Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(276 - 280; 30 agosto - 24 novembre 2011).
280 - Il 24 novembre 2011 R.F. ha chiesto:
"Egregio Prof.
vorrei sapere se esiste la possibilità di dosare nel sangue sostanze correlate con il Parkinson.
La ringrazio e la saluto."
  "Salve,
la diagnosi di Parkinson al momento si basa essenzialmente su criteri clinici e non laboratoristici.
Si parla in effetti da poco tempo di un test genomico da eseguirsi sul sangue, ma è qualcosa che mi pare vada verificato nella sua applicabilità.
Cordialità."
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279 - L'11 febbraio 2012 S.B. ha chiesto:
"Buongiorno, mia madre ha il morbo di parkinson da 11 anni.
Nell'ultimo anno ha registrato un notevole peggioramento, tanto che il suo neurologo gli ha cambiato completamente la cura.
Adesso è in cura con Tasmar, Madopar, Mirapexin e Azilect (ha eliminato lo Stalevo e il Sinemet).
Sembra che il Tasmar sia un pò l'ultima spiaggia... è così? Ci sono altri farmaci che eventualmente si possono provare in casi di ulteriore peggioramenti? So che bisogna vivere giorno per giorno ma
essendo la mamma ancora giovane viene spontaneo farsi qualche domanda sul futuro...
Inoltre, volevo sapere se sono stati superati i problemi relativi alle epatiti per la somministrazione del Tasmar.
Grazie."
  "Salve,
dire che il Tasmar è l'ultima spiaggia è un'espressione un po' forte; sicuramente vi sono delle difficoltà a scegliere e dosare i farmaci, ma abbiamo imparato che non dobbiamo rinunciare a combattere ed aver fiducia nelle cure, perché ci sono sempre delle ulteriori opzioni di terapia tra cui, per esempio anche l'intervento chirurgico sul cervello o dei farmaci somministrati direttamente nello stomaco; sempre nuovi farmaci sono perfezionati dall'industria farmaceutica.
A VOLTE BASTEREBBE SORVEGLIARE MEGLIO LA SOMMINISTRAZIONE DEL FARMACI E LA PATOLOGIE CONCOMITANTI DEL PAZIENTE.
Vantaggi si possono infine avere, se mai fatto prima, chiedendo aiuto nei Centri di alta specializzazione per il m. di Parkinson il danno (epatite) o sovraccarico del fegato causato dal tasmar è ancora un problema da non sottovalutare e che va sorvegliato, anche se forse di entità minore di quanto è stato paventato anni fa. A volte dobbiamo fare delle scelte sul male minore causato dalla terapia, affidandoci ad una sorveglianza attenta.
Cordialità."
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278 - Il 10 febbraio 2012 I.S. ha chiesto:
"Uomo di anni 50, malattia diagnosticata tre anni fa, colpito il lato sinistro dell'arto superiore. Sono in trattamento farmacologico da due anni e quattro mesi. Attualmente non accuso dolori, o problemi di deambulazione o di salivazione, soltanto rigidità all'arto SX, più volte al dì, una specie di bruciore sul
muscolo del collo lato SX dalla durata di pochissimi minuti, poi l'immancabile tremore specialmente quando devo affrontare una nuova situazione, in questo caso esercito tutti i consigli per evitarne la
manifestazione esterna.
Attualmente assumo ogni giorno i seguenti farmaci: due cerotti di Neupro da 8, Mirapexin da 0,7 + 0,18 due volte al giorno e la sera solo da 0,7, al bisogno prendo 12 gocce di compendium, alla data odierna non ho registrato effetti collaterali particolari, soltanto è aumentata un po' di forfora e un po' di rossore al volto, pratico della fisioterapia una volta a settimana.
Gli effetti si sono rilevati temporanei dopo due mesi circa dall'inserimento del nuovo farmaco gradualmente si ritorna indietro.
Attualmente lamento rigidità muscolare e tremore limitato solo a determinati stati emotivi. Ho chiesto al mio bravo neurologo di aggiungere la sera la compressa di Mirapexin da 0,18 , mi ha risposto ancora è presto. A Suo giudizio, la terapia è adatta? Nella pratica clinica esiste una combinazione di farmaci più efficace a limitare queste mie problematiche soprattutto per il tremore? Grazie per quello che fa per noi."
  "Salve,
per quanto sia difficile rispondere sulla giustezza di un terapia senza conoscere bene la situazione, mi par di poter dire che la combinazione di farmaci di due agenti dopaminergici (neupro e Mirapexin non è affatto sbagliata ed il dosaggio è nella media.
A volte si usa anche un composto a base di dopamina (farmaco di base per il Parkinson). Il suo specialista vedrà di adattare la terapia e le dosi alla situazione: è giusto che il paziente possa fare delle proposte di terapia e che la terapia venga discussa tra curante e paziente. Bisogna
tener presente che questi farmaci hanno anche importanti effetti indesiderati, che possono manifestarsi anche molto avanti nel tempo.
Il tremore è un disturbo che risponde poco ai farmaci: bisogna quindi far attenzione a non aumentarli inutilmente solo per questo sintomo.
Cordialità."
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277 - Il 4 settembre 2011 L.M. ha chiesto:
"Sono malata di Parkinson da 12 anni, sono in terapia con stalevo in dosi giornaliera di 125-75-75-75-75-100 in più al mattino mirapexin 2,1 a lento rilascio. I disturbi sono blocchi motori improvvisi durante la giornata o discinesie, ho perso molto peso circa 12 Kg e sono stata operata di melanoma con enucleazione occhio six, il mio neurologo mi consiglia di fare intervento per DUODOPA. Cosa mi consiglia Lei? Grazie anticipato aspetto una risposta."
  "Salve,
in genere si pensa alla terapia con duodopa quando vi sono grossi problemi del trattamento farmacologico della malattia di Parkinson, di solito presente da anni, con fluttuazioni della risposta alla levodopa.
Il prodotto è un tipo particolare del farmaco di base -contenuto nello stalevo- che necessita di esser portato direttamente nello stomaco per un miglior assorbimento. La somministrazione avviene tramite una piccola pompa portatile.
Per questo serve un buco e una entrata diretta sullo stomaco eseguito con un piccolo banale intervento con un congegno adatto a somministrare tale farmaco direttamente in stomaco (come avviene a chi non riesce più ad alimentarsi per bocca). Il problema maggiore sarà di doversi servire di un sistema un po' macchinoso e scomodo; prima del posizionamento del
sondino permanente di solito si fa un test con un semplice sondino naso-gastrico.
Credo che il neurologo che l'ha consigliato abbia vagliato tutti i vari elementi a pro e contro.
Poichè la levodopa è implicata nei melanomi, coglierei l'occasione per puntualizzare il problema con l'oncologo.
Cordialità."
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276- Il 30 agosto 2011 B.R. ha chiesto:
"Mio padre, 62 anni, è affetto da Morbo di Parkinson, diagnosticatogli circa 5 anni fa. Assume Stalevo e Neupro cerotto, ma purtroppo uno dei sintomi più accentuati è la lentezza nel camminare che spesso lo fa inciampare e trascinare le gambe, motivo per cui si isola, conducendo vita sedentaria. Ora gli è stato prescritto MIRAPEXIN 2.1 al posto del cerotto. Può andar bene? Grazie."
  "Salve,
la terapia con stalevo e neupro è razionale. Lo stalevo è a base di levodopa associato a sostanze che ne ottimizzano l'azione e neupro è un dopaminoagonista (una sorta di suo alleato).
E' giustificato talora provare un dopaminoagonista diverso, in questo caso il mirapexin, per vedere se può esser di maggiore efficacia sui disturbi e minori effetti collaterali.
la terapia va fatta sotto lo stretto controllo dello specialista che valuterà la scaletta degli aggiustamenti dei dosaggi dei farmaci e monitorandone gli effetti compresi quelli indesiderati.
Dopo 5 anni di malattia è frequente che certi sintomi, come la difficoltà del camminare, appaiano in peggioramento: oltre ai farmaci va ricercato aiuto nella riabilitazione e in un
aggiustamento-adattamento alla situazione di difficoltà.
Una eventuale depressione va trattata.
Cordialità."