Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(61 - 65; 20 aprile - 29 maggio 2008).
65 - Il 29 maggio 2008 G.B. ha chiesto:
"Egr. Prof. ho 46 e da due anni presento una rigidità nella parte sinistra del mio corpo.
Mi è stato diagnosticato il morbo di Parkinson.
Un neurologo mi ha prescritto Stalevo 100 e le chiedo se è un farmaco consigliato nei primi anni dell'insorgenza della malattia.
Dopo quanto tempo dovrei vedere benefici? Grazie."
  "Salve, in genere la prescrizione di Stalevo avviene negli stadi un po' avanzati della malattia di Parkinson, allorchè compaiono certi effetti collaterali della terapia.
La precisa indicazione è: trattamento dei pazienti con morbo di Parkinson che presentano fluttuazioni motorie giornaliere di "fine dose" che non sono stabilizzati con il trattamento a base di levodopa/inibitori della dopa decarbossilasi.
Stalevo è costituito da una combinazione fissa di levodopa, carbidopa ed entacapone. Levodopa è l'agente dopaminergico che si converte in dopamina a livello cerebrale mediante decarbossilazione, viene associato alla carbidopa (inibitore della dopa decarbossilasi) e ad entacapone (inibitore della catecol-O-metil transferasi -COMT) che ne modificano il metabolismo periferico, allo scopo di migliorarne la disponibilità a livello cerebrale (non esercitano alcuna attività terapeutica senza la levodopa).
La combinazione fissa comporta una semplificazione della terapia dei pazienti affetti da morbo di Parkinson allorchè i disturbi sono fluttuanti riducendo il numero di compresse da assumere.
Peraltro non è del tutto escluso, a mio parere, che il neurologo lo si possa usare anche negli stadi iniziali: in questo caso a rigor di legge il paziente dovrebbe pagare interamente il farmaco.
I benefici di questo farmaco dovrebbero esser presenti già da subito. Cordialità."
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64 - Il 19 maggio 2008 P.G. ha chiesto:
"73 anni, Parkinson diagnosticato maggio 2007 (stalevo secondo posologia suggerita da specialista).
il disagio (soprattutto psicologico) più importante in questo periodo è l'eccessiva sudorazione (anche tre episodi nella giornata) tali da doversi cambiare completamente.
Si può contrastare in qualche modo?
  "Salve, la iperidrosi (eccessiva sudorazione) fa parte dei disturbi del sistema vegetativo presenti nel morbo di Parkinson.
Solo raramente è di entità marcata e determinante handicap: non sono stati chiariti del tutto le cause ed il trattamento.
Forse il miglior trattamento è quello di un aggiustamento-aumento della terapia o farmaci che contengono o rendono più disponibile la dopamina (come lo stesso Stalevo). La levodopa d'altra parte può indurre una eccessiva sudorazione con crisi durante il periodo cosiddetto di wearing off, cioè nella fase di peggioramento dei sintomi per esaurimento della dopamina a ridosso di assumere la dose di farmaco.
Sembra proprio che la ipersudorazione sia correlata ai periodi di disfunzioni motorie e alla loro fluttuazione.
Non è una situazione facile da trattare ed è il caso tipico in cui si utilizzano associazioni di farmaci come lo Stalevo.
Ovviamente può servire evitare ambienti ed indumenti caldi e favorire l'evaporazione del sudore. Cordialità."
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63 - L'8 maggio 2008 D.S. ha chiesto:
"Salve Prof. Bassi,
Le scrivo perchè nell\'ottobre scorso in seguito ad una caduta, è stato riscontrato a mia mamma di 67 anni, un atteggiamento parksoniano.
Da allora è in cura col mirapexin, 1cp da 0,18 mg,2 volte al giorno, accompagnato da zoloft 50 mg, per i problemi di insonnia che aveva già da qualche tempo.
Non appena iniziata la cura sembrava rinata e molto più energica ora però a seguito di un intervento al braccio destro, per una lesione alla cuffia dei rotatori programmato già dallo scorso anno, è di nuovo tornata a lamentare insonnia e dolore, oltre che al braccio, anche alla gamba destra, dolori che sembravano, anche se non svaniti, ma molto attutiti dai farmaci.
Le chiedo se secondo Lei, può essere stato l'intervento avvenuto a febbraio a scombussolare quell'equilibrio che sembrava aver ritrovato o che sia la normale degenerazione della malattia."
  "Salve, da quanto riferisce (netto miglioramento con dopaminoagonista) si può pensare alla possibilità di malattia di Parkinson.
La quantità di farmaco (Mirapexin 018 per due) non è molto elevata ed è possibile che nel tempo sia risultata insufficiente a controllare il progredire del disturbo.
Frequentemente nella m. di Parkinson sono presenti dolori persistenti inspiegabili agli arti magari su di un alto.
Il ruolo dell'intervento (non importante) nello scompensare il quadro clinico appare a mio parere piuttosto limitato.
Consiglio di parlarne con il neurologo curante per un fare una diagnosi definitiva ed eventualmente aggiornare la terapia. Cordialità."
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62 - Il 29 aprile 2008 R.F. ha chiesto:
"Egregio Professore, mio padre, 74 anni di età, è un parkensoniano da circa 6 anni.
Sempre monitorato, ha tuttavia subito un repentino e grave peggioramento nell\'arco di 2-3 mesi.
Agli impacci motori sono altresì sopravvenute frequentissime, allucinazioni.
Possono avere, le allucinazioni, stretta connessione con il Parkinson?
Inoltre, occorre aggiungere, l'aggravarsi del Parkinson è stato contestuale all\'uso di medicinali per la prostata. Anche in questo caso, ci possono essere connessioni?
Ultima questione: è stato sconsigliato un intervento chirurgico, cosa può dirmi? Grazie."
  "Salve, dopo 6 anni di malattia è assai frequente che, in un paziente con m. di Parkinson, compaiano allucinazioni: questo soprattutto a causa della terapia (effetti collaterali) con derivati della levodopa.
Peraltro i farmaci per l'ipertrofia prostatica non hanno tipicamente consistenti effetti peggiorativi di tipo parkinsoniano.
Gli interventi chirurgici non sono sconsigliati in modo assoluto, piuttosto va valutato il fatto che possono a volte sbilanciare, ma transitoriamente, il delicato equilibrio di questi pazienti.
Cordialità."
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61 - Il 20 aprile 2008 L.G. ha chiesto:
"Gentile dottore, mia mamma di 88 anni è affetta da circa 5 anni dal morbo di Parkinson con disturbi iniziali prevalentemente motori, è stata curata col Mirapexin,prima a basso dosaggio poi aumentando nel tempo fino ad integrare col Sinemet. Le cose sono andate abbastanza bene negli anni tranne un progressivo problema di allucinazioni diurne e disturbi del sonno. In seguito questi ultimi curati con 5 gocce di Rivotril.
Da alcuni mesi dato che le allucinazioni diventavano sempre più importanti da compromettere la vita quotidiana le è stato repentinamente ridotto fino alla completa esclusione dalla terapia del Mirapexin e integrato altre dosi di Sinemet che attualmente è di 4 compresse di "Sinemet 100mg+25mg\".
Da questo momento è subentrato un disturbo di ansia molto forte con fenomeni di grande irrequietezza specialmente nel pomeriggio e poi la notte si sveglia ripetutamente con lo stimolo di urinare mentre il più delle volte non urina per niente (e a niente vale l\'uso dei panni perche comunque vuole alzarsi per paura di bagnare il letto).
Per l'ansia e la depressione subentrata dopo una terapia iniziale minima è attualmente curata con una compressa di Trittico la sera e un terzo la mattina e del Rivotril siamo passati ad 8 gocce la sera e 3 dopo pranzo.
Le cose però non migliorano tanto il giorno quanto la notte,è sempre molto irrequieta, sente un peso sul petto (a livello cardiaco non ci sono scompensi) e le manca l'aria, a volte è confusa e i problemi motori di deambulazione sono sempre più accentuati. Non sta mai sola ma dato che non può camminare non esce quasi mai.
Insomma vorrei che avesse una qualità di vita un pochino migliore ma con i farmaci che assume le cose vanno male ed ho anche timore che troppi psicofarmaci compromettano ulteriormente i problemi motori e la sua lucidità.
Grazie per gli eventuali consigli potrà darmi,la saluto cordialmente.
"
  "Salve, purtroppo non ho molti consigli da darle almeno dal punto di vista medico.
Credo che la terapia impostata e portata avanti sia sostanzialmente corretta.
Credo che per la durata della malattia, i farmaci assunti e per l'età, le manifestazioni comportamentali (agitazione irrequietezza, la depressione, difficoltà di gestione, allucinazioni) non possano esser contrastate facilmente.
Anche la terapia con sedativi (Trittico e Rivotril) ha la sua giustificazione, ma a volte si utilizzano dei neurolettici come il Risperdal o Seroquel o Zyprexa per la loro scarsa azione sedativa e la buona azione sulle manifestazioni psicotiche (allucinatorie).
Credo che in questa fase di difficoltà della malattia avanzata si debba
cercare l'aiuto di altre persone, familiari, volontari, associazioni di
pazienti, psicologhe, con cui discutere sulla gestione di tutti i giorni , valutando i problemi emotivi che ne conseguono, accettando i limiti che la malattia ci pone e facendo dei piani realistici di assistenza.
L'apporto prezioso dello specialista, che andrà consultato con regolarità e frequentemente, se necessario, non sempre riesce a
garantire quella buona qualità di vita che vorremmo. Cordialità."