Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(81 - 85; 17 maggio - 2 giugno 2009).
85 - Il 2 giugno 2009 F.M. ha chiesto:
"Mi potrebbe indicare alcuni Centri specializzai sul Parkinson nella nostra Provincia? Grazie."
  "Salve,
i Centri di diagnosi e cura per il morbo di Parkinson (o disturbi del movimento) di regola corrispondono in molti Ospedali ad un servizio con ambulatorio dedicato a questi disturbi che viene offerto da una Divisione o da Clinica universitaria neurologica.
Questi Centri possono aver dotazioni e servizi più o meno ampi: esser dotati di medici che si dedicano solo a tale patologia, avere un collegamento stretto con un Centro neurochirurgico per gli impianti di elettrodi nel cervello, psicologi di supporto, accordi con il reparto di
riabilitazione per trattamento di tal genere, posti letto per studiare e trattare i pazienti, fino a laboratori dove condurre ricerca.
Nella Provincia di Verona, e fortunatamente in molte provincie italiane, tutti i reparti neurologici degli Ospedali pubblici (nella varie asl e privati) e la Clinica universitaria di Verona hanno una struttura dedicata a questi pazienti, sempre di buon livello, con accesso gratuito.
Molte cordialità."
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84 - Il 1° giugno 2009 T. ha chiesto:
"Da un po di tempo a questa parte (circa 4/5 anni) ho un problema a concentrarmi, cioè mentre inizio a leggere dopo poche righe già il mio livello di attenzione è pari a 0 o meglio non riesco a rimanere concentrato su quello che leggo/faccio, anche su argomenti di mio forte interesse, inoltre non riesco a ricordare nulla di quello che ho letto. In altre parole non riesco a concentrarmi ed a ricordare. Non ho fatto nessuna terapia, sono andato dal medico curante ad esporre il problema ed in 15 secondi ha liquidato il problema come fattore di stress ( che non c'è) ovvero non mi ha preso sul serio. Andare da uno specialista privato non ne ho la possibilità economica. Cosa posso fare per risolvere il problema? Il mio attuale lavoro richiede una buona concentrazione e un'ottima memoria."
  "Salve,
molte e svariate sono le cause di mancanza di concentrazione e di problemi di memoria.
Senza però pensare a problemi neurologici seri, come i disturbi cognitivi, terrei presente che un forte stato di ansia e una certa depressione, magari con insonnia, possono dare gli stessi sintomi.
Negli ambulatori per le difficoltà della memoria (e malattia di Alzheimer) dell'anziano, vediamo infatti molte persone che giungono per una consulenza e per sottoporsi ai test europsicologici, proprio per un insieme di disturbi causati da alterazioni psicologiche, spesso legate a fattori stressanti.
Questi test sono molto utili perchè ci permettono di escludere malattie neurologiche importanti e possono confermare le problematiche psicologiche.
Da un po' di anni pressochè in ogni Asl e Ospedale c'è un Centro che tratta i disturbi della memoria e pratica questi test. Solitamente questi Centri afferiscono alla neurologia o geriatria o psichiatria. Credo quindi che possa ricevere una qualificata consulenza gratuita in una struttura pubblica (Ospedale) non lontano da casa sua. Probabilmente sarà tranquillizzato e..... trattato adeguatamente.
Molte cordialità."
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83 - Il 23 maggio 2009 G.S. ha chiesto:
"Carissimo professore, vorrei esporle il mio problema. A mia madre settantotenne, circa due anni, a seguito di problemi di deambulazione e instabilità, le è stata diagnosticata una sindrome parkinsoniana "senile".
Attualmente in cura con madopar 200 mg + 50 mg (compresse divisibili) - 1/4 per tre volte al giorno.
Premetto che mia madre era ipertesa, cardiopatica (prolasso della valvola mitralica e dell'aorta ascendente); per questi problemi prende alcuni medicinali (karvea 150 mg - diuremid - norvasc).
Il suo problema è stato sempre la pressione alta, anche se per i suoi problemi cardiaci la minima a volte è bassa.
Da un pò di giorni la sua pressione si è abbassata notevolmente (la massima arriva anche a 120) tanto da dover dimezzare le cure antiipertensive, e questo la fa sentire sempre senza forze.
Il grosso del problema è che quando prende la dose giornaliera di madopar soprattutto a metà giornata e la sera, dopo qualche ora, si sente malissimo a volte con mancamenti (accompagnati da tachicardia e affanno) talmente profondi che non può nemmeno chiedere aiuto; poi assumendo gli zuccheri man mano le passa.
Carissimo professore vorrei chiederle: secondo lei trattasi di ipotensione ortostatica dovuta all'aggravarsi della malattia o all'assunzione di madopar?
Per le persone anziane che devono prendere antiipertensivi e diuretici esiste un medicinale antiparkinsoniano che fa sentire discretamente bene l'ammalato e che non danneggi il cuore, non abbassi nè alzi la pressione?
Premetto che assolutamente non le sto chiedendo una cura on line, ma un confronto affinchè io possa capire se questo problema è legato all'assunzione del madopar.
La ringrazio anticipatamente per l'eventuale risposta."
  "Salve,
purtroppo il termine di sindrome parkinsoniana senile non è molto esplicativo.
Per sindromi parkinsoniane in genere si intendono tutte quelle forme che, pur con punti di contatto, non sono il vero Parkinson. Spesso l'efficacia della levodopa, il principale farmaco antiparkinson è usata per conferma della diagnosi di vero Parkinson: nei casi in cui non è efficace, si potrebbe provare a sospenderla (in accordo con lo specialista).
La levodopa (vedi Madopar) può dare diminuzione anche rilevante della pressione, per cui la terapia per l'ipertensione va rivista e corretta.
In più il Parkinson, e sopratutto alcune sue varianti (parkinsonismi plus) tendono a causare proprio pressione bassa.
E' piuttosto complicato curare l'ipertensione in paziente con Parkinson e parkinsonismi e dev'essere fatto con attenzione e l'aiuto di esperti.
Chiaramente riducendo un farmaco (madopar) a base di levodopa, potremmo avere meno problemi di ipotensione, ma dobbiamo dire che è difficile da sostituire. Non abbiamo a disposizione farmaci ideali, tuttofare, e dobbiamo adattare la terapia alla situazione particolare.
Molte cordialità."
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82 - Il 20 maggio 2009 R. ha chiesto:
"Salve. sono la figlia di un uomo di 72 anni che da circa 5 ha cominciato a presentare i primi sintomi del morbo di Parkinson.
La prima visita neurologica fatta circa due anni e mezzo fà, ha evidenziato l'inizio della patologia. Inizialmente si è presentata con tremore alla mano destra, tale tremore si è esteso poi al braccio e da qualche mese anche all'altro arto.
Attualmente noto anche una certa difficoltà nel camminare e una ridotta capacità di mantenere perfettamente l'equilibrio.
Premetto che mio padre lavora ancora e fà anche un lavoro abbastanza stressante e stancante dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista mentale è ancora molto attento e lucido.
La neurologa che lo segue gli ha fatto iniziare una cura con l-dopa che sinceramente non sembra lo stia aiutando molto.
Mio padre ha inoltre un leggero incremento della glicemia (assume antidiabetici orali) e una leggera insufficienza cardiaca (nulla di importante) ma sopratutto da una decina d'anni soffre d'insonnia e sporadicamente attacchi di panico.
Non è mai riuscito ad eseguire una tac o rmn (prescritte dalla neurologa) per colpa della claustrofobia.
Vorrei sapere di qualche Centro specializzato per fare un pò il punto della situazione visto che noto in lui una certa preoccupazione e un discreto disagio.
Lui abita a Napoli, io invece sono infermiera a Siena, ma qualunque Centro in Italia andrebbe bene. Grazie."
  "Salve,
purtroppo non conosco bene tutti i vari Centri locali specializzati nella cura dei pazienti parkinsoniani. In genere nelle grosse città, nelle Università e nei grandi Ospedali c'è un Centro o un ambulatorio dedicato alle malattie parkinsoniane (o disturbi del movimento) in grado di puntualizzare per bene diagnosi e terapia del caso.
Una ricerca su internet può aiutare a reperire questi Centri e conoscere dei dettagli utili.
Potrebbe provare con Google battendo semplicemente napoli e parkinson nella stringa di ricerca. Io ho letto notizie interessanti.
Per la claustrofobia nella esecuzione di risonanza m.n, ricordo che è un fenomeno relativamente frequente, a volte affrontato con una sedazione e una assistenza che si concorda con i radiologi, oppure approfittando di apparecchi cosiddetti "aperti" che non inducono paura.
L'esame tac dà meno problemi di questo genere, ma dà anche meno informazioni della risonanza.
Peraltro nei pazienti con Parkinson l'esame della tac o di risonanza cerebrale in genere non ha una strettissima indicazione.
Molte cordialità."
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81 - Il 17 maggio C.B. ha chiesto:
"Gentile Professore,
da circa sei mesi mio padre cinquanteseienne, iperteso ed in terapia da circa venti anni con antipertensivi ha notato un leggerissimo tremore alla mano destra, comparso proprio in relazione ad un periodo di forte stress. Avendo una certa familiarità con il Parkinson (sua madre era affetta da una forma piuttosto grave ed invalidante, comparsa in età giovanile), l'ho convinto a consultare un neurologo, esperto in materia.
Il neurologo ha prescritto una RMN encefalo che è risultata nella norma salvo per "piccole sporadiche lesioni cicatriziali post-ischemiche" che "si osservano nella materia bianca".
Il neurologo ha quindi escluso il Parkinson ed ha ravvisato una "probabilissima" causa vascolare (per il tremore), corrobarata dalla presenza di episodi ischemici: questo nonostante già la RMN evidenzi che i tronchi sovraortici presentano "pervietà". Il medico ha pertanto prescritto un eco-color-doppler ed un eco-cuore.
Ultimamente, però, è comparso un tremore bilaterale: quindi oltre alla mano destra, il tremore si è presentato (improvvisamente!!) anche alla sinistra.
In attesa di compiere gli accertamenti clinici succitati (eco-color-doppler ed eco-cuore), potrebbe darmi un parere, visto che sono molto preoccupato per questo improvviso tremore che si è esteso di colpo anche all'altro arto.
E' vero che il neurologo ipotizza un problema di tipo vascolare, vista anche la familiarità (sia suo padre che suo nonno sono deceduto per infarto acuto del miocardio) e l'ipertensione, ma il tremore si è esteso e per gli accertamenti clinici c'è ancora da attendere un mese! E' possibile una ingravescenza così rapida? Lei cosa ne pensa? Sono da escludere patologie serie o devo prepararmi al peggio? Il tremore è in qualche modo curabile, se anche gli altri esami clinici non evidenziassero particolari problemi?
La ringrazio sentitamente per la risposta."
  "Salve,
è frequente che la Risonanza cerebrale mostri immagini di aree considerate "ischemiche", sopratutto con l'avanzare degli anni, senza però un grande significato pratico ovvero "clinico". Importante comunque è la localizzazione di queste aree ischemiche.
Nel caso del padre, darei importanza al quadro clinico complessivo, come appare dopo una visita e la presa in carico dello specialista, per stabilire il tipo e la causa della forma parkinsoniana.
E' ancora molto discusso dai neurologi per la sua complessità il rapporto tra lesioni vascolari cerebrali e le forme di Parkinson.
La pervietà dei tronchi sovraaortici non ci dice molto sulla possibilità che il disturbo del movimento (Parkinson) sia causato da problemi vascolari più che da quelli degenerativi.
Un eco cardiaco è utile sopratutto per studiare se ci sono fattori che producono emboli dal cuore danneggiando il cervello, oltre che lo stato del cuore stesso.
I danni ischemici cerebrali vanno sicuramente approfonditi e trattati come state facendo: si devono ridurre tutti i fattori di rischio vascolare.
Sembrerebbe peraltro che il disturbo sia limitato, in stadio non avanzato: potrebbe esser sensibile (vedi il tremore) alle comuni terapie.
Si tratterebbe in fondo non di vero Parkinson ma di un parkinsonismo (vascolare), di prognosi a mio parere probabilmente migliore.
In questa ottica potrebbe stare abbastanza tranquilla.
Molte cordialità."