Il 2 novembre 2009 S.S. ha chiesto:
"Salve ho 36 anni e da 3 sono in cura; prendo 3 compresse al di mirapexin 0,7, 3 di stalevo 125, 1 di arzilect.
Volevo un suo parere sulla cura in quanto ultimamente mi sento molto affaticato e rallentato nei movimenti.
Cordiali Saluti."
  "Salve,
la terapia che sta assumendo sembra equilibrata e ragionevole e non mi pare sottodimensio- nata.
Può essere ben adatta ad un paziente giovane con malattia di Parkinson da pochi anni. L'affaticamento e rallentamento possono dipendere dalla malattia stessa, per la quale la terapia non riesce a combattere, come ci si aspetta, completamente i sintomi.
Ne parli con il suo specialista e ricordi di fare controlli frequenti (3-4 volte all'anno).
Si può comunque integrare la terapia con farmaci con un trattamento fisiokinesiterapico.
Inoltre bisogna escludere che i sintomi non dipendano da altre patologie per le quali è utile fare un check up completo.
Anche una depressione potrebbe causare o accentuare questi disturbi.
Molte cordialità."
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127 - Il 30 ottobre 2009 L.P. ha chiesto:
"Egregio Dottore, Le invio la mia domanda. Mio padre soffre di vasculopatia con disturbi cognitivi, rallentamento psico-motorio, rigidità muscolare, instabilità posturale, e difficoltà anche a girarsi nel letto. Il Neurologo che lo segue gli ha prescritto l'Egibren da circa un anno con risultati discreti, ovvero questi disturbi non sono nè diminuti nè aumentati.
Qualche giorno fà, il mio farmacista mi ha consigliato il Jumex 25 cpr - 10 mg (essendo classe A, al contrario di Egibren classe C).
Le chiedo: è possibile sostituire Egibren con Jumex?
In attesa di un Suo riscontro, Le invio i miei più distinti saluti"
  "Salve,
trattandosi dello stesso principio attivo -selegilina- direi proprio di sì. Ricordo che Jumex e Egibren sono indicati per il trattamento della malattia di Parkinson e dei parkinsonismi sintomatici nelle fasi iniziali.
Il farmaco è prescrivibile con ricetta ripetibile, senza obbligo di Piano Terapeutico.
In data 21/3/2009 le specialità Jumex 5 mg e Jumex 10 mg (Selegilina) vengono riclassificate ai fini della rimborsabilità in "FASCIA A" totalmente a carico del SSN.
E' opportuno ricordarsi di evitare di assumere elevati quantitativi di cibi ricchi di tiramina (aringhe, avocado, caviale, fave cotte intere, formaggi, fegato, vino rosso) per il rischio di crisi ipertensive gravi.
Consiglio comunque di fare una telefonata al vostro specialista curante per avvertirlo e concordare il cambio.
Molte cordialità."
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126 - Il 26 ottobre 2009 F.O. ha chiesto:
"Da pochi giorni mi è stata diagnosticata, allo stato iniziale, la malattia di Parkinson. Lo specialista ha lasciato a me la decisione di prendere da subito o aspettare i medicinali.
Mi dia Lei un consiglio a tal proposito e soprattutto un consiglio su come muovermi da qui in avanti. Lo specialista mi ha dato la ricetta e mi ha fissato un controllo fra 4 mesi."
  "Salve,
il Parkinson allo stato iniziale, può esser subito trattato con i farmaci, oppure si può aspettare un po' allorquando i sintomi diventano realmente fastidiosi. La miglior decisione è discutibile, non c'è una linea da preferire con certezza e l'opinione del paziente è molto importante, anche perchè bisogna esser consapevoli e disposti a sopportare gli eventuali effetti collaterali, peraltro modesti, dei farmaci.
Ritardare ad iniziare la terapia farmacologica non pregiudica nulla, anzi potrebbe esser vantaggiosa per il futuro lontano.
Lo specialista potrebbe peraltro optare per iniziare con dei farmaci "leggeri" anche se la loro azione è meno eclatante rispetto ai farmaci più importanti
che agiscono sulla levodopa.
Quindi la decisione di quando partire con i farmaci va presa e discussa caso per caso dopo averne parlato e sentite le opinioni del paziente.Direi che riparlarne con un controllo a 3-4 mesi è una buona politica.
Dica con chiarezza allo specialista che le piacerebbe esser informato dettagliatamente sulle terapie e che le piacerebbe prendere assieme le decisioni del caso.
Da ricordare che ci può esser sempre una terapia di supporto (vedi fisioterapia) che non comporta medicinali.
Cordiali saluti."