Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(56 - 60; 25 marzo - 19 aprile 2008).
60 - Il 19 aprile 2008 V.I. ha chiesto:
Stimato Prof.Bassi, sono un 94enne che, oltre i tanti malanni, da vari anni soffro di un "Movimento involontario cronico" all'alluce sinistro.
Non mi procura un dolore vero e proprio ma un tormento insopportabile, notte e giorno, che di notte mi costringe a ricorrere al Valium, senza risultati soddisfacenti ma procurandomi una grave astenia (specie alle gambe) assai invalidante.
Stimato Professore, rispettosamente Le chiedo se questo malanno è ascrivibile al Parkinson e se esiste un farmaco che lo cura. Nel ringraziarLa di vivo cuore Le porgo deferenti saluti."
  "Salve, è difficile risponderle perchè quello che descrive non è proprio patognomonico/poco dettagliato.
Potrebbe magari trattarsi di movimenti ripetitivi, principalmente degli arti, che si verificano durante il sonno.
L’incidenza dei movimenti periodici degli arti durante il sonno (Periodic Limb Movements of Sleep, PLMS) aumenta con età; questi movimenti si possono verificare fin nel 45% delle persone in comunità oltre i 65 anni . Comunque, molti malati sono inconsapevoli dei movimenti. L’eziologia è sconosciuta. Una riduzione, correlata all’età, dei recettori dopaminergici è stata quindi ipotizzata quale causa, poiché il carbidopa-levodopa riduce il numero dei movimenti della gamba.
I PLMS si verificano solo durante il sonno. Solitamente si manifesta come flessione unilaterale o bilaterale del grande alluce, flessione rapida della caviglia e flessione parziale del ginocchio e dell’anca.
Le estremità superiori possono anche muoversi. Il movimento che dura 2-4 s e si verifica durante la notte, talvolta ogni 20-40 s, può destare i pazienti dal sonno (quasi tutti i pazienti non sono consapevoli di essere svegli) e può causare insonnia ed eccessiva sonnolenza diurna.
I PLMS sono difficili da diagnosticare e da trattare; il ricorso a uno specialista del sonno può essere indicato. Alcuni medici considerano la carbidopa-levodopa il farmaco di scelta perché, se usato a dosi basse, è più sicuro di altri farmaci utilizzati per trattare questo disturbo.
La carbidopa-levodopa inizialmente è somministrata di sera, ma possono anche essere somministrati durante il giorno, se il movimento dell’arto si verifica successivamente.
Se la carbidopa-levodopa è inefficace, si possono usare la benzodiazepina (p. es., clonazepam) o la bromocriptina.
Gli oppioidi sono meno sicuri di questi altri farmaci e sono ristretti solo a pazienti con sintomi gravi per i quali altre terapie sono nefficaci. Verosimilmente non si tratta affatto di m. Parkinson.
E' possibile che il disturbo di cui parla sia facilmente trattabile con la tossina botulinica.
Cordialità."
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59 - Il 14 aprile 2008 P.B. ha chiesto:
"BUONASERA. A MIO MARITO DI ANNI 48 E' STATO DIAGNIOSTICATO IL MORBO DI PARKINSON DOPO CHE PER UN PERIODO DI TEMPO AVEVAMO NOTATO POCA MOBILITA' AL BRACCIO DESTRO.
HA FATTO UNA SERIE DI INDAGINI TRA CUI L'ELETTROMIOGRAFIA E PROPRIO IN QUEL CONTESTO IL MEDICO HA SOSPETTATO ATTEGIAMENTI PARKINSONIANI E CI HA CONSIGLIATO ULTERIORI INDAGINI.
HA FATTO LA RISONANZA MAGNETICA E UNA VISITA SPECIALISTICA A SEGUITO DELLA QUALE E' STATO CONFERMATO UN INIZIO DELLA MALATTIA E GLI HAnno DATO UNA CURA: UNA PASTICCA AL MATTINO DI AZILECT.
E' DA SETTEMBRE CHE E' IN CURA MA LA MOBILITA' AL BRACCIO NON E' MIGLIORATA E QUALCHE VOLTA TRASCINA ANCHE LA GAMBA.
MA CIO' CHE MI PREOCCUPA E' L'ASPETTO PSICOLOGICO.
NFATTI LUI CHE ERA UN TIPO ALLEGRO E' MOLTO CAMBIATO PUR ANCORA NON AVENDO SINTOMI GRAVI INFATTI CONDUCE LA STESSA VITA DI SEMPRE. NON VUOLE AIUTI PSICOLOGICI MA IO NON SO COME AIUTARLO,VISTO CHE LUI CONTINUA A DIRE DI AVER ACCETTATO LA MALATTIA.
IN PIU' VOLEVO SAPERE SE I SINTOMI SI POSSONO CONCILIARE CON ALTRE MALATTIE VISTO CHE LA RISONANZA ERA NEGATIVA. SE POI FOSSE IL PARKINSON LE MEDICINE CHE PRENDE RALLENTANO LA MALATTIA O POSSONO ANCHE MIGLIORARLA? MOLTE GRAZIE."
  "Salve, la presenza di disturbi di tipo parkinsoniano e la diagnosi di una malattia da non sottovalutare, come il Parkinson, inducono nei pazienti e nei familiari reazioni psicologiche e comportamenti particolari: spesso mettono a dura prova gli equilibri familiari.
Nella metà dei pazienti la malattia comporta depressione dell'umore e reazioni di ansia.
L'esame di risonanza magnetica del cervello non aiuta molto nel confermare la diagnosi di malattia di Parkinson: serve piuttosto una scintigrafia cerebrale con Datscan- tracciante : questo esame è forse più importante se c'è, come descritto nel suo caso, la mancata risposta alla terapia con farmaci specifici.
In ogni caso, prima di decretare la assenza di risposta ai farmaci, il passo logico è di utilizzare una medicina a base di levodopa.
Per l'ultimo quesito ricorderei che i farmaci per il parkinson tendono a ritardare l'evoluzione della malattia, più che a curarla definitivamente; spesso lo fanno in modo egregio e inizialmente si possono veder dei franchi miglioramenti.
Peraltro la ricerca sta lavorando alacremente e vi sono sempre nuove terapie in sperimentazione: vi sono poi utili terapie di supporto, soluzioni particolari quali la stimolazione profonda cerebrale che funziona in stadi avanzati e si stanno studiando possibilità di trapianto neuronale.
Cordialità ed auguri"
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58 - L'11 aprile 2008 E.M. ha chiesto:
"Egr.Prof. Ho 73 anni e MP dal 2003. Prendo mirapexin 07 dal 2006.
Dose 2 compresse x 3 (dopo i pasti principali) che da circa 6 mesi il neurologo mi ha consigliato di spalmare in 1,5 x 4. Ora per un aggravamento (nella deambulazione) il neurologo mi ha prospettato l'assunzione di levodopa. Pertanto chiedo se scegliendo "Sirio" quando S più opportuno assumerlo? Prima dei pasti? Con la stessa cronologia del miraxepin? Sarà necessario diminuire il mirapexin?
Il mio neurologo sarebbe più propenso a farmi assumere Stalevo, che a me non piace. La ringrazio per l'eventuale cortese risposta."
  "Salve, posso risponderle in modo un po' generico.
Con l'avanzare inevitabile, anche se lento, nel tempo, dei disturbi, è frequente che al dopaminoagonista (mirapexin) venga associata la levodopa.
In genere non c'è bisogno di ridurre il primo farmaco (Mirapexin).
Il prodotto di levodopa denominato Sirio può avere il vantaggio di eliminare la fase di disgregazione gastrica delle compresse, favorendo un più rapido assorbimento del farmaco e possibilmente una più rapida comparsa dell'effetto terapeutico nei pazienti che lamentano ritardi nella comparsa della risposta motoria, specie post-prandiale.
Una regola di massima dice che la levodopa andrebbe assunta una mezz'ora prima dei pasti.
Cordiali saluti."
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57 - Il 10 aprile 2008 D.N. ha chiesto:
"Buogiorno Professore, mia Madre (70a) da 1 anno è in cura per Parkinsonismo.
Ha effettuato tutte le analisi previste (spect dat scam,pem,movimenti oculari,esami funzionalità cardiovascolari,etc) che hanno evidenziato, nella spect, una diffusa riduzione nei gagli della base, al livello del putanem, della dopamina solo nella parte dx, no ipotensione ortostatica. Ha rigidità e dolori alle gambe, lentezza nei movimenti, no tremore e difficoltà di deglutizione dei liquidi.
E' in cura con madopar 200+50 1/2 cp 3 volte die. Ora, per allieviare i dolori alle gambe è stato introdotto il mirapexim 0,18 con effetti positivi x 2 mesi.
Poi i sintomi si sono ripresentati ed è stato indrodotto, con schema crescente,1 cp da 0,18 3 volte die + madopar come sopra. Si sono presentati sintomi collaterali quali nausea, vomito,e cefalea.
Il dosaggio complessivo madopar + mirapex. è alto? c'è la possibilità di alleviare i sintomi collaterali? A parte questo, la terapia sembra dare buoni risultati.
Prende anche la papaya Immunage (quella di Montagner) è utile? Il dosaggio complessivo dei farmaci lo considera per stadi iniziali, medi o gravi della malattia? Grazie"
  "Salve, sembra che sua madre presenti il quadro di malattia di Parkinson probabile. Lo schema dei farmaci in uso fa pensare ad una fase intermedia di malattia.
Il dosaggio complessivo di mirapexin e madopar non sembra particolarmente elevato; frequentemente questi farmaci provocano effetti collaterali e soprattutto nausea e vomito. Se la terapia sembra dare buoni risultati, più che ridurre i farmaci, conviene usare una serie di
strategie per contrastarne gli effetti avversi (in primis l'uso di domperidone) di cui ho già scritto in altre risposte.
Non c'è evidenza scientifica della utilità della papaya.
Cordiali saluti."
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56 - Il 25 marzo 2008 F.C. ha chiesto:
"Mia madre, 70 anni quest'anno, da 10 anni è affetta dal morbo di Parkinson.
In questi ultimi due anni la malattia è andata avanti molto velocemente e la situazione si è andata via via sempre più aggravando, oltre al problema di deambulazione si è aggiunto quello di tipo neurologico.
La grande difficoltà è per chi le sta vicino, non si riesce in nessun modo a farla ragionare, vuole uscire da sola (è già caduta più di una volta), mangia tutto il giorno (infatti è in enorme sovrappeso), spesso è confusa (specialmente la mattina) e le capita di vedere cose o persone che non esistono (allucinazioni), la notte non dorme (incubi e richiesta continua delle medicine) per non parlare delle "gambe" che per la maggior parte della giornata sono "bloccate".
Abbiamo, insieme al medico che la segue, cambiato terapia più volte, ma alla fine quest'ultimo ci ha consigliato il ricovero al fine di "rivedere" la terapia sotto stretto controllo medico.
Qui nasce il grande problema, lei ASSOLUTAMENTE non è d'accordo non vuole andare in ospedale. La domanda o il consiglio che vi chiedo è come riuscire a "gestire" tale necessità se il malato non vuole assolutamente collaborare.
Vi ringrazio anticipatamente, ed inoltre Vi chiedo se a Roma oltre alla betulla onlus (che opera solo in alcune zone) c'è un'altra associazione che può dare assistenza al malato ed alla famiglia (zona di residenza è Roma - Monteverde).
Grazie. Cordiali saluti"
  "Salve, non conosco bene le strutture assistenziali di Roma.
Lei parla di un periodo di difficoltà che si incontra frequentemente dopo parecchi anni di malattia di Parkinson allorchè le terapie faticano a contrastare l'avanzare del processo neurodegenerativo di deterioramento cerebrale.
Magari subentrano disturbi comportamentali, atteggiamenti oppositori, note di demenza, vari altri problemi legati all'invecchiamento e agli effetti delle medicine: insomma una grande difficoltà a gestire il proprio caro, difficoltà che anche le strutture sanitarie e il ricovero non riescono a risolvere.
Forse è bene riconoscere che la medicina ha i propri limiti e piuttosto farsi aiutare da chi ha esperienza dal punto di vista psicologico e conosce i problemi della stressante quotidianità dell'assistenza. Le associazioni dei pazienti, i gruppi di volontari, a
volte certe servizi pubblici operanti a domicilio, gli "amici" stessi possono esser vicini ed alleviare il gravoso compito di seguire questi malati impegnativi. Cordiali saluti."