Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(36 - 40; 28 novembre - 30 dicembre 2007).
40 - Il 30 dicembre 2007 G.D. ha chiesto:
"Prof buonasera, ho 37anni, mi hanno diagnosticato il Parkinson nel 2004. Sto assumendo del mirapexin 07. Le ciedevo se vi sono nuovi farmaci. Grazie attendo notizie."
  "Salve, da quanto scrive, il suo disturbo è curato con un farmaco dopaminergico, come è usuale in pazienti giovani nelle forme iniziali e di grado modesto.
Probabilmente il farmaco che sta assumendo controlla discretamente i vari sintomi fastidiosi della malattia.
Vi sono peraltro altri farmaci da poco lanciati nel mercato ed altri in studio avanzato che potrebbero ulteriormente migliorare il trattamento dei pazienti Parkinsoniani con forme importanti.
Se nel complesso i suoi disturbi sono migliorati con il trattamento e non causano un grosso handicap, non sembra ci sia ragione, al momento, di usare altre terapie.
In ogni caso la consulenza periodica e frequente con un neurologo, meglio ancora se in Centro Parkinson , è in genere garanzia della miglior cura possibile. Cordialità."
39 - Il 22 dicembre 2007 G.R. ha chiesto:
"Mio padre ha 72 anni ed è affetto da morbo di Parkinson da 11 anni.
La sua terapia è la seguente:
-requip 5 mg (1cp ore 8-12-16-20)
-azilet (1 cp ore 8)
-sinemet 100+25mg (1cp ore 8 1+1/2 ore 12 -16 - 20).
Ultimamente dice di sentirsi più rigido e impacciato nei movimenti tanto che il medico gli ha prescritto:
Sirio 100mg (1cp ore 8).
Essendo anche quest'ultimo farmaco levodopa, mi chiedo se è il caso di prenderlo poichè so che prima o poi subentra l'assuefazione alla levodopa. Mi chiedo se è il caso che mio padre sopporti la situazione finchè proprio non ne può fare a meno o è il caso di prenderla. Cosa mi consiglia? Non è gia tanta la dose di levodopa che prende?
Grazie infinite per la risposta."
  "Salve, forse la prescrizione di Sirio è legata alla possibilità di sfruttare la proprietà di queste compresse effervescenti di dissolversi completamente in acqua, mentre l'alta solubilità non solo facilita la somministrazione ma aumenta la rapidità di assorbimento assicurando una rapida insorgenza dell'effetto terapeutico sulla sintomatologia parkinsoniana sopratutto per chi lamenta ritardi nella comparsa della risposta motoria, specie post-prandiale. Indubbiamente l'azione si sovrappone a quella di Sinemet, ma credo che dopo 11 anni di malattia sia oggettivamente difficile avere una terapia semplificata. Non sarei poi preoccupato della assuefazione alla terapia - la dose di levodopa aggiunta è modesta. Cordialità."
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38 - Il 10 dicembre 2007 A.C. ha chiesto:
"Egregio Professore, sono la moglie di un malato di Parkinson e ci sta a cuore una Sua risposta.
Tre anni prima della diagnosi clinica di Parkinson mio marito è stato sottoposto ad una settimana di ferro somministrato per endovena a causa di una forte anemia da ulcera duodenale sanguinante (dovuta all'assunzione per qualche mese di FANS).
Ha poi continuato con ferro assunto per os e acido folico per circa un mese.
Da allora però non è più stato veramente bene. Tre anni dopo c'è stata appunto la diagnosi clinica di Parkinson, iniziato con tremore del braccio sinistro.
Le chiediamo gentilmente se secondo Lei il problema avvenuto tre anni prima e la cura di ferro può avere in qualche modo relazione con lo sviluppo o l'eventuale esordio precoce (aveva 49 anni) della malattia di Parkinson. Grazie."
  "Salve, è assai difficile pensare ad una relazione tra un evento accaduto anni prima e una malattia come il morbo di Parkinson che si presenta in suo marito con decorso classicamente progressivo ed in forma tipica (asimmetrica) . Anche l'esordio relativamente precoce di Parkinson non è eccezionale.
Il ruolo del ferro nel Parkinson è stato ed è attivamente studiato, ma non mi sembra sia stato dimostrata una relazione causale.. Cordialità."
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37 - Il 30 novembre 2007 I.B. ha chiesto:
"Ho letto che il tremore di un arto rientra fra i sintomi della malattia. Il tremore scompare nel momento di un atto determinato, es. sollevare un bicchiere d'acqua. Nel caso invece il tremore persistesse, potrebbe essere un sintomo di Parkinson? Grazie."
  "Salve, Il tremore è classificabile con difficoltà e vi sono frequenti quadri intermedi.
Sebbene il tremore a riposo sia tipico del morbo di Parkinson può coesistere anche con altri tipi di tremore, quale quello che si sviluppa nel mantenimento di una postura e nello svolgimento di un movimento, come lei ha citato.
Per la diagnosi di Parkinson dobbiamo avere, oltre che tremore (non sempre e costantemente presente) sopratutto la rigidità e la bradicinesia (rallentamento dei movimenti). Cordialità."
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36 - Il 28 novembre 2007 R.F. ha chiesto:
"Buonasera prof. Bassi, a mia madre di 63 anni è stato diagnosticato un parkinson dovuto a sindrome vascolare e le è stata prescritta una cura con farmaci per il morbo ma nessuna cura per il problema vascolare. Mi consiglia di consultare un ulteriore specialista? Grazie."
  "Salve, è molto difficile dimostrare che il morbo di Parkinson dipenda da una vasculopatia cerebrale (problemi di circolazione cerebrale) e sono assai rare le forme di Parkinson vascolare. Se c'è una buona risposta ai farmaci antiparkinsoniani, forse siamo di fronte ad una forma comune (degenerativa ) di Parkinson che magari si associa con una vasculopatia cerebrale.
Le cure con farmaci del problema vascolare non sono particolarmente efficaci e a volte sono impedite da effetti collaterali o controindicazioni.
I neurologi dei Centri Parkinson sono di regola in grado di affrontare completamente questo tipo di problemi. Cordialità."