Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(156 - 160; 6 marzo - 5 aprile 2010).
160 - Il 5 aprile 2010 A.C. ha chiesto:
"Professore, le chiedo cortesemente di darmi un consiglio.
Mia madre di anni 82 a cui circa 6 mesi fa gli è stato diagnosticato il Parkinson è in terapia con Madopar e Neupro.
In queste ultime settimane avverte spesso nausea e alcune volte vomito.
Il Neupro le procura frequenti irritazioni cutanee che durano diversi giorni.
Pensa sia il caso di sospendere o sostituire uno dei due farmaci?"
  "Salve,
il Neuropro può in effetti dare IRRITAZIONI CUTANEE, come è scritto nelle istruzioni.
Per evitarle o ridurle:
- Applicare il cerotto in una differente area della pelle ogni giorno, per esempio un giorno a destra del corpo, quindi il giorno dopo a sinistra; un giorno nella parte alta del corpo, quindi nella parte bassa. L'area di applicazione deve quindi cambiare ogni giorno.
- Non riapplicare il cerotto sulla stessa area della cute per 14 giorni.
- Non applicare il cerotto sulla cute lesa o arrossata o sulla cute arrossata o irritata.
Sopratutto il Madopar, ma anche il Neuropro, può esser responsabile di nausea e vomito ma per questo si possono usare efficaci prodotti antinausea.
Non credo necessario sospendere questi farmaci.
Piuttosto ne parli serenamente con lo specialista che vi segue: ho fiducia che si troverà la soluzione.
Cordialità."
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159 - Il 31 marzo 2010 C.Z. ha chiesto:
"Gentile prof. Bassi, ho 56 anni e dal 2005 mi hanno diagnosticato un Parkinson idiopatico.
Dopo vari anni passati a provare terapie con L-dopa fino a 1/g die e con Akineton 2mg con risultati nulli, sono da 6 mesi che sono in terapia con i seguenti farmaci: Azilect 1mg 1cps die, Mirapexin 0,7mg 1/2 cps 3 volte al die, Sirio 25mg+100mg 5cps al die.
I risultati positivi ottenuti durano 2,5-3 ore dall'assunzione di Sirio per poi gradualmente ritornare ad una certa difficoltà nell'articolazione della mano DX e un crampo alla pianta del piede DX con relativa contrattura del polpaccio.
Volevo un suo parere in merito alla terapia e ai disturbi lamentati, sperando che ci sia la possibilità di migliorare i risultati e la loro durata nel tempo.
La ringrazio anticipatamente e Le porgo distinti saluti."
  "Salve,
lei descrive bene la situazione tipica di un Parkinson presente da alcuni anni, quindi in fase un pò avanzata, e in cura con il farmaco principale (la levoda) sotto forma di Siro ad un dosaggio medio, associato a due farmaci precursori-favorenti della levo dopa cioè Azilect e Mirapexin a medi dosaggi.
Assume anche un farmaco detto anticolinergico che dovrebbe agire sopratutto sul tremore cioè l'Akineton a dosaggio medio basso.
Scrive di un tipico limite di attività terapeutica dopo l'assunzione di Levodopa-Sirio con fenomeni tipici di crampi e contratture transitorie localizzate.
Mi domando se è rispettata l'assunzione di Sirio lontano dai pasti e dieta ipoproteica: le proteine competono con la levodopa. L'Akineton può rallentare lo svuotamento gastrico pregiudicandone l'assorbimento.
Si potrebbe valutare se aumentare la dose di levodopa ma terrei presente che dopo 5 anni di terapia la risposta a questi farmaci è spesso capricciosa e difficile da aggiustare.
Ne parli con lo specialista che vi segue compilando per almeno una settimana un diario orario dei momenti precisi di assunzione della terapia e dei fenomeni che seguono e precedono l'assunzione dei farmaci.
Molte cordialità."
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158 - Il 20 marzo 2010 K.G. ha chiesto:
"Buonasera. Mio marito ha la malattia di Parkinson da 10 anni e soffre di distonia dolorosa sopratutto la notte. Cosa puo fare per alleviare il dolore? Grazie."
  "Salve,
nel Parkinson avanzato il dolore ai muscoli tipicamente durante la notte può effettivamente dipendere da fenomeni distonici muscolari (contrazioni involontarie prolungate anche dolorose dei muscoli con posizione forzatamente anomale e distorte.
Di solito può essere alleviata o ridotta regolando le dosi di farmaci antiparkinsoniani. E' però necessario escludere che i dolori non dipendano da altre cause, come l'artrosi o semplicemente la prolungata immobilità.oppure affaticamento muscolare per aver praticato esercizi e sforzi inconsueti.
Massaggi, stretching, calore potrebbero essere d'aiuto, come altre terapie concordate con lo specialista fisiatra:possono esser assunti antidolorifici comuni, come i FANS.
Il punto fondamentale è di parlarne con lo specialista, il quale vedrà di sistemare la terapia magari - se possibile - aumentando la dose serale di farmaco o utilizzando una formulazione a lento rilascio prima di dormire. A volte si utilizzano antidepressivi e ipnotici.
Cordialità."
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157 - Il 12 marzo 2010 S.B. ha chiesto:
"Da circa un anno ho un fastidioso tremolio alle mani ma non si è riscontrato il morbo di Parkinson; il mio neurologo mi ha prescritto il mirapexin da 0,7 e 0,18mg purtroppo non ho visto miglioramenti. Contattando un altro neurologo ha riscontrato che il mio problema era dipeso dal fatto che essendo portatore di anemia mediterranea e avendo il sangue spesso non favoriva la circolazione e quindi mi ha sospeso il farmaco che prendevo e mi ha prescritto delle punture appunto per far sciogliere il sangue per poi continuare la cura con l'akineton.
Il mio problema ora è questo: da quando ho sospeso il mirapexin non ho più un'erezione e quindi un orgasmo completo; è colpa del farmaco?
Dimenticavo di dirle che ho 65 anni e prima del mirapexin la mia vita sessuale era idilliaca. La ringrazio sin d'ora per il suo prezioso consiglio."
  "Salve,
non sono chiari alcuni passaggi della sua lettera, ma direi in conclusione che pur che non escludendo il mirapexin, l''akineton potrebbe esser maggiormente responsabile dei suoi problemi sessuali.
C'è da dire che problemi sessuali sono contemplati nella malattia di Parkinson, e possono riguardare calo del desiderio, difficoltà con l'erezione, impossibilità a concludere un rapporto: vi possono esser motivi psicologici, alterazioni dell'erezione, problemi di malattie sottostanti: le difficoltà sessuali possono esser mal interpretate per un aumento della libido, legato alla malattia.
Certamente i farmaci usati per la malattia, possono interferire, compreso l'akineton, ma anche molti altri farmaci danno problemi.
Se ne può, o meglio se ne deve parlare con il neurologo, che vedrà magari di ritoccare-ridurre la cura antiparkinsoniana, ma si potrà consultare l'urologo, o l'andrologo che potrà aiutare con i nuovi farmaci per le difficoltà erettili, non controindicati in linea generale.
Si dovrà anche vedere se problemi psicologici, di altri farmaci o altre patologie sottostanti ne siano responsabili e quindi verranno trattati.
Alla fine abbiamo fondato motivo di esser ben fiduciosi in un miglioramento del disturbo.
Cordialità."
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156 - Il 6 marzo 2010 G.O. ha chiesto:
"Gentilissimo Professore
ho 57 anni maschio. In seguito ad una diagnosi di Parkinson, il neurologo mi ha subito dato il mirapexin fino ad arrivarare alla dose di 0,18 per tre volte al giorno ed adesso 0,35 a dose sempre tre volte al giorno ed il Levodopa(sirio 100) tre volte al giorno.
Visto che sono uno spaventato a tante medicine ed avendo letto che la levodopa si cerca di introdurlo il più tardi possibile, devo ritenere di essere un caso grave? (consideri che i primi accertamenti strumentali li farò nei prossimi mesi).
Oppure è giusto così e vincendo la timidezza devo chiedere al neurologo che mi ha dato queste medicine di spiegarmi qualcosa di più. O altro ancora?
Grazie. Cordiali saluti "
  "Salve,
non è affatto un caso grave.
La maggior parte dei pazienti nella prima fase della malattia assumono sia un dopaminoagonista (vedi mirapexin), che la levodopa (SIRIO).
Siamo QUINDI NELLA MEDIA come terapia, anche in relazione all'età, anche per le dosi di farmaco. Verso i 60 anni non è più importante introdurre il più tardi possibile la levodopa.
E' sempre buona cosa avere un franco rapporto con il curante, improntato alla massima sincerità e lealtà reciproca: il paziente ha diritto di richiedere dettagliate spiegazioni sulla diagnosi che dev'essere precisa, sugli esami necessari per la diagnosi e controllo della
terapia, sulla terapia da seguire con i vari accorgimenti da mettere in atto, sulla prevedibile evoluzione della malattia e le cure conseguenti.
Il medico dovrà avere la pazienza di rispondere ai quesiti del paziente, magari ..... a puntate, spiegando in particolare i motivi delle terapie e le eventuale alternative terapeutiche. Il paziente dovrà esser dettagliato nel riferire tutti gli effetti indesiderati dei farmaci, se pratica la loro corretta assunzione, se usa altri farmaci ....
Non deve mai farsi riguardo di chiedere!
Molte cordialità."