Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(26 - 30; 19 luglio - 4 settembre 2007).
30 - Il 4 settembre 2007 R.S. ha chiesto:
"In caso di cadute frequenti quali rimedi si posso attuare farmacologici e non per poter prevenire? Grazie."
  "Salve, i rimedi farmacologici per le cadute sono assai scarsi.
Piuttosto si deve porre attenzione ad un eventuale trattamento anticoagulante e a difetti della coagulazione che possono complicare l'effetto delle cadute. La presenza di una
osteoporosi facilita ovviamente le fratture.
Purtroppo i farmaci antiparkinsoniani agiscono poco sulla instabilità che determina i problemi di equilibrio e le cadute. Cordialità."
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29 - Il 27 agosto 2007 D.M. ha chiesto:
"Egregio Prof. Bassi, le avevo già in precedenza (marzo 2007) scritto di mia madre, età 68 anni, che 12 anni fa ebbe un ictus dal quale aveva recuperato abbastanza , ma che negli ultimi 3 anni ha manifestato un peggioramento notevole, sia fisico e anche psichico. Il neurologo che l'ha recentemente visitata mi ha detto che si sarebbe potuto trattare del sovrapporsi di un \"parkinsonismo" (una PSP o più probabilmente di un p. vascolare) e ci suggeriva di iniziare col Madopar. Lei nella sua risposta confermava questo punto di vista ed era d'accordo con la terapia. Io fino ad ora però ho voluto aspettare, preoccupato dagli effetti collaterali di questi farmaci, non indifferenti. Devo dire poi che rispetto a quando le ho scritto mia madre a livello psichico ha recuperato in buona percentuale (grazie a terapia antidepressiva mista triciclici-serotoninergici) ma da qualche giorno, entrata in riabilitazione presso struttura ospedaliera hanno iniziato a darle, senza però consultarci, il Sinemet 100/25, due compresse al dì.
Le faccio dunque ulteriori due domande: Madopar e Sinemet sono pressoché identici come meccanismo di azione tuttavia, secondo la sua esperienza, uno rispetto all'altro può avere indicazioni preferenziali per il caso di mia madre?
E poi le chiedo (ed è la mia preoccupazione maggiore), proprio perché sono riuscito a far recuperare mia madre dal punto di vista psichico ho insistito per far integrare la terapia col citalopram con la nortriptilina, che il medico non voleva prescriverle, ma che invece ha dato buoni risultati), non vorrei che il Sinemet vanificasse questi effetti positivi (negli effetti collaterali del farmaco vengono citati depressione, allucinazioni, psicosi e anche demenza): le chiedo se questi effetti siano solo possibili (ma rari) o invece probabili. E se siano correlati con la durata o al dosaggio della terapia. A me infatti sembra che a solo una settimana dall'inizio con questa terapia di trovarla già un po' più "assente" e "confusa". Insomma io preferisco una madre "più disabile fisicamente" ma ben "presente" (com'è ora) piuttosto che un pochino più mobile (il miglioramento sarebbe comunque relativo, essendo lei emiplegica) ma psicotica o demente... credo che sia un pensiero ragionevole no? Mi scuso per la lunghezza e la ringrazio anticipatamente."
  "Salve, in sintesi:
-sostanzialmente sinemet e madopar sono uguali.
-il dosaggio ora usato di sinemet in genere non provoca complicanze di rilievo a livello psichico
-solitamente non c'è bisogno di usare due antidepressivi; inoltre la nortriptilina, anche per i suoi effetti anticolinergici, non sarebbe molto indicata negli anziani (magari legga questa pagina dedicata, a http://www.parkinsonitalia.it/depressione.htm). Cordialità."
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28 - Il 26 agosto 2007 M.M. ha chiesto:
"Egr. Prof,
Le scrivo per un parere: a mia madre di anni 83 a novembre e residente a ..... è stato diagnosticata una "sindrome parkinsoniana" in quanto è affetta da una depressione e uno stato di rigidità, accentuatosi a seguito di una caduta avenuta il 20 luglio. All'atto della caduta prendeva un medicinale chiamato zoloft, prescrittole da un geriatra che ha accentuato tale stato di rigidità. Ha preso tale medicinale per solo per 10 giorni. Dal 14 agosto prende 1/4 di compressa di mirapexin la mattina e le è stato prescritto un aumento di 1/4 ogni 15gg. Ad oggi personalmente non noto miglioramenti evidenti, cammina malissimo e spesso ha la tendenza ad andare all'indietro. E' affetta da una forte paura a seguito della caduta. Lo specialista dice che dovrà arrivare all'assunzione di 3 compresse al giorno di Mirapexin, per vedere dei progressi. Gradirei molto un suo parere, so che in genere il parkinson non si manifesta ad 83 anni ma non so che fare. Noto alcune volte dei tremori temporanei alla mano destra, ma all'esame dei riflessi non si è evidenziato nulla.La depressione è forte e lei si demoralizza per ogni nuovo sintomo, ma non vorrei fossero effetti collaterali del mirapexin. Lei che dice? Grazie infinite."
  "Salve, è difficile che Zoloft possa determinare una stato di rigidità ed è probabile che essa dipenda dal parkinsonismo.
Purtroppo non specifica quale dosaggi di Mirapexin utilizza, ma non credo proprio che i problemi di sua madre dipendano dal Mirapexin.
Il morbo di Parkinson può insorgere anche dopo gli 80 anni; i sintomi descritti quali la caduta all'indietro fanno pensare ad una forma parkinsoniana particolare che non risponde se non pochissimo ai farmaci antiparkinsoniani (dopaminoagonisti .come il mirapexin e la levodopa).
Cordiali saluti."
Il 28 agosto M.M. ha di nuovo chiesto:
"La ringrazio per la prontezza nella risposta. La dose di mirapexin utilizzata è di 1/4 di compressa da 0,18mg la mattina da aumentare ogni 15gg di 1/4, fino ad arrivare all'assunzione di 3 compresse al giorno.
Esiste qualcosa che posso fare per garantire a mia madre un prosieguo della vita più o meno normale?.
Grazie ancora."
  "Salve, come nel vostro caso, è bene partire dalla formulazione di Mirapexin ridotta, anche per l'età anziana.
Per un certo aiuto nei riguardi della depressione a volte può funzionare il Mantadan due cp al giorno.
E' difficile sintetizzare una strategia per garantire una qualità di vita ottimale; indubbiamente la malattia e l'età non si possono dimenticare.
Credo che il buon senso, l'aiuto del curante e dello specialista nei possano esser un buon punto di partenza per dare la cura e l'assistenza migliore.
Cordiali saluti."
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27 - Il 25 luglio 2007 M.G. ha chiesto:
"Caro professore purtroppo a mio padre (anno di nascita 1937) da un anno hanno diagnosticato il parkinson. Io sono il figlio che scrive questa email, siccome mio padre non ha tremore come tutti i parkinsoniani ma quando si esprime dimostra un evidente sfinimento di energie mentali, tipico dell'uomo molto stanco con voce molto bassa specialmente da qualche mese. A 70 anni sta assumendo le sembianze di un uomo che va lentamente sfinendosi. Passo molto lento, spalle scese, fobie e paure di ogni genere, rinunciando altresi' molto bruscamente ad ogni iniziativa ed attività lavorativa. Ora il suo unico hobby è quello degli amici e della partita a carte al bar vicino casa. Praticamente gli dà fastidio tutto ciò che necessita dell'impegno familiare e rutinario della vita. Praticamente ha cominciato ad ammalarsi tre anni fa. Tutti in famiglia pensavamo ad una forma di depressione in quanto lui una persona molto apprensiva ha risentito molto della mia separazione con mia moglie.
Attualmente lui sta assumendo il CABASE 1 mg tutte le sere, ma i risultati sembrano essere deludenti e molto altalenanti evidenziati anche ultimamente da un brusco abbassamento della voce. Volevo sapere da lei se la malattia puo essere fermata in quanto lui ancora giovane, o andrà sempre a peggiorare gradualmente.
Anticipatamente la ringrazio."
  "Salve, lei ha descritto molto bene il quadro della malattia di parkinson, come appare ai familiari e nei suoi aspetti di comportamento sociale.
Per un certo numero di anni la malattia è ben controllata dai farmaci: suo padre assume ancora una dose piuttosto limitata di farmaco; anche se la malattia non può esser fermata, possiamo aspettarci un buon controllo dei disturbi, per un lungo tempo, magari incrementando la terapia e utilizzando parallelamente le strategie non solo farmacologiche.
Conviene esser puntuali nei controlli del neurologo perchè, seguendovi con cadenze ravvicinate, vi saprà dare sicuramente dei consigli appropriati. Cordiali saluti."
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26 - Il 19 luglio 2007 M.D. ha chiesto:
"E' mai possibile il verificarsi di parkinson giovanile nella stessa famiglia, precisamente in due sorelle?"
  "Salve, la risposta è affermativa: e' possibile, anche se raro, che vi siano casi familiari nelle forme parkinsoniane, magari proprio con inizio in giovane età.
La presenza in due sorelle e non nei genitori indirizza ad una forma di ereditarietà che noi chiamiamo recessiva. La trasmissione ereditaria però è assai spesso difficile da valutare e da dimostrare.
In questo caso è utile rivolgersi in un centro di studio referenziato, a livello universitario, delle malattie extrapiramidali : in questi centri ci sarà la possibilità anche di uno studio genetico. Cordiali saluti."