Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(31 - 35; 6 settembre - 7 novembre 2007).
35 - Il 7 novembre 2007 N.R. ha chiesto:
"Ho il m. di parkinson da 6 anni. Da circa un anno sono peggiorate le mie condizioni soprattutto psichiche (per allucinazioni, depressione ed agitazione sia diurna che notturna).
Come posso fare per riposare di notte?
Attualmente i farmaci che prendo sono: sirio 125-12,5 4 volte al giorno insieme al comtan (che però sta diminuendo gradualmente, fino alla eliminazione consigliata dal neurologo), sinemet 100+25 alle 19, neurontin 300 e seroquel 25 la sera prima di andare a dormire, efexor 75 +1/2 di seroquel 25 la mattina).
La ringrazio."
  "Salve, dalle notizie comunicatemi è difficile comprendere tutti gli elementi del quadro clinico, anche per la durata di malattia, la terapia complessa e la fase di modificazione della terapia. In ogni caso per riposare meglio la notte serve fare una diagnosi precisa delle cause che
disturbano il sonno.
Le allucinazioni notturne sono soprattutto visive e sono legate alla terapia;vengono anche impropriamente definite benigne in quanto si ritiene, a torto, che non disturbino il funzionamento normale della persona. Esse richiedono un intervento mirato sulla
terapia antiparkinson e/o l'utilizzo di farmaci neurolettici (che peraltro sta già assumendo).
Anche la depressione (responsabile a volte dell'insonnia) è già in trattamento. Può esservi discinesia e distonia spesso con crampi dolorosi alle gambe e pure una acinesia (difficoltà a muoversi) notturna <http://www.motoperpetuo.info/lentezza-parkinson.asp> che
blocca a letto il paziente, con difficoltà a girarsi e cattiva qualità del sonno perché non trova una posizione comoda per riposare e per la quale vanno ripensati i farmaci antiparkinsoniani dopaminergici.
Credo indispensabile parlarne approfonditamente con il neurologo che la segue, con la consapevolezza di dover affrontare un problema complesso da affrontare con pazienza. Cordialità."
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34 - Il 12 novembre 2007 N.F. ha chiesto:
"Sono la figlia di un malato di parkinson da circa 15 anni. La scorsa settimana si lamentava di un forte mal di testa e difficoltà deambulatorie. Domenica gli misuriamo la febbre e in effetti aveva una
temperatura di 39.5. Gli abbiamo somministrato una cura antibiotica a base di tachipirina, come consigliata dal medico di famiglia, ma da lunedì ha iniziato a "peggiorare" con allucinazioni notturne
abbastanze frequenti. Martedì notte l'abbiamo portato al pronto soccorso ed è stato ricoverato e sottoposto ad una cura antibiotica a largo spettro in attesa del risultato dell'emocultura (si sospettava
un focolaio di polmonite). Questa terapia è risultata efficace e la febbre è calata giornalmente fino ad arrivare a 36.5 negli ultimi 3 giorni. Il problema è che praticamente ha passato 2 giorni a dormire e
sonnecchiare in continuazione, e ieri nonostante fosse sveglio ha avuto nuovamente un principio di allucinazioni (si muoveva e cercava di prendere qualcosa e a volte aveva lo sguardo fisso al
soffitto). Lo hanno sottoposto ad una TAC che è risultata negativa a qualsiasi "evento": nessuna traccia di ictus o massa tumorale. Le analisi del sangue sono perfettamente a posto. Gli hanno cambiato ieri un po' la cura del madopar aumentandogli la dose.
Volevo solo sapere se, come dice il neurologo che lo ha in cura da anni (mio papà quattro anni fa è stato operato alle Molinette per impiantargli gli elettrodi al cervello) è tutto "normale" il problema allucinatorio nonostante non abbia più la febbre e che pian piano tutto si ristabilirà.
Spero di essere stata abbastanza chiara e scusi l'agitazione ma sono veramente preoccupata.
Grazie e buona giornata."
  "Salve, il vostro neurologo ha sicuramente ragione.
Una malattia febbrile, verosimilmente infettiva, l'ha scompensato causando una accentuazione dei sintomi e complicanze dipendenti dal morbo di Parkinson e forse dalla terapia in atto.
Dopo 15 anni di malattia si arriva ad uno stadio di grande fragilità: credo utile affidarvi al neurologo di riferimento che saprà decidere in merito. Cordiali saluti."
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33 - Il 21 ottobre 2007 M.V. ha chiesto:
"Gent.mo professore, per parkinson idiopatico si può intendere anche una forma di patologia non degenerativa? Se la malattia è insorta improvvisamente, a seguito di trauma psicologico, la progressione degenerativa si avvia comunque? Grazie."
  "Salve, la malattia di Parkinson (idiopatica) è per definizione una patologia degenerativa.
E' assai difficile sostenere scientificamente che un trauma psicologico possa indurre la malattia di Parkinson.
Cordialità."
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32 - Il 14 ottobre 2007 A.I. ha chiesto:
"Salve prof.Bassi, desidererei sapere se una forma grave di depressione, che dura da tanti anni, può degenerare in Parkinson? Grazie...a presto."
  "E' difficile pensare che una forma di depressione per quanto grave, e sopratutto se dura da tempo, possa degenerare in malattia di Parkinson.
Lo riterrei estremamente improbabile, anche se aspetti depressivi accompagnano frequentemente la malattia di Parkinson. Cordialità."
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31 - Il 6 settembre 2007 Ba. ha chiesto:
"Mio padre ha 57 anni e lavora, non è ancora in pensione. è affetto da emiparkinson sul lato destro. Prende mirapexin da 0,7 da circa 3 anni. Oltre al tremore ha problemi alla gamba destra che sente molto pesante. Inoltre, sente sempre freddo l'alluce destro (anche d'estate).
Abbiamo anche eseguito un ecodopler alla gamba destra da cui è emerso che non ci sono problemi di circolazione. Che cosa mi consiglia di fare? La ringrazio anticipatamente per la consulenza.
Cordiali saluti. Grazie."
  "Salve, sensazioni di pesantezza, dolorabilità, rigidità, difficoltà al movimento, riguardanti uno o più arti, sono sintomi comuni nella malattia di Parkinson.
Sono descritti formicolii, crampi, dolori, sensazione di punture di spillo etc, . Frequente è l'esordio con disturbi a tipo "dolore" a carico delle articolazioni.
E' stato comunque corretto escludere problemi circolatori.
Talvolta questi sintomi possono beneficiare di una terapia ben aggiustata dei farmaci antiparkinsoniani. Cordialità."